Quando i Sonic Youth resero omaggio a Madonna e ai suoi esordi punk

16-04-2026

I paladini integerrimi del rock alternativo e la Material Girl per antonomasia del pop. Cosa può unire i Sonic Youth e Madonna? Apparentemente nulla, penserebbero in molti. Altri, più informati, potrebbero però citare l’ineffabile incarnazione pop della Giioventù Sonica, il gruppo-parodia Ciccone Youth, creato nel 1988 su iniziativa di Thurston Moore e Kim Gordon. Si trattava di un side-project del gruppo newyorkese nato per soddisfare un interesse crescente per la musica pop e, in particolare, una passione autoironica per la giovane popstar di nome Madonna Louise Ciccone. A quel progetto presero parte anche Mike Watt, bassista dei Minutemen e dei Firehose, J Mascis, leader dei Dinosaur Jr. e Greg Ginn, fondatore della punk-band Black Flag. Tutto si risolse in un solo disco, intitolato “The Whitey Album” (1988), tutt’altro che pop: tra i suoi solchi, infatti, si può cogliere una spiccata attitudine sperimentale, votata alla manipolazione sonora e al noise. Edito in distribuzione limitata, sarebbe divenuto un oggetto di culto per collezionisti, fino alla ristampa del 2006 ad opera della Geffen.

In pochi, però, sono a conoscenza dei legami sotterranei che, all’ombra della Grande Mela, accomunavano gli alfieri della “Daydream Nation” alt-rock alla popstar di “Like A Virgin”, come ricordato dalla rivista Far Out. Madonna, infatti, aveva mosso i primi passi musicali stabilendosi nell’East Village nel pieno della rivoluzione punk newyorkese, con gruppi come Ramones e Blondie all’apice della loro parabola, mentre il sottobosco sovversivo della no wave iniziava appena a infiltrarsi nella scena. Inoltre, la giovane Ciccone frequentava ambienti artistici alternativi che orbitavano attorno a Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Inevitabilmente, quel clima la influenzò, benché fosse arrivata nella Grande Mela con l’ambizione di diventare ballerina. Insieme al suo allora compagno Dan Gilroy, Madonna finì persino per fondare il gruppo new wave Breakfast Club, prima di creare una propria band, gli Emmy and the Emmys, e avviare pochi anni dopo la carriera solista che l’avrebbe consacrata nel pop.
Erano, insomma, gli stessi circuiti in cui si muoveva la giovane formazione guidata da Thurston Moore, che non rimase indifferente al personaggio-Madonna neppure dopo la sua consacrazione mainstream. "Nessuno conosce davvero quella parte della sua storia - dichiarerà Moore al Guardian nel 2018, riferendosi ai primi legami di Madonna con la scena no wave da cui sarebbero poi emersi gli stessi Sonic Youth - Faceva parte di una band no wave precedente agli Swans. C’è tutta una storia intrecciata a New York tra Madonna e la scena no wave".

Così Moore e Kim Gordon iniziarono a esibirsi indossando magliette dedicate alla cantante. Un gesto che poteva sembrare provocatorio, quasi una caricatura rivolta al proprio pubblico più ortodosso, ma che in realtà rifletteva un interesse autentico. E alla metà degli anni Ottanta, mentre Madonna continuava a consolidare il proprio successo, i Sonic Youth – tra i protagonisti più rappresentativi dell’eredità no wave – decisero di rendere omaggio a quegli inizi inattesi, adottando l’alias Ciccone Youth, dal cognome anagrafico della cantante.
Il primo esito concreto di questa curiosa “fascinazione” giungerà nel 1986 con il 7" "Burnin’ Up", contenente due reinterpretazioni di brani di Madonna. La title track, affidata alla voce di Mike Watt, smonta l’originale attraverso una resa essenziale e abrasiva: chitarre ridotte all’osso, batteria incalzante e un canto gutturale che cancellava ogni traccia della patina pop originaria.
Sul lato B, i pochi secondi di "Tuff Titty Rap" introducono "Into The Groovey", una versione spoglia e nevrotica della grande hit "Into The Groove". Moore la interpreta con distacco apparente, immerso in un tessuto di chitarre taglienti e linee di basso tese, fino a un finale in cui affiora, quasi come un fantasma pop, la voce filtrata della stessa Madonna. Metà omaggio e metà satira, rallentata e volutamente dissonante, "Into The Groovey" rappresentava una deviazione rispetto al suono abituale dei Sonic Youth, ma venne ripagata da risultati di vendita insolitamente elevati. Pur senza aspirare a competere con l’originale, divenne infatti un inaspettato brano da dancefloor verso la fine degli anni Ottanta, mettendo in connessione le radici no wave di Madonna con la sua affermazione pop successiva.



Ma l’allegra brigata Ciccone Youth ci prenderà gusto, fino a sfornare un intero Lp, beatlesianamente intitolato “The Whitey Album”, griffato in copertina proprio da un’immagine ingrandita del volto di Madonna, utilizzata con il consenso diretto della cantante, che ricordava i membri dei Sonic Youth dai tempi del Danceteria di New York, crocevia della scena artistica e musicale del periodo.
Oltre ai brani già pubblicati, il disco raccoglie una serie di episodi eterogenei e volutamente eccentrici. Tra questi spicca la rilettura di "Addicted To Love" di Robert Palmer, trasformata in un bizzarro esperimento multimediale, con la base fedele all’originale e la componente vocale registrata in una cabina karaoke, usata anche per il relativo video amatoriale, in cui un’imbronciata Kim Gordon balla appoggiata a una chitarra, quasi a fare il verso alle modelle del videoclip originario.
I Sonic Youth sfruttarono il progetto anche per rileggere in parte il proprio repertorio. In "The Whitey Album" compare infatti una nuova versione di "Making The Nature Scene", già presente nel debutto del 1983: se la prima incarnazione era dominata da un impianto no wave abrasivo, qui Gordon introduce elementi vocali inaspettati, arrivando a un’inedita declinazione quasi rap.

Nel complesso, il progetto Ciccone Youth rivelava una direzione precisa: giocare con le tecnologie e i linguaggi dell’epoca – drum machine, campionamenti, estetiche pop – per costruire un ibrido volutamente instabile e sperimentale. Un lavoro eccentrico, irregolare, a lungo sottovalutato, ma capace di mettere in dialogo due mondi solo apparentemente inconciliabili.

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