08/08/2009

Patrick Wolf + Cranes

Abbazia di Sesto Al Reghena, Pordenone


di Alberto Asquini
Patrick Wolf + Cranes

L'incanto è quel qualcosa che ti coglie all'improvviso, che ti fa tribolare, che ti sconquassa. E' purezza elevata ai massimi sistemi, è chiudere gli occhi e disegnare le note con la mente. L'incanto si può solo sfiorare, lambisce il pensiero di rado ma quando questo accade è subito magia. Nei momenti più alti ci si sente un po' come Stendhal, fino a giungere “a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati”.
Stendhal parlava di Santa Croce a Firenze, noi vi parleremo di un concerto, ma la sostanza non cambia.

L'Abbazia di Sesto al Reghena è un luogo affascinante, un campanile medievale sovrasta la rocca, un fiumiciattolo la rende quasi un forte. Le luci viola e fucsia accarezzano l'intera piazza gremitissima, le campane rintoccano le nove e, timidissimi, fanno il loro ingresso i Cranes. Alison Shaw si presenta con un lungo vestito nero, capelli raccolti e ciocche che le ricadono ai lati, il viso che non nasconde un sincero imbarazzo e una voce fanciullesca. Inizia così, in religioso silenzio, il concerto dei Cranes: la chitarra acustica che ondeggia, una batteria che timbra il pulsare con piglio soave, un basso che sotterraneamente provoca tensione e quella voce così sensazionale che pare parlarci a cuore aperto. L'immortale "Everywhere", nel suo estatico andirivieni, colora la piazza di tinte pastello, il piglio deciso di "Shining Road" infiamma, "Jewel" rassicura.
Un'ora di fascinazioni pop, un sogno che colora il cielo, le stelle che a poco a poco fanno capolino. Si congedano così come si erano presentati, con un sussurato "thank you".

L'attesa per Mr. Wolf è lunga. Alle undici di sera l'enfant prodige d'oltremanica si presenta agghindato a mo' d'avvoltoio, tutto immerso in un mantello nero che ne copre il capo, un laccio pendente che gli corona la testa e il viso truccatissimo. Un po' intimorito, si siede vicino al suo pianoforte e dà vita all'incanto. Una voce incredibilmente possente, mascolina e tuonante, squarcia la notte. Volgendo spesso gli occhi alla luna, l'ossigenato musicista inglese accarezza il piano, lo stringe a sé in un moto d'affetto. La violinista che lo accompagna sta al gioco, gli intrecci sonori si increspano, si alzano e vivono.
Non c'è spazio per pause, eccetto che per accordare gli strumenti, e "Augustine", "Damaris", "Wind In The Wires", "Bluebells", "Tristan", "Who Will", "The Magic Position", "Hard Times", "Theseus", l'emozionante "Teignmouth" e molte altre - tra le quali anche una cover di "Hyperballad" di Bjork - scorrono tutte via d'un baleno. Gli incantevoli incastri sonori fluiscono con una naturalezza abbagliante, Wolf si mostra vero intrattenitore, oltre che sublime performer. E noi lì, a bocca aperta per un'ora e mezza perfetta di pura genialità: fra una chitarra, un violino, poi di nuovo il piano, l'ukulele e via ancora.
Si congeda quasi emozionato, promettendo che ritornerà. Un'esperienza sublime e totale, un pubblico estasiato ed emozionato che lo applaudirà ripetutamente fino alla standing ovation finale. Ci contiamo Mr. Wolf, ci contiamo davvero.

 

 

Si ringrazia Stefano Colombini © per la gentile concessione della foto.

Setlist
  1. Che farò senza Euridice? (from Christoph Willibald Gluck's aria) - Enchanted
  2. Wolf Song
  3. Pigeon Song
  4. Wind in the Wires
  5. Blackdown
  6. Bluebells
  7. Paris
  8. The Bachelor ( "I Wanna Be a Rich Man" intro)
  9. Damaris
  10. Theseus (with Joni Mitchell's "All I Want" improve at the end)
  11. Hard Times
  12. Augustine
  13. Hyperballad (Björk's cover)
  14. Ghost Song
  15. Teignmouth
  16. Who will
  17. The Magic Position
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