Ministri - Aurora Popolare

2025 (Woodworm)
alt-rock

Nel dicembre del 2016 un tour celebrò il decimo compleanno del primo album dei Ministri, “I soldi sono finiti”. A dire il vero sembravano più di dieci anni, per quanto denso e ricco di soddisfazioni fu il percorso della band fino a quel momento, affermatasi rapidamente fra i nuovi riferimenti del circuito alt-rock italiano, grazie a una serie di lavori a presa rapida. Ora che è trascorso quasi un altro decennio, i Ministri sono cresciuti ulteriormente, sono diventati un’istituzione, un trio autorevole, esperto, amato, con un suono personale e riconoscibile, citato spesso come fonte d’ispirazione dai “rocker con la chitarra” della generazione successiva. Negli anni Venti l’obiettivo non è certo quello di adagiarsi sugli allori, come dimostrato dal travolgente Ep della pandemia “Cronaca nera e musica leggera”, uno dei lavori più “duri” mai inciso dal gruppo, e dal successivo album “Giuramenti”.
A distanza di oltre tre anni i Ministri confermano di avere un’urgenza da canalizzare, e lo fanno per mezzo di due singoli nervosi, fragorosi, “Buuum” e “Avvicinarsi alle casse”, nitroglicerina pura, pronta a deflagrare sotto i palchi dei prossimi concerti. Non si tratta di episodi isolati: dentro “Aurora Popolare” c’è almeno un’altra bomba ad orologeria, “Squali nella Bibbia”, accanto a episodi più delicati (“Terre promesse” la title track, “Cattivi i buoni”) e una narrazione sempre pronta a incresparsi (“Poveri noi”, “Astronomia e nostalgia”) con l'obiettivo di dar vita a potenziali nuovi inni (“Piangere al lavoro”, “Spaventi”), ideali tappeti sonori sui quali stendere inedite liriche da consegnare alla prova del tempo.

“Aurora Popolare” si presenta con le sembianze di un vero e proprio manifesto generazionale, la descrizione degli stati d’animo di chi oggi si avvicina al traguardo degli -anta. Giovani donne e giovani uomini divorati dalla disillusione, dilaniati da insuccessi e frustrazioni, senza più alcuna verità intatta, spettatori inermi della graduale disintegrazione dei propri sogni. Tutte le vite che ci si prometteva appaiono all’improvviso irraggiungibili (“Hai studiato per gioco”), mentre l’incertezza lavorativa e sociale costringe a fare i conti persino col desiderio di maternità (“Mica lo sanno/ Dove trovano il coraggio per fare un figlio”).
Dal punto di vista musicale, il carico di esasperazione monta in maniera esemplare durante lo svolgimento dell’opening di “Buuum”, chiusa nel giro di meno di tre minuti da uno stop & go che ricorda “No One Knows”.

A questa spiacevole sensazione di irrimediabile sconfitta, si aggiungono le preoccupazioni per l’instabilità politica e militare che sta affliggendo il pianeta (“Ti vendono la pace/ Mentre comprano una guerra”): troppi conflitti appaiono di difficile risoluzione, lasciando emergere la fragilità dei sistemi che dovrebbero proteggerci (“Oggi le truppe non hanno nessun passo”). I Ministri hanno la scorza dura e anche questa volta son pronti a indossare le giacche napoleoniche per affrontare una nuova battaglia, ma verso l'orizzonte scrutano soltanto l’eterna attesa di una protesta forte che non arriva mai, di una rivolta qualunque che resta sempre troppo blanda (“Ci sarà altra vernice sopra i monumenti”), di una scintilla che possa scuotere dal torpore borghese.
La tanto auspicata Aurora Popolare non si concretizza, illuminata da una luce che non c'è stata e forse non ci sarà mai: a vincere, come spesso accade, è chi riesce a far credere che esiste un disegno perfetto (“Ti dicono è importante che trovi la tua voce/ Basta che poi dica solo le nostre parole”).
Ci si rifugia negli acquisti compulsivi, nella morsa dell’effimero (“Avete comprato tutto/ E siete ancora tristi”), costretti però a centellinare stipendi da precari (“Ridimensionare la luna di miele/ La cena di Natale”), mentre lo speaker del supermercato chiede di avvicinarsi alle casse (che in questo caso non sono quelle del palco) per saldare il contenuto del carrello della spesa: se la situazione è questa, qualcosa deve non aver funzionato nei moderni sistemi politico-economici.

“Aurora Popolare” contiene lampi di piccole quotidianità, comuni a molti, fissati per sempre su carta da chi sa come scattare una fotografia (“E piove sui pannelli solari/ Sulle sigarette in mezzo ai binari”), in uno stile che non lascia mai dubbi: sin dai primi versi è evidente che ci troviamo dentro un disco dei Ministri (“Mostri grandi come grattacieli/ Fanno a pezzi grattacieli/ Grandi come mostri”). Un album che funziona sia nei momenti esplosivi sia in quelli intimamente acustici, sia quando gli arrangiamenti si fanno rigogliosi (l’ingresso dei fiati nella seconda metà di “Squali nella Bibbia”) sia quando in “Astronomia e nostalgia” ci scappa l’omaggio al Neil Young di “Hey Hey, My My”.

Tracklist

  1. Buuum
  2. Piangere al lavoro
  3. Spaventi
  4. Poveri noi
  5. Terre promesse
  6. Aurora popolare
  7. Avvicinarsi alle casse
  8. Astronomia e nostalgia
  9. Squali nella Bibbia
  10. Cattivi i buoni






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