Da non credere. Quando la prima traccia, “Ode To Immer Wieder”, ti spiattella sul muso il motorik beat dei Neu! agghindato col dolce soprabito cosmico dei Cluster di "Zuckerzeit", non ci si può esimere nel decretare i Black Neon come una delle sorprese più liete di questo 2006 in musica. Non solo, perché il disco si mantiene su ottimi livelli per l’intera durata, e va precisato che l’ingegnosità dell’operazione sta nell’inscrivere l’armamentario kraut di cui sopra, in strutture pop dalla facile intelligibilità. Verrebbe da pensare agli Stereolab, quindi? Non proprio, perché se Tim Gane avrebbe potuto benissimo arrangiare “The Truth”, guardano agli Hawkwind, o ancora meglio, in direzione del Robert Calvert di “Captain Lockheed and the Starfighters”, qui i Black Neon gestiscono il tutto con minor genio rielaborativo, ma proponendo una miscela che sgrezza la materia kraut da quell’elemento lo-fi radioattivo che la rende destabilizzante. Non un suono ammaestrato, però, perché in soccorso arrivano profondi squarci ambient che rimandano al Brian Eno “isolazionista” di “On Land”, come nella conclusiva e inquietante “The Exit”, patina di sulfurea dissolvenza psichedelica lacerata da un insistito solo di chitarra in wah wah .
Parlavamo di pop, e tra cotanta ansia di rinverdire fasti settantini, emergono notevoli songs dal retrogusto malinconico, “The Ghosts”, e qualche sbrigliata fantasia synth, con “Ralph & Barbara” e “Cast the Light” che ricordano addirittura i Dawn Of The Replicants.
Cos’altro? Non molto ad essere sinceri, se non che i riffettoni cafoni di “TX81Z” sono l’unica nota stonata e che la successiva “Hollywood 1,2 & 3”, non sfigurerebbe nel “Ravvivando “ dei Faust.


