Gory Blister

Art Bleeds

2003 (Sekhmet Records) | death-metal

Da un decennio molti si ostinano a ignorare ciò che a chi scrive sembra evidente: la fine del rock. Ascoltatori e autori lo fanno peraltro per il medesimo motivo: colmare un vuoto ancora troppo irrealmente presente, ancora ritenuto impossibile. Il metal è una specie del genere rock. Ne condivide quindi la sorte. Chi supponesse che in campo metal dopo il 1991 sia stato concepito non dico un genere nuovo, ma anche solo un riff mai sentito, dovrebbe supporre, onestamente, che non conosce la storia del genere.

Per quanto riguarda le tecniche di registrazione e mixaggio, il discorso è diverso: queste sono evolute, come si evolveranno, come si passerà dal cd ad altro, sino, ma ci siamo in parte già arrivati, alla virtualità, fino all'astratto cioè. E questo è l'mp3. In futuro si tratterà di variare sull'astrattismo mp3. Parte della valanga degli album metal uscita dopo il '91 può, ai più, sembrare fresca, con un sound più chiaro, cioè più forte: ma è solo questione di tecnica di registrazione, non di arte musicale. C'è modo di remixare i Velvet Underground così da farli sembrare cyber-punk. Il metal del resto, come ogni sottogenere rock, come ogni cosa infine, avrà un futuro dipendentemente dall'evoluzione tecnica: e quel futuro però non andrà chiamato rock, ma elettronica.

Vi sarà, v'è, all'interno del genere elettronica una suddivisione parallela a quella del genere rock (metal, punk ecc.). Rimane il dato di fatto di migliaia di complessi che si fanno passare per rock e sono tuttora vivi e vegeti. Di questi buona parte (e di questa una piccolissima parte è eccellente) non sono rock (ma folk, elettronica, blues o altro), gli altri (e inevitabilmente tutti in modo mediocre) fanno musica tradizionale. Perché il rock, oggigiorno è soprattutto musica tradizionale. Come quando Woody Guthrie negli anni 50 (negli anni del rock) cantava canzoni tradizionali americane ottocentesche. Solo che mentre Guthrie per di più consapevolmente e onestamente basava il suo repertorio sulle cover, oggi c'è l'illusione di poter fare artisticamente rock: ne risultano cover che non sono cover; il rock oggi è un'autocitazione continua e per un discorso di mercato e ignoranza culturale, esistente come ignaro di ciò. Così per il metal.

In Italia il rock non è morto. In Italia il rock artisticamente non è mai nato. Vi sono stati e vi sono sempre più italiani che fanno rock americano/inglese. Sono tutti gruppi afflitti dalla retorica della cover, del deja vu. Non sono arte. Ma riproduzione. Come se gli altri avessero fatto il quadro e a questi (solo per un discorso tecnico e storico) non rimanesse che farne la fotografia. In campo metal, tali fotografie iniziarono al tempo del thrash e dello speed. Negli anni 80 centri del metal italiano erano Milano (soprattutto) e Roma, anche se ogni dove (da Livorno a Trieste) spuntavano gruppi thrash. I principali: Vanadium, Steel Crown, Strana Officina, Sabotage, Necrodeath, Miss Daisy, Gunfire, Hocculta, Dark Lord, Crying Steel, Astaroth, Adramelch. A ripensarci oggi, a questi eroi disperati condannati inevitabilmente all'ignominia del fallimento artistico (anche se dal notevole impatto emotivo ed esistenziale) viene la melanconia. Negli anni 90 pian piano la globalizzazione fece sentire i suoi effetti anche sul metal italiano che era passato, conformemente ai gusti predominanti, al progressive-epic (dai padri-black Death SS, ai mediocri Domine o Labyrinth) e al death (anche se meno coltivato: vedi i Cappa Nera). Gli effetti della globalizzazione per il metal italiano furono una possibilità in più, nel generale magma indistinto, di affacciarsi su scenari europei (Germania soprattutto, si pensi ai Lacuna Coil).

