Polar Inertia - Pi

2026 (Mama Told Ya)
deep-techno, industrial

Ascoltare "Pi" significa immergersi in un ecosistema di elettronica impervia: come se la fine dei tempi emergesse non tra le fiamme di un inferno asfissiante, ma da un mondo a cento gradi sottozero. Pubblicato su Mama Told Ya come cofanetto limitato di tre vinili con undici tracce, un libro di frammenti e una stampa originale, questo è il quinto e ultimo capitolo di una saga iniziata quindici anni fa. I dischi di Polar Inertia adottano una struttura ricorrente: digressioni techno di abissale fattura e escursioni dark ambient colme di inquietudini, dove droni monolitici offrono una fredda dimora a uno spoken word ostile.

È un compito che spetta alla title-track, che apre le danze con il gelo cosmico prima che "Frame Dragging" scateni l'apocalisse, risultando perfino più penetrante di quanto il progetto avesse mai osato. "Frame Dragging" spalanca i cancelli di un baratro glaciale, dove l'ultravelocità a 190 bpm si sposa con sibili mordenti e lo scenario futuristico di un mondo condannato all'oblio. Dodici minuti, e le successive non sono da meno: con una media di nove minuti a traccia, il progetto sfoggia tutto il suo arsenale. Non parliamo dell'hardgroove techno di Ben Sims, né della scena psichedelica di Loek Frey, dove il cyber-tribalismo di una civiltà antica prende forma da un retaggio free party.

Parliamo della corrente industrial techno anni Dieci dei Sandwell District di Regis e Function, portata a un livello ulteriore di angoscia e oppressione. "Floating Memory" si snoda per undici minuti in un flusso di reminiscenze glaciali, mentre "Unfolding Elsewhere" costruisce la sua tensione su strati di frequenze che si disintegrano lentamente. Il risultato è intenso e chiama snodi ambient a fare da contrappeso, anche se solo sulla carta più quieti: "Intimate Immensity" e "Silent Motion" mantengono la stessa pressione sotterranea, mentre "Sea Of Data" e l'iperveloce "t_Pkyo" mostrano una qualità del suono da maestro elettroacustico.

"Hava |∞" si snoda senza tregua per diciassette minuti, con lampi sonori che si abbattono su un impianto di basse frequenze capace di far perdere il senso di sé. Come Mike Parker ha impresso la propria firma nel panorama minimal techno rendendo ogni brano immediatamente riconoscibile, Polar Inertia ha ottenuto risultati altrettanto evidenti nei canoni del club industriale. "Pi" è il suono di una linea temporale alternativa, dove la tragedia viene compressa e dilatata in un universo cinereo e inospitale: non un addio, ma uno stato, il momento in cui il movimento continua anche quando il mondo tace.

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