Tyler Ballgame - For The First Time, Again

2026 (Rough Trade)
folk-pop, songwriter
Ci sono dischi che raccontano una storia, un vissuto che a volte risulta perfino più interessante del prodotto stesso. Non sorprende pertanto che le discordanti reazioni critiche che hanno anticipato la pubblicazione dell'esordio di Tyler Ballgame vadano decisamente in questo senso, sollecitando la curiosità e l'apprezzamento più sulle premesse che sul risultato discografico, ma non tutto è come sembra.

La storia di Tyler Perry è quella di un ragazzo dotato di un talento vocale fuori dalla norma che, pur trovando supporto tra gli amici e i conoscenti non ce l'ha fatta, o almeno non ce l'ha fatta fino a quando la pandemia lo ha trascinato verso la depressione e verso una scelta drastica: trasferirsi da Rhode Island a Los Angeles per un posto di lavoro.
Per fortuna Tyler ha colto l'occasione per suonare in bar, mercati delle pulci e altri luoghi ameni, intercettando prima i favori del pubblico e in seguito l'interesse di promoter di concerti. Ma il primo vero passo verso la fama è stato l'incontro con Jonathan Rado (Foxygen, The Lemon Twigs), che lo ha convinto ad affrontare la non semplice genesi di "For The First Time, Again", esordio che funge da test delle reali capacità dell'autore e cantante americano.

Tyler Ballgame si è fatto notare soprattutto per l'abilità vocale, spesso comparata a quella di Roy Orbison ed Elvis Presley (si ascoltino "Goodbye My Love" e "Sing How I Feel"), affinità che l'incisione analogica e la produzione di Jonathan Rado esasperano fino a confondere leggermente le acque.
L'esordio del giovane cantautore americano è perennemente in bilico tra genio e sregolatezza. Per alcuni, manca quell'aurea maledetta che tanto piace ai critici fan dell'indie-rock e la scrittura ricalca più Harry Nilsson, Paul McCartney o Randy Newman, nello stesso tempo scontenta chi sperava in uno slancio più da cult artist (alla Jeff Buckley o Mac DeMarco per intenderci).
Cosa resta è complesso da definire in poche parole: la scrittura è un insieme di citazioni che crea a volte perplessità (il celtic pop-soul di "Matter Of Taste"), ma che spesso incanta e seduce con un mix di surrealismo e disincanto che manca a molti cantautori contemporanei (la splendida "Got A New Car").

La verità è che Tyler Ballgame ha decisamente talento. Innegabilmente l'eccentrica e naif "Ooh" e il funky giocoso di "I Believe In Love" hanno la grazia e la genialità del pop anni 60, ed è ovvio che il musicista americano voglia confrontarsi con i propri numi tutelari: quindi ben vengano i Beatles ("You're Not My Baby Tonight"), Roy Orbison con tutti gli eccessi vocali del caso (la title track) ed Elton John ("I Know"). Ma sarebbe un errore voler racchiudere la personalità dell'autore in un semplice insieme di influenze e suggestioni passate. Canzoni evocative e malinconicamente poetiche come "Deepest Blue" (che tradisce leggeri effluvi glam) e la vibrante "Waiting So Long" (dove gli echi di Randy Newman e Harry Nillson sono più evidenti) sono due potenziali brani di successo che attendono solo di far parte di film o di una serie tv per poter esplodere.
Con un pizzico di ruffianeria e scaltrezza in più "For The First Time, Again" poteva ambire a rivelazione dell'anno, ma per Tyler Ballgame questo è solo il primo tassello di un puzzle ancora incompleto e non necessariamente perfetto, reso ancor più intrigante dalle tante vicende che hanno preceduto l'esordio del musicista, spunti per un potenziale topic - le reazioni alla prima esibizione a Londra, i problemi di droga e depressione, la redenzione spirituale e la dieta obbligata - fattori che hanno alimentato l'attesa per un disco che vive di contraddizioni e contrasti, ma è proprio per questa ragione che convince e appassiona.

Tyler Perry ha sostenuto in più occasioni che ritiene il nome Ballgame come un artificio quasi teatrale, ed è quindi naturale che in alcune fasi si avverta una sensazione di pura messa in scena, compreso il rumore di fondo che aggiunge un ulteriore tocco vintage, la ricostruzione degli anni 60 e 70 è senza dubbio frutto di consapevolezza e di profonda conoscenza delle accezioni pionieristiche di quegli artisti che hanno rivoluzionato il concetto di pop music. Forse la consacrazione del musicista statunitense è rimandata alle future opere discografiche, ma nel frattempo "For The First Time, Again" è l'album-cult che nessuno si aspettava, un disco nato non per essere amato incondizionatamente ma per porre l'ascoltatore di fronte a una scelta. Per me è un sì.

Tracklist

  1. For The First Time, Again
  2. I Believe In Love
  3. You're Not My Baby Tonight
  4. Matter Of Taste
  5. Sing How I Feel
  6. Goodbye My Love
  7. Got A New Car
  8. Ooh
  9. Down So Bad
  10. I Know
  11. Deepest Blue
  12. Waiting So Long






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