Rodan

Rusty

1994 (Quarterstick) | post-rock

Louisville. Il 1994 negli States. Il post-rock. La rivisitazione dell'hardcore. Il solo manifesto di un'evoluzione sonora degno di essere affiancato a "Spiderland". Solo che gli Slint erano gli Slint. Ed erano arrivati prima. E la destrutturazione seminale, quella volta, ebbe la meglio su quella scritta con puro ardore. Eppure "Rusty"continua a sconfiggere il tempo (esattamente come i suoi protagonisti), per quella miscela di violenza e inquietudine trattenuta, schizofrenia pragmatica e visionarietà oltre l'allucinazione: opera intransigente nel completare una devastazione programmatica, illuminata nel porre le definitive fondamenta per un futuro all'epoca quasi contemporaneo.

Kevin Coultas alla batteria sarà il solo dei quattro di cui non si avranno molte notizie negli anni a venire. Degli altri parlerà la storia: chitarra e voce per Jeff Mueller (June Of '44, Shipping News), chitarra, voce e piano per Jason B. Noble (Rachel's, ancora Shipping News), basso e voce per Tara Jane O'Neil (Sonora Pine e Restin, oltre alla carriera solista). A dirigere il tutto quel Bob Weston che, con gli Shellac di Steve Albini, distribuirà in territori math-rock i mille pulviscoli dei Rodan. Un solo album (a completare la discografia il 7" "How The Winter Was Passed" e l'Ep "Aviary", entrambi del 1993, oltre a qualche comparsata in compilation varie) destinato a non avere un successore, perché tutto, in quel momento e per quel momento, era stato scritto nei sei episodi in questione. In poco meno di tre quarti d'ora.

L'incipit di "Bible Silver Corner" è l'inganno della desolazione. Un lungo cortometraggio intriso della delicatezza poetica madre di quella che ai giorni nostri ricrea una band come gli Explosions In The Sky. Arpeggi, ripetizioni eteree, carezze acustiche rese concrete da fasulli crescendo: è un'atmosfera densa di ansia rarefatta, pronta a implodere su sé stessa, attraverso una narcolessia ancora non compulsiva, ma consapevole della furia imminente. Così arriva "Shiner", curiosamente breve (due minuti e mezzo all'incirca) e proprio per questo esaustiva nel diffondere l'irruenza veemente, con grida prive di compromessi, circondate da un'elettricità infinita e oltremodo violenta.

Ritornano, allora, alla memoria gli Squirrel Bait, eppure, con gli Slint, sono forse i Bitch Magnet di David Grubbs il più idoneo termine di paragone, grazie all'astrazione di un concetto di canzone legato alla rabbia dei Big Black e indirizzato verso anime concettuali. A darne la definitiva forma "The Everyday World Of Bodies", splendida nel sommare le opposte caratteristiche dei due primi episodi trovando, non per assurdo (ma lo si scoprirà poi), un punto di equilibrio preciso fra quiete e tempesta. I dodici minuti del brano sono paradigmatici: dall'alternanza fra urla e parlato all'elevazione di una tensione estrema, prima, nel proporsi, quindi nell'annullarsi e infine nel ricrearsi con la medesima passione. Ed è questo il filo conduttore della seconda metà del disco: "Jungle Jim" si avvia con il sofferto cantato di Tara per deflagare in un inferno post-hardcore intollerante nelle variazioni: un'urgenza travolgente che ancora una volta dovrà raggomitolarsi su sé stessa, in preda a una nevrosi sfiancante, similare ai Bastro maggiormente dissonanti. E se in "Cauge" la forma tende a essere compatta e meno alterna, in favore di un incanto ammaliante che poco perde in abrasività, il finale di "Tooth Fairy Retribution Manifesto" è il migliore immaginabile: dei tintinnii utopici si congedano in favore di un rapporto incestuoso fra crescendo, distorsioni e sussurri, attraverso un impeto emozionale ossessivo e incredibilmente reale.

Con "Rusty" i Rodan hanno descritto l'essenza di un periodo musicale, realizzando un album fondamentale non solo perché unico. Come gli Slint per importanza, diversamente dagli Slint per approccio. Indispensabile per chiunque voglia comprendere con chiarezza non solo le successive proposte del fenomeno post-rock (ed è doveroso il riferimento ai June Of '44, i soli eredi designati e meritevoli di questa definizione), ma anche il significato di una rivoluzione che, dodici anni fa, una schiera di musicisti era riuscita a esplicare con straordinaria efficacia.

(08/11/2006)

  • Tracklist
  1. Bible Silver Corner
  2. Shiner
  3. The Everyday World of Bodies
  4. Jungle Jim
  5. Gauge
  6. Tooth Fairy Retribution Manifesto


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