Rock in Onda

Blondie

Quando il rock entrò in discoteca

di Claudio Fabretti
I Blondie sono i protagonisti della nuova puntata di Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 sulle web-frequenze di Radio Città Aperta (www.radiocittaperta.it).
I newyorkesi Blondie sono stati il gruppo di maggior successo della prima ondata punk e wave. Hanno gettato un ponte tra l'esuberanza della black music e l'irruenza del punk, la sensualità del funk e l'umore distaccato della new wave, creando un modello che si è rivelato molto influente. Al centro di tutto la figura di Debbie Harry, inarrivabile icona di bellezza e stile.

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Blondie

Dalle influenze spectoriane, rilette con vigore punk, degli esordi al pop da stato dell'arte delle opere più mature, il cammino dei Blondie è sempre stato alla ricerca della perfetta formula pop-rock. Melodie accattivanti, ritmi trascinanti e ritornelli killer sono riscontrabili pressoché in tutti i lavori della band newyorkese. Ma i Blondie non si sono certo limitati a scrivere pezzi frizzanti e contagiosi: hanno portato al primo posto delle classifiche mondiali brani innovativi e dalla struttura insolita come "Heart Of Glass", "Atomic" o "Rapture", che mischiavano il rock con le più svariate forme di black music (disco, funk, reggae, persino rap). Queste contaminazioni, questa instancabile smania di esplorare qualsiasi cosa hanno contribuito a rendere Debbie Harry, Chris Stein, Clem Burke & C. tra i più credibili messaggeri urbani della loro amata città: New York City. Poche altre band infatti possono vantare un rapporto così stretto con il proprio luogo di provenienza. I Blondie rimangono ancora oggi un vivido esempio di contaminazione newyorkese, basti pensare all'impatto avuto da un brano epocale come "Rapture", un ibrido di funk, disco, rap, jazz, rock e chi più ne ha più ne metta, che per primo ha portato l'hip-hop verso un audience bianco. Nel video girato per la stessa "Rapture" si possono riconoscere artisti non convenzionali del calibro di Fab 5 Freddy, Lee Quiñones e un giovanissimo Jean-Michel Basquiat, a testimonianza del fatto che – anche nel loro periodo di massima popolarità – i Blondie non avessero rinunciato a incorporare nella loro musica ogni influsso, ogni suono, ogni tendenza di strada, senza nessuna distinzione tra cultura alta e bassa, senza alcun pregiudizio razziale. Così come erano stati tra i primi a utilizzare i sintetizzatori, unendo l'elettronica agli strumenti tradizionali (emblematico il caso di "Heart Of Glass", disco-music d'alta classe che fa coesistere i vocalizzi sensuali della Harry con esuberanti tastiere proto synth-pop, in un tripudio di tempi dispari ballato in tutto il mondo). Pur senza mai rinunciare a una sensibilità pop di fondo, i Blondie hanno indicato una nuova strada da seguire, introducendo idee radicali nella musica mainstream e facendo conoscere per primi al pubblico di Top of the Pops quella New York underground dalla quale erano così orgogliosi di provenire.
Proprio il fatto di essere una band sfuggente a catalogazioni nette ne testimonia ulteriormente la grandezza. Grazie all'apertura mentale della coppia Harry-Stein, i Blondie assimilavano rapidamente le influenze più disparate, per poi metterle tutte insieme. Nella loro proposta musicale c'era quindi spazio per la new wave, per il punk, per il power pop, per il garage rock, per la disco-music, per il reggae, per l'hip-hop. Lottavano contro i preconcetti musicali, spinti da una buona dose di incoscienza e da una totale indifferenza alle critiche. Fin dai primi tempi, del resto, i Blondie fornivano una prospettiva diversa della scena punk di NYC, erano percepiti come un'anomalia all'interno del Cbgb, una sorta di scheggia impazzita, resa celebre più che altro per la rivalita tra Debbie Hrry e Patti Smith (seppur non mancassero, comunque, alcuni punti di contatto coi Ramones e coi Talking Heads). Tuttavia, nonostante i Blondie siano stati un anello di congiunzione decisivo tra due epoche, una delle band che meglio hanno caratterizzato il passaggio dagli anni 70 agli anni 80, e nonostante il loro look e il loro sound siano stati ampiamente imitati in seguito, non sempre è stata riconosciuta la loro importanza storica. La critica, soprattutto quella più snob e intellettuale, e in particolar modo quella italiana, in passato ha spesso sottostimato i Blondie, colpevoli sostanzialmente di essere "troppo pop" (manco fosse un peccato mortale) e di sfruttare oltre il lecito l'immagine di Debbie Harry; inoltre, per alcuni oltranzisti, i Blondie sono anche quelli che si sono sputtanati con la disco. La maggior parte delle analisi dell'epoca erano contraddistinte da un cinismo irritante nei confronti della band e della figura di Debbie, ma anche in tempi più recenti è capitato di vedere i Blondie superficialmente inseriti da alcuni addetti ai lavori nel versante più disimpegnato e frivolo della new wave. Il lato edonistico dei Blondie appare evidente, così come non si può negare che la bellezza della vocalist abbia in parte contribuito al successo del gruppo (nuocendo però, allo stesso modo, alla loro reputazione strettamente musicale), ma si tratta di semplici ingredienti all'interno di una pietanza ben più ricca e varia, che non va per questo motivo sminuita o presa poco sul serio. (Dalla monografia di Alberto Farinone)


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Playlist
Scaletta del programma
  
 
1 X Offender
2 In The Sun
3 Rip To Her Shreds
4 Denis
5 (I'm Always Touched By Your) Presence, Dear
6 Hanging On The Telephone
7 One Way Or Another
8 Picture This
9 Heart Of Glass
10 Dreaming
11 Atomic
12 Union City Blue
13 Call Me
14 Rapture
15 War Child
16 Free To Fall (Debbie Harry)
17 Well Did You Evah! (Debbie Harry & Iggy Pop)
18 Maria
19 Good Boys
20 What I Heard
21 Fun

Base strumentale: Heart Of Glass (Instrumental version)

 

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