Una battuta d'arresto creata dalla mancanza di stimoli, dalla necessità di trovare nuova linfa. Poi una scintilla che innesca la voglia di ripartire. E dopo uno stop creativo lungo, ecco Ryan Lee West alle prese con un nuovo giro di giostra che giunge a ben tre anni da "
Now Is". Come sempre elettronica ad alta definizione, pensata e disegnata stavolta come se a eseguire il tutto fosse una
rock band. Manca una idea forte alla base dell'album, una sovrastruttura che ne guidi lo sviluppo, e la cosa non è necessariamente un male. L'immaginario
Rival Consoles è più libero che mai e pesca molti input dall'archivio, da frammenti di idee lasciati a sedimentare fin quasi all'oblio, provando ad allontanarsi dalle certezze e dal
comfort del lavoro in studio.
Due su tutti sono stati fondamentali per avviare "Landscape From Memory". La luminescenza ariosa dei synth della
title track, della quale lo stesso West dice "credo che dal primo momento in cui ho creato la progressione di accordi iniziale, qualcosa mi abbia colpito a livello emotivo. Era da tanto tempo che non provavo nulla del genere". E poi l'intreccio ritmico/melodico accattivante di "Catherine", dubstep propulsivo e privo delle ombre postmoderne di un
Burial, dedicata alla compagna di vita che ne ha colto e sottolineato il valore.
In mezzo c'è poi tutto l'artigianato del nostro, sfoggiato con la ben nota abilità di appropriarsi e intersecare generi e sottogeneri, coniugando alla perfezione digitale e acustico ("In Reverse", "Gaivotas") e sperimentando con tecniche di registrazione tutt'altro che ortodosse ("Coda").
Non sempre la qualità del
sound design sopperisce all'assenza dell'artificio spiazzante di cui West ha spesso dato prova, finendo per arenarsi in soluzioni piene di rimandi un po' troppo scontati ("Drum Song", "Known Shape", "Jupiter"), ma riesce al contempo a spingersi verso orizzonti atmosferici efficaci.
L'ambient glitch di "Soft Gradient Beckons", le ombre malinconiche di "Nocturne" e di "Tape Loop" sono tasselli significativi in un lavoro nel complesso forse fin troppo sfaccettato. Tanto mestiere e una buona dose di sentimento sono la ricetta con cui alla fine il nono capitolo
Rival Consolesfinisce per funzionare bene, al netto di qualche sbavatura, perché in fondo la voglia di tornare a divertirsi a volte riesce a prevalere su tutto il resto. Avercene.