
Con centinaia di nuove uscite ogni settimana, diventa sempre più difficile decidere cosa ascoltare e cosa invece sacrificare.
Questa nuova rubrica di OndaRock vi accompagnerà ogni giovedì con lo scopo di aiutarvi a scegliere quali onde cavalcare nel mare di dischi in uscita il giorno dopo.
Steven Wilson – Requiem For A Village (dark folk, progressive rock) – Dopo le incursioni nel pop d’arte, Wilson si getta nel dark folk con un concept tra il sinistro e il nostalgico, ambientato in un villaggio immaginario da cui non si può fuggire. Sono cinquantaquattro minuti senza interruzioni, con la voce narrante di David Tennant e la collaborazione di Andy Partridge degli XTC. Le premesse evocano il gusto Seventies di Comus e soci: per i fan del prog classico potrebbe essere la sua uscita più stimolante da tempo. OndaRock l’ha già ascoltato in anteprima a Roma.
Django Django – Doveland (art pop, psych-pop) – Con l’alternative dance di “Off Planet” il quartetto londinese aveva lasciato con l’amaro in bocca molti fan del suo suono immaginifico e stralunato. Il sesto album è stato scritto tra le Highlands scozzesi e il Messico e annuncia un ritorno a sonorità acustiche e distese. Anche qui c’è un villaggio immaginario a fare da collante: quello al centro di una leggenda metropolitana nata in rete, incentrata su una cittadina del Wisconsin presuntamente svanita nel nulla.
Âme – Love Is The Dance (deep house, elettronica) – Il duo tedesco formato da Frank Wiedemann e Kristian Beyer festeggia i 20 anni pubblicando un nuovo album dal titolo emblematico, Love Is The Dance. Un viaggio musicale in 13 tracce che attraversa deep house, elettronica e sonorità sperimentali. Restate sintonizzati.
Alcalà Norte – Dejémoslo como estaba (post-punk) – Dopo un primo disco omonimo che ne ha fatto l’indiscussa next big thing alternativa spagnola, i madrileni ritornano con un nuovo lavoro, che stando ai tre singoli, si preannuncia epico e brillante, con i suoni post-punk al servizio di liriche surreali, irriverenti e a loro modo forbite.
Shygirl – Swallow! (UK bass, alternative r&b) – Dopo un esordio votato completamente al clubbing e alla musica elettronica, per il suo ritorno la producer londinese ha annunciato sonorità più soft e un approccio cantautorale fine al racconto della scoperta dell’amore e del romanticismo. Sarà una svolta riuscita o la musica di Shygirl perderà di mordente?
Prong – Prong (groove metal, alternative metal) – I pionieri newyorkesi del groove metal sono sulle scene da circa quaranta anni, eppure questo nuovo quattordicesimo disco indica la volontà di un nuovo inizio. E’ il loro primo disco omonimo, ma anche il primo per una major metal come Napalm Death. Anche se non sarà una vera rinascita, a sentire i singoli c’è da star sicuri che la furia crossover della band non è estinta.
Ciaràn – Róisín (alternative r&b, glitch, elettronica) – Il primo disco solista di Bearface dei Brokhampton, da questo momento Ciaràn e temporaneamente di casa presso la prestigiosa Ninja Tune, è stato anticipato da ben 4 singoli sensuali e striscianti, all’insegna dell’elettronica più soffusa, con i santini di Blood Orange e James Blake nel cruscotto. Potrebbe trattarsi di uno dei dischi dell’anno del settore.
Royal Blood – Dead Company (hard rock, indie-rock) – Per il suo quinto disco in studio, il rumoroso duo britannino ha promesso un ritorno alle sue origini e un approccio anti-produttivo, che li ha visti entrare in studio senza troppi piani e affidandosi all’istinto e al DIY. Già pubblicate, le prime tre tracce del disco promettono fuoco e fiamme.
The Church – Lacuna (neo-psychedelia, dream pop) – Ben diciassette brani nell’album numero ventotto degli alfieri neo-spcichedelici australiani. I temi anticipati vanno dai ricordi d’infanzia ai sogni western, a giudicare dai quattro singoli lo stato di salute della band sembra buono. Non ci resta che ascoltare i restanti tredici pezzi.
Cult Of Luna – In The Shadow Of Your Shadow (post-metal) – Dopo quasi trent’anni si sa cosa aspettarsi dalla band di Umeå: architetture possenti e braci a lenta combustione, nella scia di Neurosis e Isis. Il decimo album dura settantun minuti e tre brani superano gli undici. Secondo Johannes Persson il disco esplora parti di sé che riemergono a tradimento, in un clima segnato da traumi e dolori personali. Tra gli ospiti, Joe Duplantier dei Gojira in “Sadness Will Reign” e David Eugene Edwards di 16 Horsepower e Wovenhand in “One More Day”.
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