KaySoul - Black Rose

2025 (Feedasoul)
house

A pensarci bene, la musica house è una cosa semplice, ma va “sentita” a pelle per poter trasmettere quel calore avvolgente e un po’ maestoso tipico del genere. C’è chi la prende molto sul serio, ma anche chi pratica un approccio romantico e rilassato, quasi prossimo allo zen, ed è qui che incontriamo il sudafricano KaySoul, prolifico dj e producer attivo da anni con una pletora di singoli e mix sparsi per la Rete - l’avevamo incontrato tempo fa nei ranghi del collettivo bristoliano Shall Not Fade con l’Ep “What Is Blackness?”. Mancava ancora un album propriamente inteso, lacuna colmata adesso da Feedasoul, portale indipendente di musica elettronica di base in Libano.
Una geografia fuori dai soliti giri, dunque, quel tanto che basta per fare di “Black Rose” un ascolto classico ma sottilmente eccentrico, sempre pronto a scattare di lato per non infilare necessariamente le solite coordinate della controparte americana, né piegarsi alle regole dell’amapiano che, per ovvie ragioni, spopola in Sudafrica. Un po’ deep nell’uso di pattern d’atmosfera, un po’ soulful grazie all’attenta selezione dei contributi di vocali, un po’ jazzato tramite scivolate sul piano elettrico, il lavoro non inventa niente di nuovo, ma gira che è un piacere.

Passano dunque in rassegna una serie di tracce morbide e pulsanti, caratterizate da una produzione asciutta e minimale ma mai vuota (“All Over Again”, arricchita dalla bella voce di Berenice Van Leer), poi finemente tornite da lascivi tratteggi lounge (“D.A.N.C.E.”, con una sorniona interpretazione della vocalist Tiece) o da esortanti legni africani (“Make It” col caratteristico timbro di OVEOUS che ciondola come Anderson .Paak). Altrove, par di incontrare il vecchio Herbert quando era ancora sposato con Dani Siciliano (“Mellotron”), o le assolate cavalcate house d’inizio millennio che Ananda Project escogitava con Gaelle (“Rising”, brano più classico del lotto grazie alla morbidissima ugola di Sykes).
Ma l’ascolto seduce anche nei momenti strumentali, grazie ai contributi del tastierista Steve Faets, che sia un lucente disegno tra bassi e piano jazz capace di mantenere assieme tensione ritmica ed eleganza french (“Bambino”), o in conversazione sopra beat seghettati e frettolosi (“Wake Up”). Non mancano brevi immersioni in bagni acid (lo stumentale “Odyssey”, quasi psichedelico nel suo dispiego di onde magnetiche) e delicatezze tech-house (la title track).

Che altro rimane da dire, dunque, su un ascolto finemente afrocentrico come “Black Rose”? Poco, se non ringraziare KaySoul per averci messo l’anima, sempre a modo suo, senza strombazzamenti né presenze sui palchi estivi più grossi del pianeta.
Anzi, l’ascolto termina i suoi cinquanta minuti di durata con un’imperscrutabile canzone in midtempo dalla forma libera e liquida (“Swanskin”), come a voler reiterare la volontà di un approccio fai-da-te rigorosamente lontano da ogni contatto radiofonico. Perché la house è capace di vivere in tutta tranquillità anche nelle retrovie più impensabili dell’industria discografica, basta appunto “sentirla”.

Tracklist

  1. All Over Again feat. Berenice Von Leer (Vocal Mix)
  2. Bambino feat. Steve Faets
  3. Wake Up feat. Steve Faets
  4. Make It feat. OVEOUS
  5. Black Rose
  6. Odyssey
  7. Mellotron feat. Steve Faets, Zeynep Erbay
  8. Rising feat. Steve Faets, Sykes
  9. D.A.N.C.E. feat. Tiece
  10. Swanskin feat. Mr Beale

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