Un piccolo miracolo, un incantesimo di quelli che possono svilupparsi, e preservarsi, soltanto in provincia. Un gruppo di amici che si diverte a suonare, a organizzare concerti intimi in sala da pranzo e piccoli festival nel giardino di casa. Una comunità aperta, composta da musicisti con in dote una passione che - lo si percepisce immediatamente - non potrà mai tramontare. Persone con le quali trascorrere del tempo chiacchierando amabilmente davanti a un buon bicchiere di rosso, persone predestinate a incontrarsi e stare insieme. Andrea Marramà e Roberta D'Andrea, le due voci degli
A Minor Place, sono una solida coppia anche nella vita, con loro nel progetto ci sono Luciano Di Matteo alla batteria, Angelo Di Nicola alla chitarra ritmica e Francesca Malagrida che ci mette la voce e qualche arpeggio. Più diversi compagni di ventura, che contribuiscono all'operazione: Marta Malatesta canta in due tracce di "Songs Are Lying", Sergio Pomante ne ha seguito il missaggio, Davide Grotta ha catturato le registrazioni casalinghe, aggiungendo qualcosa qua e là. "Da casa nostra s'intravede il mare, a casa di Davide s'intravede il genio": queste le parole con le quali Marramà lo ringrazia per il prezioso lavoro svolto.
Quello degli A Minor Place - a tre anni dal rivelatorio "
It'll End In Smile" - si conferma un
sound gentile, un
songwriting educato, mai sopra le righe, con sopra ricamati intarsi di morbida serenità: quegli ascolti da domenica mattina mentre fuori l'autunno sta per trasmutarsi in inverno, e il cuore non cela il bisogno di trovare calore. A tratti le chitarre tendono a incresparsi, ma sempre con smisurata grazia, attraverso canzoni che sembrano uscire da un universo parallelo, da un'altra epoca. Le influenze sono ammesse dalla stessa band, in particolare
Pastels e
Belle & Sebastian, passando per le indimenticate produzioni marchiate
Sarah Records.
C'è tanta fragilità, in questi acquerelli indie-pop, malinconie che delineano atmosfere bucoliche di grande raffinatezza, un lavoro per molti versi simile a quello svolto dai
Black Tail (qui le immagini arrivano da Glasgow, là dall'America più
roots), che si contraddistingue in maniera netta e personale dal resto del panorama indipendente italiano. Una scrittura unica e difficilmente replicabile dalle nostre parti, dodici tracce che proseguono un percorso virtuoso, di grandissima sensibilità, che meriterebbe attenzioni ben più vaste.