Ormai avviato a pieno regime il progetto di noise psicotico post-post-industriale dei Wolf Eyes, il leader e fondatore Nate Young può dedicarsi al disco solista a proprio nome.
“Regression”, come da titolo, suona come una versione domestica, persino dosata del progetto originario. Gli spasmi di “Trapped”, le dilatazioni di “Sleep Anxiety” e la marcia macabra di “Dread” fanno pensare a esercizi di stile. Le due parti di “Sweating Sickness” espongono qualche competenza compositiva in più, soprattutto nell’uso della tecnica mista (campionamenti e tocchi di oscillatore, battiti marziani rallentati e loop bassi). La trance dell’”Untitled” di chiusa è il vero ponte di collegamento con il gruppo madre.
Risvolti gotici e dettagli quasi psichedelici del suono analogico sono le vie afferenti di un album che vive di semplici espedienti teorici. Distribuito in Europa da Dense Production.
07/06/2009
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese