Rachel's

The Sea And The Bells

1996 (Quarterstick) | modern classical, post-rock

Opening all the windows to the sea,
so that the written word flies off


Declinare la modernità con strumenti antichi; esprimere una sostanza artistica trascendendone le forme abituali.
In queste due linee guida potrebbe schematicamente riassumersi l'intento creativo sotteso alla musica dei Rachel's, ensemble coagulatosi a metà anni 90 intorno alla pianista Rachel Grimes e comprendente, in veste di musicisti e produttori, importanti artisti della fervida scena musicale di Louisville, Kentucky.
Già reduce dallo spiazzante debutto "Handwriting" e dall'omaggio schoenberghiano "Music For Egon Schiele", il collettivo dei Rachel's si presenta al suo terzo lavoro ancora sotto la direzione di Bob Weston e con un'amplissima formazione (diciasette elementi) che, accanto a musicisti di formazione eminentemente classica, ne vede altri che, dimessa ogni amplificazione e sovrastruttura elettrica, accostano a una complessa strumentazione orchestrale – dagli onnipresenti archi fino a tromba, clarino e timpani – i soli contributi estranei di una robusta sezione ritmica e di field recordings di tanto in tanto affioranti.

Lo spunto di "The Sea And The Bells" è tratto dall'omonima ode di Neruda, due versi della quale (gli stessi riportati qui in epigrafe) campeggiano all'inizio dell'elegante libretto accluso al disco, concepito come una sorta di diario di bordo di una navigazione collocata in un passato in cui ogni viaggio rappresentava un'avventura e il distacco dalla terra simboleggiava la transizione a una realtà indefinita nello spazio e nel tempo. Altrettanto simbolico risulta dunque il richiamo a quei versi, non solo per l'immaginario marittimo che funge da filo conduttore dell'album, ma anche per la desemantizzazione qui compiuta dai Rachel's, tanto nel senso di un'espressività travalicante l'uso stesso della parola, quanto in quello di una riduzione del linguaggio musicale a strutture primigenie e in apparenza semplici, nelle quali i confini tra significato e significante si riducono fino a svanire.
"The Sea And The Bells" è, infatti, un magnifico gioco di specchi, che riflettono figure scomponendole e ricomponendole in maniera del tutto sorprendente e giocando con gli ossimori di forme generalmente ritenute tra loro opposte.

Non appaia dunque temerario affermare che l'essenza del lavoro trae origine da un'impostazione di base derivante dal post-punk e dal noise, filtrati tuttavia attraverso un'inconsueta sensibilità cameristica e di conseguenza tradotti in composizioni guidate da archi e pianoforte. A "The Sea And The Bells" potrebbe tranquillamente applicarsi la definizione-jolly di post-rock, valida forse per i passaggi di più spiccata contaminazione classica, ma di per sé riduttiva a descrivere lo "spirito" che aleggia per tutta l'intensa ora di durata dell'album, emergendo in maniera definita nelle strutture di alcuni brani, in coerenza, del resto, con le biografie artistiche di alcuni dei musicisti qui impegnati (Bob Weston, già negli Shellac, Jason Noble e Kevin Coultas nei Rodan).

È sufficiente il brano iniziale, l'avvincente "Rhine & Courtesan", a rendere percepibile la temperie dell'intero lavoro, riassumendo in sé l'intento espressivo dei Rachel's e la vocazione tematica di queste composizioni: una cristallina melodia di pianoforte e archi traccia da subito scie di ondeggiante romanticismo, temperate dalle ritmiche asciutte di Kevin Coultas e poi solo temporaneamente interrotte da un interludio di sinistro e beccheggiante rumorismo. Straordinaria è qui la capacità della band di coniugare bozzetti impressionistici di somma delicatezza con l'incedere marziale della sezione ritmica, che sembrerebbe studiata per l'accostamento a nervose trame elettriche, eppure risulta perfettamente acconcia al solenne ma inquieto afflato cameristico.

Se "Rhine & Courtesan" può essere considerata già quale vero e proprio archetipo della musica dei Rachel's, lo sviluppo dell'album non si limita affatto a replicarne la formula.
È ben vero che l'alternanza delle parti armoniche con passaggi più cupi e frammentati viene ribadita in particolare in alcune delle composizioni più lunghe e articolate ("Lloyd's Register", "Cypress Branches"), ma ogni volta secondo registri cangianti e attraverso una sorta di gioco ad incastro tra i vari elementi. Ne risultano brani mai prevedibili, nei quali coese sovrapposizioni armoniche e luminosi intrecci romantici convivono con istantanee di tenebrosi field recordings ("With More Air Than Words", "Night At Sea", "To Rest Near To You") e momenti di vera e propria trasfigurazione degli strumenti, come nel caso dell'inquietante corpo centrale di "Lloyd's Register", soggiogato, ma solo per poco, dalla violenza di archi distorti e spasmi di tromba, e dello stridore disturbante delle viole che irrompe su "Sirens", quale agghiacciante monito alla vulnerabilità dell'animo umano.

Accanto a brani nei quali l'ampio ensemble suona al massimo delle proprie possibilità strumentali, ve ne sono altri cui partecipano solo pochi dei musicisti qui impegnati: si tratta un'ulteriore spinta verso il minimalismo espressivo e anche di una ricerca di soluzioni estemporanee, sia nella natura dei suoni (soprattutto nella seconda parte dell'album) che nella ripartizione degli strumenti. È il caso delle composizioni tendenti verso contorte sospensioni temporali – ove all'impianto cameristico si sostituisce una sorta di ambient obliqua, solcata da rumorismi e field recordings – e di quelli in cui la band si presenta in formazione ridotta ai suoi principali artefici, Rachel Grimes e Jason Noble, che in "Tea Merchants" offrono un incanto di cinque minuti di crescendo austero ma toccante, scosso solo da flebili vibrazioni, mentre nella mirabile "All Is Calm" si scambiano gli strumenti (Jason va al piano, Rachel al vibrafono) racchiudono l'essenza intima di questo lavoro e un po' dell'intero disegno alla base dell'ambizioso progetto Rachel's.
Tutto è calmo, infatti, o almeno tale appare, ma sotto la superficie di questa musica non si è assopita una vis che discende dalle esperienze dei singoli artisti e le rapporta a forme espressive antiche, filtrate da una sensibilità modernissima, fornendo chiara testimonianza che, se in questi anni si vuole esprimere qualcosa davvero in grado di sovvertire le categorie musicali, non lo si debba necessariamente veicolare attraverso l’epidermica violenza d'impatto, ma lo si possa ben esternare attraverso una quiete distesa, emozionante e vividissima.

(04/09/2008)

  • Tracklist
  1. Rhine & Courtesan
  2. The Voyage Of Camille
  3. Tea Merchants
  4. Lloyd's Register
  5. With More Air Than Words
  6. All Is Calm
  7. Cypress Branches
  8. Sirens
  9. Night At Sea
  10. Letters Home
  11. To Rest Near To You
  12. The Blue-Skinned Waltz
  13. His Eyes
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