Già dall’iniziale “The Midnight Choir” è un trionfo di facilonerie, ganci buttati come ami in un mare pescoso, coretti che per l’ennesima volta attingono a piene mani da Beach Boys e affini.Si conferma il solito minestrone pop speziato di leggeri quanto inconsistenti rimandi country-folk (la slide che condisce “Teenager” e “Should’ve Known Better”, l’armonica di “I’m So Sorry”).I brani svelti sono esattamente intercambiabili fra loro: “This Year”, “Nothing Changes Round Here” “Long Forgotten Song”, tutti tremendamente orecchiabili, canticchiabili, fischiettabili, sprigionano allegria e buoni arrangiamenti, con efficaci incipit, ma di una leggerezza che dopo pochi minuti lascia spazio al tedio e all’indifferenza.
A volte le idee sono addirittura meno brillanti del solito, come nel caso della troppo cadenzata “Restaurant”, altre volte si gira chiaramente a vuoto, vedi la più malinconica “I Came All This Way”; se poi si abbassano troppo i bpm (la già citata “I’m So Sorry”) le cose non possono che andar peggio.La conclusiva “There’s Joy To Be Found / The Boy Who Caught All The Breaks” (in realtà due brani separati e distinti, anche se contenuti in un’unica traccia) con i suoi 6 minuti e mezzo non riesce a tirare su le sorti di un disco che a conti fatti è poco più che un pasticcio melodico estivo di cui ricorderemo ben poco fra qualche settimana.
Dublinesi che giocano a fare i mediterranei sognando spensierate spiagge spagnole e italiane. Distratti da futili amori estivi e da afose serate trascorse a tirare tardi, rischiano di non passare a settembre gli esami di riparazione.
Se il terzo album è quello della verità, è probabile che Deasy e compagnia dovranno ripetere l’anno.
(30/08/2007)


