04/10/2010

Amiina

Circolo degli Artisti, Roma


di Raffaello Russo
Amiina

Serata dai delicati contorni elettroacustici quella del 4ottobre al Circolo degli Artisti. Line-up estremamente interessante, costruita intorno alle protagoniste della serata, le islandesi Amiina, di passaggio a Roma nel tour di presentazione del nuovo album "Puzzle".
Prima di loro, l'istituzione folktronica romana La Pingra e l'eccentrico set dell'artista lombardo artefice del progetto Musica da Cucina, che si è presentato su un banchetto laterale della sala, sul quale erano schierati i suoi peculiari "ferri del mestiere", ovvero pentole, bicchieri, ciotole e altri utensili da cucina, accompagnati da un solo strumento propriamente detto, la chitarra utilizzata per auto campionare note e delay poi riproposti in loop.

Dopo una breve pausa è, appunto, la volta delle Amiina, band che non è più corretto definirsi esclusivamente al femminile e che sarebbe ormai fuorviante continuare a legare ai Sigur Rós, dai quali si sono ormai sostanzialmente distaccati, sia in termini espressivi che di attività artistica. Desta una certa sorpresa, poi, trovare sul palco solo tre fanciulle (la quarta ha dovuto temporaneamente interrompere la sua partecipazione al tour), accompagnate da due componenti maschili, rispettivamente ai controlli elettronici e alla batteria.
Novità fondamentali, dunque, per quello che si era abituati a considerare soltanto un quartetto d'archi e che, nell'occasione, vedrà invece due delle tre musiciste imbracciare i violini (peraltro elettrici) soltanto nella parte finale della loro esibizione. L'ora abbondante di durata del set le vede, piuttosto, impegnate a descrivere un'ampia rassegna di sonorità liquide a base di pianole, vibrafono e ritmiche sfumate, per di più non prive di sentori folk e di percettibili inserti elettronici. Si direbbe che, dalle origini sigurrosiane, la band stia virando in maniera decisa verso quegli spazi stilistici lasciati in parte vacanti dalle recenti trasformazione dei Múm.

Ricorrenti note di fisarmonica e qualche cammeo di chitarrina acustica costituiscono le peculiarità dei brani proposti - in particolare quelli del nuovo disco, ma anche qualche pregevole recupero da "Kurr" - nel corso delle cui esecuzioni le tre musiciste si scambiano ripetutamente strumenti e postazioni. Passano così in rassegna le varie "Ásinn", "Over And Again", "Hemipode", tutte adorne di soluzioni sonore meno piatte che in passato, variamente arricchite da accenni melodici in forma di canzone, varietà di battiti e crepitii elettronici e da una batteria solitamente morbida ma che tende a tratti a farsi più decisa, assumendo tempi dispari di chiara matrice post-rock (in particolare nello scatenato finale di "Sicsak").
Il concerto termina così com'era iniziato, con una seconda esecuzione di "Ásinn" e con il rispettoso inchino dei musicisti al numeroso (e accaldato) pubblico accorso al Circolo per scoprire una band profondamente trasformata e maturata nella sua capacità di assumere una propria fisionomia artistica, non certo inaudita ma ciononostante divenuta vivace e godibile.

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