05/05/2006

Marissa Nadler + Jana Hunter

Teatro Tintadirosso, Napoli


di Raffaele Sperandeo
Marissa Nadler + Jana Hunter

Il disincanto è la chiave di tutto: Marissa Nadler, musicista, poetessa e pittrice, riesce a farne un momento unico della sua musica e della sua espressione artistica in genere. Per parlarvi di ciò che sa regalare, basterebbe descrivervi l’incontro che ho avuto con lei la sera del suo concerto a Napoli, prima del soundcheck, quando, intimidito da uno degli organizzatori a proposito della sua scarsa disponibilità, mi sono avvicinato con lentezza, titubante… Lei era davanti a me, seduta su uno stretta panca sola con la sua chitarra e la sua ansia, visibile come il fatto che fosse molto concentrata sulla prova. Indossava un lungo vestito nero, che ne metteva in risalto la pelle diafana; una sorta di scialle di pizzo bianco faceva da contraltare al nero dei capelli lunghi e disciolti sul petto; un paio di zoccoli olandesi, anch’ essi neri, ne completavano l’abbigliamento, dandomi l’impressione di vedere, tramite lei, la perfetta incarnazione dei suoi malinconici versi, che, mai come in quel momento, mi erano sembrati prendere forma.

La Nadler si è dimostrata subito disponibile, firmando autografi, concedendosi ai flash delle foto ricordo ma, soprattutto, dialogando delle sue opere pubblicate e non (si ascolti la superba “Hyacinth”, scritta all’età di 16anni e rimasta ancora inedita ). Con toni pacati mi ha illustrato i suoi progetti per il futuro e, se la voce non tradiva la minima emozione in proposito, lo sguardo, s’ illuminava a tratti, quasi a voler sottolineare la grande passione per tutto ciò che ha prodotto e continua a produrre (il suo terzo album imminente sarà distribuito anche in Italia) L’esibizione, preceduta dalla piacevole texana Jana Hunter (altro nome di cui sentiremo parlare, bello il suo “Blank Unstaring Heirs Of Doom"), è stata un perfetto connubio di poesia e di visioni bucoliche, alle quali si aggrappavano i malinconici e ansiosi arpeggi che la Nadler andava dipingendo abilmente. Che dire? La tristezza che questa cantautrice è in grado di suscitare durante l’esibizione è illuminante: sembra prendere per mano lo spettatore in un pomeriggio di autunno, fra alberi caduchi e tappeti di foglie ingiallite dal tempo…

La voce è sottile, ma capace di scuotere con la sua potenza. Eppure sembravano sempre carezze quelle che ci regalava quella sera dal suo sgabello, intonando poco per volta quasi tutto il suo repertorio, rapendo gli sguardi e i cuori dei numerosi spettatori accorsi grazie all’organizzazione della Glam!group nella splendida sala del Teatro Tintadirosso. Peccato solo che l’acustica non fosse il massimo, nonostante Marissa chiedesse ripetutamente di regolare il volume del microfono. Tuttavia brani come "Annabelle Lee", "Fifty Five Falls", "Old Love Haunts Me In The Morning", "Under An Old Umbrella" e "Mayflower May" riescono a incantare e, una volta ascoltati, è impossibile non ammirarne l’autrice che, cresciuta alla scuola di Joan Baez (ma non diteglielo!) e Joni Mitchell, porta il folk a nuovi splendori, ricoprendolo con un velo di tristezza e d’inquietudine attraverso le funeste storie dei personaggi che prendono vita nelle sue canzoni. Questa è l’arte di Marissa Nadler, creatrice di immagini fuori dal tempo e dallo spazio. Ne sentiremo parlare.

Setlist

Annabelle Lee
Box of Cedar
Lily, Henry, and the Willow Trees
Old Love Haunts Me in the Morning
Days of Rum
Mayflower May
Fifty Five Falls
Mr. John Lee (the velveteen rose)
My Little Lark
Damsels in the Dark
Virginia + anticipazioni dal terzo imminente album

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