Dire Straits

Dire Straits

1978 (Vertigo Records/ Warner) | rock, roots

Un porto durante una tempesta, un raggio di sole in una giornata di pioggia, un’oasi nel deserto. Queste devono essere state, più o meno, le sensazioni suscitate negli ascoltatori dall’esordio discografico dei Dire Straits. In un’Inghilterra sconquassata da tensioni sociali e crisi economica, musicalmente dominata dalla ferocia del punk di Clash, Sex Pistols & C., Knopfler e soci predicavano un’eleganza e una pulizia sonora decisamente in controtendenza. Zero distorsori, un sussurro di voce, una tecnica strabiliante, canzoni strutturalmente complesse ma efficaci: i Dire Straits riuscirono nell’impresa di imporsi senza nulla concedere alle logiche di mercato e ai dettami della moda. Perfino la loro immagine pubblica, assolutamente sobria e “normale”, strideva decisamente con gli eccessi e con i look anticonformisti di molte star. Il loro essere costantemente lontano dai riflettori, con un atteggiamento decisamente “sotto le righe” (niente droghe, alcol o groupie) facevano dei Dire Straits la vera scheggia impazzita nell’Inghilterra degli anni 70.

Questo fantastico album di debutto rappresenta un manifesto programmatico, una dichiarazione d’intenti su quello che sarà il percorso successivo del gruppo e di gran parte del pop anni 80 e 90. Dietro una cover anonima e un po’ inquietante, è nascosto tutto l’universo sonoro e poetico dei Dire Straits sintetizzato in nove magnifici brani. Vi si può trovare il suono limpido e cristallino della Stratocaster, come il timbro ruvido e metallico della resofonica (resa immortale qualche anno dopo in “Romeo And Juliet”). La delicatezza di una chitarra acustica e la potenza dell’overdrive. In mezzo a questo caleidoscopio sonoro, una miscela di generi musicali che spazia dal rock’n’roll classico (“Down The Waterline”), al boogie (“Setting Me Up”), al country (“Wild West End”), per arrivare alla beguine (“Water Of Love”) e alla power ballad (“Six Blade Knife”) con una naturalezza e una padronanza difficilmente riscontrabili in altri gruppi.
I testi, per parte loro, riflettono questa varietà d’ispirazione. I tormenti amorosi, la rivisitazione di alcuni miti universali, le difficoltà di sbarcare il lunario rappresentano piccoli acquerelli sulla società inglese dei tardi anni 70 vista con l’occhio della middle class. Liriche semplici ed efficaci, incentrate sul vivere quotidiano; arguta critica sociale senza però quell’eccessivo impegno politico tipico dei brani di fine 70; amore e derivati filtrati dall’occhio disilluso di un’anima ferita, semplici ingredienti che trasformano queste canzoni in piccoli classici.

Ma a rendere il disco un must è senza dubbio il sound. Tutto suona bene, dalla prima all’ultima nota. Tutto si incastra a meraviglia come i meccanismi di un orologio, cosa insolita per una band esordiente. Il basso puntuale e potente di Illsey, la batteria discreta di Withers, la chitarra impeccabile di David Knopfler si fondono in un tutt’uno preciso e compatto in grado di conferire calore ed energia a ogni traccia dell’album. E poi c’è lui, Mark Knopfler. La sua chitarra domina in lungo e in largo come se fosse una seconda voce. Con la sua tecnica unica e innovativa, l’uso appropriato del riverbero e del distorsore, costruisce degli assolo che hanno la valenza di veri e propri temi musicali. Le lunghe intro strumentali, le galoppate vorticose e scatenate, le note che si limitano a semplici tocchi di colore fanno breccia nelle orecchie dell’ascoltatore per non uscirne più.
Anche il suo modo di cantare caldo, suadente ed educato contribuisce a esaltare il suono della sei corde. Un impasto insolito e curioso. Da una parte il suono squillante e pulito della chitarra, dall’altra il tono soffuso e un po’ roco della voce. Una tecnica chitarristica mostruosa contrapposta a una tecnica vocale limitata. Sono proprio questi contrasti a fare di questo album un lavoro unico e accattivante.

L’assoluta orecchiabilità dei brani, unita a una notevole complessità tecnica e strumentale, rende i Dire Straits un gruppo adatto a tutti, dai teenager liceali agli addetti ai lavori. Sono una band divertente da ascoltare, da cantare e da suonare. Proprio queste caratteristiche fanno diventare immediatamente Knopfler e soci perfetti per l’airplay radiofonico, nonostante l’eccessiva durata di molti dei loro pezzi. Il successo immediato (12 milioni di copie vendute) ne fa uno degli album di debutto più venduti di tutti i tempi. Questa consacrazione pressoché immediata è dovuta in larga parte alla maturità, alla sobrietà e alla perizia dei musicisti che, sebbene ancora giovani e imberbi, dimostrano di saper suonare come, se non meglio, molte rodate rock band.
I Dire Straits divennero immediatamente delle star indiscusse del firmamento musicale; i loro membri ricercatissimi sessionmen e richiestissime guest-star.
L’influenza esercitata da quest’opera prima è stata e continua a essere immensa (basti pensare che Mark Knopfler stesso ha ripreso molte di queste canzoni col suo primo gruppo solista: i Notting Hillbillies) a dimostrazione che il talento del gruppo era enorme e scintillante, pronto a conquistare in breve tempo, ogni angolo del pianeta.

(02/03/2014)

  • Tracklist
  1. Down To The Waterline
  2. Water Of Love
  3. Setting Me Up
  4. Six Blade Knife
  5. Southbound Again
  6. Sultans Of Swing
  7. In The Gallery
  8. Wild West End
  9. Lions


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