OndaRock



1. Blackflash
2. Big wheel
3. Route 66
4. Wonderwoman
5. Supercharger
6. Cluster
7. Air Miami
8. Dynamite
9. Skyscraper
10. Ecstasy
11. Mascara


 

MUSIC A.M.

A Heart & Two Stars
(Quartermass) 2004
alt-pop
Un disco breve ma ricco di emozioni che vanno dritte al cuore, questo "A Heart & Two Stars": "un cuore e due stelle". Il cuore pulsante di questo progetto è probabilmente Luke Sutherland, a molti noto per essere stato il cantante schivo e romantico dei mai dimenticati Long Fin Killie; al suo fianco, ad accompagnare la sua voce profonda e conturbante voce, le due stelle: Stefan Schneider, dei To Rococo Rot, e Volker Bertelmann dei Trontaeger.

Il suono dei Music a.m. è un piccolo spaccato di cielo al crepuscolo: suoni intimi e leggeri si fondono nella vibrante voce di Luke. Suoni lenti e vellutati, electronics discrete, un basso felpato, una notturna slide guitar e su tutte la sua splendida voce, che si contorce e si spiega in tutta la sua bellezza esortando "Please come home!". "Blackflash". Questo è il brano con il quale si entra nel piccolo macrocosmo Music a.m. E' un senso di intimità e calore quello che pervade tutta l'opera, i beat elettronici vengono ammansiti e quasi accompagnati dall'adamantina e mai invasiva chitarra di Luke (Big wheel, Route 66), resi quasi umani.

"Supercharger" sorprende, con lo xilofono in evidenza a richiamare le pagine migliori dei Tortoise. Ed ecco che giunge a rapirci "Air Miami" con il suo sound dolcissimo ebbro di glitch-erie, impreziosito da un sussurrante Luke che snocciola nomi di città degli States (non lo direste mai!), con coda finale d'archi ascendente a inebriare lo spirito.
Come non provare un brivido ascoltando nitido il canto di Luke in "Dynamite", sulle liquide note d'un Rohdes sognante?. "Mascara", ultimo brano dell'album, è un velato riferimento a un altro grande gruppo teutonico dei nostri giorni, i Kreidler, con il synth che rievoca la splendida "Reflections" di "Weekend".

In definitiva, un disco che rifugge il sole e che chiede solo d'esser vissuto nel chiuso della propria stanza, tenuamente rischiarata dalla soffusa luce della luna, o dell'imminente aurora, lasciandosene trasportare, mentre il cuore batte e le stelle rifulgono.