OndaRock



  1. Out Of The Angels
  2. A Star Is Born
  3. At Last The Night
  4. In Flight
  5. To The Shade
  6. So Mote It Be
  7. Blackout
  8. Await Lightning
  9. No Lite No Sound
  10. Cut To Future Shoch

 

AMUSEMENT PARKS ON FIRE

Out Of The Angels
(V2 Records) 2006
shoegazing, post-rock

Pochi forse avranno memoria di che razza di band con gli attributi siano stati i Catherine Wheel di Brian Futter e Rob Dickinson. Gli Amusement Parks On Fire ne ricordano molti aspetti, tra cui la capacità di comporre poderosi mid-tempo pumpkinsiani a presa immediata, chitarre che si aprono a ventaglio verso orizzonti di crepuscolare intensità sonora, malinconiche melodie che emergono liquide tra monolitiche distorsioni quasi droniche. “Out Of The Angels” indugia decisamente su quel modello, a cui va aggiunta qualche tutt’altro che smorta rilettura post-rock.

Niente da dire quindi, anche perché come successo per Organ, I Love You But I’Ve Choosen Darkness e Film School, giusto per citare gli ultimi, qualche dischetto derivativo può anche gradevolmente rubarvi qualche mezz’oretta di tempo, soprattutto quando le canzoni accarezzano l’udito con tanta leggiadria melodica; e mica vorrete ascoltare sempre Stockhausen e Braxton (Antony ovviamente), o no? Comunque sia, “Out Of The Angels” consta di dieci composizioni pregne di passione e sincerità, e se in tutta onestà nessuna canzone spicca particolarmente sulle altre, è pur vero che la media qualitativa complessiva ci pare piuttosto elevata.

Adesso vi aspetterete una breve descrizione dei singoli pezzi, giusto? Beh, oggi il recensore è un po’ pigro, abbiate pazienza, per cui vi suggerisce di procurarvi “Chrome” e “Adam’s And Eve” dei suddetti Catherine Wheel, “Mezcal Head” degli Swervedriver, “Nowhere” dei Ride, qualcosa dei Mogwai, e siete a posto, l’ispirazione della band è tutti in quei dischi.
Ecco, avremmo piacere che gli Amusement avessero un buon successo commerciale, poiché potrebbero rappresentare il classico “gruppo chioccia”, necessario ad allevare l’orecchio degli ascoltatori mainstream , conducendoli verso suoni simili, ma di ben altra complessità e spessore qualitativo.