Gorillaz

Gorillaz

Gorillaz

2001 (Parlophone)
alt-pop, funk, hip hop, reggae

And if time’s elimination
Then we got nothing to lose
Please repeat the message
It’s the music that we choose
Keeping my groove on

“Di questi tempi tutto sembra così costruito, così artificiale. Persino l’ambiente da cui provengo io – quello indie – ormai è diventato un prodotto costruito a tavolino, capisci? Così abbiamo pensato: giochiamo al loro stesso gioco, ma creiamo qualcosa di meglio; qualcosa che, pur essendo costruito, sia davvero valido”. E’ il marzo del 2001 e, mentre il videoclip di “Clint Eastwood” riempie i palinsesti dei canali musicali, Damon Albarn smaschera il gioco mediatico confermando a Bbc Radio 1 quello che è già chiaro a tutti: è lui 2D, il frontman della cartoon band di cui fanno parte altri tre personaggi “animati” di nome Noodle, Murdoc e Russel Hobbs. L’idea è tanto semplice quanto geniale: creare un gruppo virtuale in cui la musica vada di pari passo con la parte visuale, i fumetti realizzati da Jamie Hewlett. Sembra un gioco, e in effetti lo è, ma è anche una faccenda molto seria. Al punto che diventerà il progetto più prolifico e di successo tra i numerosi messi in piedi negli anni dal cantante dei Blur.

I Blur, appunto. Che dalla metà degli anni Novanta Damon Albarn voglia scrollarsi di dosso tutta una serie di cose – il britpop e il revivalismo più o meno insito nella sua natura, le battle e i dualismi vari e assortiti creati ad arte dalle riviste, eccetera – lo si capisce dalla piega che prende la discografia della band londinese. “Blur” e “13” danno una decisa sterzata al sound dei Blur, sancendo di fatto la fine di un’era e aprendone una nuova. Forse, però, non basta: alla fine del millennio Albarn è pronto a veicolare il suo talento autoriale in qualcosa di completamente nuovo, smarcandosi dagli steccati imposti dal ruolo di frontman di una delle band più importanti e in vista dell’epoca. L’incontro con Hewlett e la forte amicizia che ne scaturisce – i due decideranno pure di condividere un appartamento/studio creativo a Notting Hill – sono decisivi nel veicolare quel groviglio di idee in una direzione diversa, a suo modo inedita.

I Gorillaz esordiscono il 27 novembre del 2000 su etichetta Parlophone con l’Ep “Tomorrow Comes Today”. Quattro tracce tra le quali, oltre a quello che dà il titolo all’opera, figura anche “Rock the House”. Sulla copertina, abbozzati su sfondo azzurro, compaiono già i quattro Gorillaz che pochi mesi dopo saliranno a bordo della jeep mimetica con cui il progetto esce definitivamente allo scoperto. Quindici brani registrati e messi a punto nel corso di un anno e mezzo tra la Giamaica e l’Inghilterra – alla produzione è fondamentale il ruolo di Dan The Automator – in cui c’è già tutto quello che serve e che impareremo a conoscere: non solo l’abilità nel mescolare diversi generi musicali in una formula sostanzialmente nuova, ma anche la visione di un progetto aperto, anzi spalancato ai contributi esterni: la collaborazione e la contaminazione come continua linfa vitale. Caratteristiche che i Gorillaz non hanno mai perduto, anzi amplificato un lavoro dopo l’altro.

“Gorillaz” è un album totalmente libero nello stile. Albarn dà finalmente sfogo alle più disparate idee che gli frullano nella testa: quella primigenia è senz’altro realizzare canzoni mescolate con l’hip-hop e il dub, senza preoccuparsi di quali potranno essere l’esito e la risposta del pubblico. Il lavoro è attraversato da un sentimento ludico/positivo che si mescola a una naïveté ostentata e riverberata dalla dimensione cartoonesca del progetto, nel quale ogni personaggio assume una propria fisionomia e caratterizzazione. Emblema di questo modo di fare professionale e studiato, ma al contempo scanzonato, è proprio “Clint Eastwood”, in assoluto la hit più celebre dei Gorillaz, la cui base non è altro che il preset “Rock 1” della Suzuki Omnichord, gingillo ripescato direttamente dagli anni 80: quella semplice base, sulla quale le parti cantate da Albarn e quelle rappate da Del The Funky Homosapien si danno il cambio, diventerà uno dei più riconoscibili inni del nuovo millennio.

Proseguendo con la lista dei singoli, appare già evidente la pluralità di generi e opzioni che i Gorillaz mettono sul tavolo: la meditabonda “Tomorrow Comes Today” si sviluppa su metriche vagamente trip-hop, al pari di quanto avviene anche in “New Genius (Brother)”; “19-2000”, che si immerge in atmosfere funk da videogame retrò, si avvale della voce di Miho Hatori e della collaborazione di Tina Weymouth e Chris Frantz dei Tom Tom Club, rispettivamente a cori e bonghi: la canzone troverà ulteriore gloria nel riuscitissimo remix di Soulchild; “Rock the House” rivela l’anima rap del progetto, non senza qualche apocrifo riferimento ai Beastie Boys. Tra i pezzi più riusciti, impossibile non citare il rock sfrontato e irresistibile di “5/4” o il reggae opportunamente britannizzato di “Slow Country”, con Albarn che si mette sulla scia degli adorati Specials, o ancora una “Punk” che appare come l’unico, possibile legame con il sound dei Blur (e infatti ecco comparire Dave Rowntree alla batteria, così come nel baccanale elettrico di “M1 A1”) a braccetto, eventualmente, con “Re-Hash”. Infine, l’esotico esperimento di “Latin Simone (Que Pasa Contigo)”, cantata interamente da Ibrahim Ferrer, a conti fatti la prima apertura alla world music del progetto.

Non tutto, va detto, è perfettamente a fuoco: le rarefatte “Man Research (Clapper)” e “Sound Check (Gravity)”, ad esempio, aggiungono poco all’economia dell’opera, tant’è che quel filone sarà pressoché abbandonato nei lavori successivi. Ma anche questo fa parte del gioco: sperimentare, mettersi alla prova, uscire dalla comfort zone, esprimersi in totale libertà. “Quando abbiamo realizzato il primo album – ha detto Hewlett a Rolling Stone in occasione del 25esimo anniversario dall’uscita di “Gorillaz” – c’era la sensazione che fosse una sorta di scherzo, o un prodotto per bambini, e che nessuno lo prendesse davvero sul serio. L’industria musicale apprezzava i brani, ma non coglieva il senso dei personaggi animati; al contrario, i più giovani ne erano entusiasti e, proprio attraverso i cartoni, si avvicinavano alla musica. E tramite la musica, scoprivano artisti che altrimenti non avrebbero mai conosciuto”. Per una volta, la rivoluzione pop è stata trasmessa in televisione.

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25/10/2026

Tracklist

  1. 1. Re-Hash
  2. 2. 5/4
  3. 3. Tomorrow Comes Today
  4. 4. New Genius (Brother)
  5. 5. Clint Eastwood
  6. 6. Men Research (Clapper)
  7. 7. Punk
  8. 8. Sound Check (Gravity)
  9. 9. Double Bass
  10. 10. Rock the House
  11. 11. 19-2000
  12. 12. Latin Simone (Que Pasa Contigo)
  13. 13. Starshine
  14. 14. Slow Country
  15. 15. M1 A1

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