Solo dopo tutto ciò si può parlare dei Gory Blister (classica formazione a quattro, basata a Lecco). Gruppo della tradizione death (quella del topo in gola, delle chitarre squadrate, e della sezione ritmica più estrema che la musica popolare abbia mai visto) attivo dal 1991 e che oggi arriva all'album con la francese "Sechmet records". Oggi in campo death spopolano i Cannibal Corpse, uno dei gruppi più mediocri di sempre, che continua a rifriggere il lessico Kreator, Death e Carcass.
"Art Bleeds" è una versione nostrana delle opere di musica death tradizionale dei Cannibal Corpse. Coerentemente non ha nulla di italiano e formalmente può passare inosservata tra le tantissime realizzazione death europee di oggi. La mancanza di uno studio di registrazione d'alto livello e la conseguente produzione non esaltante si fanno sentire (d'altra parte potrebbe essere anche un complimento dire che quest'album potrebbe essere eseguito così com'è dal vivo: anzi si ha proprio la sensazione che queste canzoni siano nate prima dall'esperienza sul palco e poi messe su nastro), e tanto più quando si parla di musica che a fine anni 80 aveva già detto tutto ciò che sapeva: dopo non rimane che l'ultimo studio o ritrovato tecnico per tentare di innovare leggermente.
Tuttavia, considerando questi brani culturalmente del 1988 o del 1989, si tratta di brani pensati ed eseguiti con passione e sincerità; molto lontano dall'insulsaggine retorica di tanti buffoni progressive svedesi o death americani.

Inoltre, la lunghezza dei brani e dell'intero album è quanto di più auspicabile: 9 pezzi, mezz'ora. Senza, insomma, sprecare tempo, per noiosi siparietti o megalomanie quanto mai infondate. D'altra parte, il death ha quasi sempre brani di 3-4 minuti. I brani sono dicevamo esistenziali, nel senso che, al di là della retorica (talora ridicolaggine) del genere, hanno un significato urgente da trasmettere; ed è quanto di più ci si possa auspicare.
Venendo nello specifico ecco l'elenco dei brani e la loro referenza: "Primordial Scenery", il brano più estremo dell'album, vede una sezione ritmica alla Dark Angel (ed è un gran complimento) e voce e chitarre nella più fedele tradizione Entombed (death nordico). "As blood moves" rallenta un po' il ritmo e zoppica in modo costipante tra il lento e veloce: scuola Carcass. "Art bleeds"è il brano più articolato: inizia con un ritmo abbastanza originale (blues metallico), sia nella sezione ritmica sia nella chitarra solista (che, secondo la tradizione death più ortodossa giustamente rifugge ogni assolo, lasciandosi solo lo spazio per isolate e martoriate distorsioni), continua con un panzer che richiama i padri di tutti: i Venom. Il brano finisce con un pugno di trovate: dall'accenno progressive, alla chiusura inaspettata.

"Mermalds Beloved" (chitarra semiacustica, voce operistica femminile) è un intermezzo che ritorna alle sinfonie di Celtic Frost e Candlemass. "Anticlimax" articola in scale su scale le chitarre come va di moda dal progressive anni 90 (che copiava Malmsteen), ma poi prevale sempre il tellurico death (inutile citare i Death). In "Cognitive sinergy", la voce oltre a lamentarsi "sotto-tono" si riserva anche qualche urlo "oltre-tono": fa sempre bene ricordare le evoluzioni estreme e strozzate di Cronos dei Venom.
Qualche altro accenno progressive (con il quale i Gory Blister sembrano voler impreziosire il death che è l'esatto opposto del progressive, nascendo dalla trasfigurazione di speed e thrash e non del power) "Snowfall" evita la convenzionalità con le scale estranianti delle chitarre e continui cambi di tempo (la lezione dei Carcass), dimostrando la forma tecnica del gruppo.

"A Gouth form the scar" deriva la struttura (chitarra semiacustica/power) dai Mercyful Fate, trasfigurati comunque all'insegna degli Entombed. Ogni brano dei Gory Blister trova la sua ragione d'esistere in una struttura che implica un collage di più brani sovrapposti. "Comet" dimostra come i Gory Blister siano riusciti a rendere la summa di una tradizione, senza compromessi e senza cedere agli effetti industrial e studio delle grandi produzioni dei Fear Factory, ad esempio. Una certa ingenuità rimane un po' ovunque, come ad esempio nel finale semi-ballad di questo brano.

(27/10/2006)

  • Tracklist

1 Primordial Scenery
2 As Blood Moves
3 Art Bleeds
4 Mermaids Beloved
5 Anticlimax
6 Cognitive Sinergy
7 Snowfall
8 A Gout From The Scar
9 Comet And Her Trail Of Spiritual Dust



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