Due dischi già all’attivo – “Elementary Watson” (2003) e “The Book Of Stanley Creep” (2004) – e un terzo, questo “Honey, You’re Murdering Me” che conferma i parmensi Pecksniff artefici di un folk-pop (molto, ma molto twee ) divertente, sbarazzino e all’occorrenza anche pungente, tanto che, calarsi con euforia un pò beota in queste undici, piccole e fragili canzoni sarà un pò come mettere da parte il mondo, per poco più di mezz’ora vissuta in allegria.
Il disimpegno al potere! E allora le voci all’unisono che sognano di piccoli uccelli, chitarrine giocattolose, e tutti, senza eccezioni, a dondolare la testa (“Little Birds”). E sono sicuro che non smetterete nemmeno tra i gingillini caramellosi della filastrocca di “Secret Hotch Potch”! Il mondo, lì fuori, è un orco cattivo, diamine! Raccontiamoci, allora, qualche fiaba, fingiamo di essere altrove, magari sulle montagne con la piccola Heidi (“Heidi On The Mountain”); oppure tiriamo in ballo i Belle And Sebastian e, per un tramonto delicato, intoniamo, un pò alla maniera di certi Architecture In Helsinki , fanfarine così esili che quasi il vento se li porta via. Senza colpo ferire, i Pecksniff svolgono, insomma, il loro bel compitino, e, all’occorrenza, sanno essere anche giustamente malinconici (“I Learn The Love”), adorabili e in libero, costante sorpasso emotivo (la contagiosissima “Shiner”), teneri (“Water & Whiskey”) o sospesi tra ninnananna e furore controllato (“Yellow Wood”).
E, se con la sgambata di “You May Kiss The Bride” armonica e violino riempiono il campo di delizioso disincanto, e in “The Valley Of Broken Souls” il banjo scodinzola con fervore tutto adolescenziale, nella conclusiva “Funny Lips” assistiamo ad un crescendo in cui coralità ed elettricità si danno la mano per il gran finale.
Niente di nuovo sotto il sole, pare ovvio! Ma, di certo, qualche motivo in più per sorridere (e, si sa: sorridere fa bene alla salute).
09/10/2006