12/7/2003

Radiohead

Piazza Castello, Ferrara


di Dario Ingiusto
Radiohead

Nella magnifica cornice di Piazza Castello a Ferrara, in una calda serata di luglio prende vita l’ultimo dei cinque concerti tenuti dai Radiohead in Italia. Un tour attesissimo, che da tre date è stato spostato a cinque, per diffondere anche da noi le note estasianti di “Hail to the thief”, ultimo lavoro dei cinque di Oxford.
A precedere l’esibizione, i Low, che fanno la loro ottima figura, nonostante l’amplificazione sia pressoché nulla (bastava che parlasse qualcuno e la musica non si sentiva). I fan dei Radiohead sono divisi sul comportamento da adottare nei confronti di questo gruppo spalla: molti sono interessati e ascoltano drizzando le orecchie, mentre altri riservano lo stesso (indegno) comportamento che si riserva di solito ai gruppi-spalla, fischiando i quattro musicisti (il cantante manderà anche a quel paese gli scalmanati in prima fila). Comunque sia, l’esibizione dei Low riesce a coinvolgere i 5000 presenti (e paganti!), soprattutto grazie al trascinante riff di “Canada”. Molti i brani tratti da “Trust”, l’ultimo lavoro della formazione americana.

Dopo 40 minuti, l’esibizione dei Low termina, tra molti applausi e qualche fischio: tutti aspettano i Radiohead. L’attesa si fa spasmodica, e alle 21.15 appaiono, tutti insieme, gli alfieri di Thom Yorke: le suggestive percussioni dei due chitarristi, Ed O’Brian e Johnny Greenwood introducono “There there”, primo singolo tratto da “Hail To The Thief”, un pezzo dal sapore esotico che sfocia attraverso la magnifica voce di Yorke in una ballad rock sulla quale Ferrara si esalta. Ma è su “2+2="5”" che i Radiohead mostrano la loro anima più rock, scatenando il pogo delle prime file (la qual cosa fa un po’ male, considerato che stiamo abbastanza stretti). Aver conquistato l’entusiasmo del pubblico permette agli inglesi di dirottare il set su atmosfere elettroniche, con “Kid A” rispolverato in “National Anthem”, “Morning Bell”, la title track e le b-side “Talk show host” e “Fog” (bellissima, immersa in un silenzio magico). L’attenzione si sposta poi sul nuovo album, dove convivono momenti di sperimentazione techno (“Backdrifts”) e tristi composizioni al pianoforte, autentici inviti a nozze per il falsetto di Yorke (“Sail to the moon”).

La band è in formissima, l’acustica è perfetta, con il basso di Colin Greenwood a far da padrone. Yorke pare estasiato: balla, salta, urla e scherza con il pubblico che lo accompagna nel magnifico viaggio tra “Fake plastic trees”, “Pyramid song”, “A wolf at the door”, “Paranoid android”, “Idioteque”. Come in una struttura ad anello, il concerto sembra chiudersi con “Everything in its right place”. Ma è solo un’impressione: mentre la band si riposa, Yorke appare in scena da solo con la chitarra acustica per regalare una delle gemme dell’ultimo album: “I will”. E poi, ancora, “The bends”, “The gloaming” e, ancora da “Kid A”, “How to disappear completely”, che dal vivo risulta ancor più celestiale e malinconica che su disco. Potrebbe finire così, tutti sembrano soddisfatti ma…un momento: e “Karma police”? Non può mancare! Ed infatti, rieccoli sul palco, a trascinare le mura di Ferrara nell’ipnotica “Sit down stand up”, che Thom non vuole far finire: tutta la piazza deve continuare a cantare “The rain drops, the rain drops…”.
Ed eccola, a suggellare il concerto: “Karma Police”, con Greenwood al piano e Yorke alla chitarra. L’abbraccio di “this is what you get” coinvolge tutti. E’ finita, dopo due ore e mezzo. Ne è valsa la pena, spendere questi 30 euro per godersi questa band, davvero fenomenale dal vivo. Il tutto, ripeto fino alla noia, nel magnifico quadro della Piazza del Castello. Chi non c’era si è perso molto. Lo si è capito già dall’uscita, quando i ragazzi rimasti senza biglietto piangevano sui marciapiedi...

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