Beat Circus

Dreamland

2008 (Cuneiform Records) | klezmer, cabaret

È un circo d'altri tempi quello degli americani Beat Circus, caleidoscopico a partire da chi è transitato per la sua formazione: Alec K. Redfearn, frattaglie di Kayo Dot, Morphine, Cul De Sac/Karate, Mr. Bungle/Secret Chiefs 3 e di numerosi gruppi più o meno klezmer di cui è difficile ricostruire le tracce.

L'atmosfera è quella di un luna park d'inizio secolo, con tanto di nano e donna cannone, galleria degli orrori e suonatore d'organetto. In effetti, le canzoni sono basate su leggende a tinte fosche attorno al parco di divertimenti di Coney Island, costruito tra il 1880 e la Seconda Guerra Mondiale. Il disco è tutto un chiasso di teatranti, orchestrine zingare messe insieme alla buona (bassotuba-violoncello-banjo-batteria da cucina o altre combinazioni del genere), risate ubriache, schiamazzi.
A colpire per prima è proprio la capacità che "Dreamland" ha di evocare più che un'ambientazione un'intera geografia di tendoni, carrozzoni, scemi e belle del villaggio, odori di terra e cucine che si mescolano fra loro.

C'è però un'aura deviante e artificiosa che pervade le sedici tracce dell'album. Più che un circo, "Dreamland" ne è la stemperata caricatura Grand Guignol, da qualche parte tra il film "Delicatessen" e il teatrino psicopatico degli Sleepytime Gorilla Museum. Ben vengano dunque gli amanti di Beirut, Yann Tiersen e Dresden Dolls, ma i Beat Circus potrebbero piacere anche ad ascoltatori dallo stomaco più forte.

L'album scorre a meraviglia tra sbornie mitteleuropee ("Hell Gate", "Gyp the Blood", "Death Fugue"), acquerelli paesani ("The Ghost of Emma Jean", "The Gem Saloon"), incubi figli di Kurt Weill ("Coney Island Creepshow", "Delirium Tremens"). Unica apparente pecca è il non osare mai essere qualcosa di più che un divertissement: i brani sono tutti molto ben costruiti, finemente arrangiati anche nella loro ricercata sgangheratezza, ma la musica sembra sempre puramente narrativa. Così lontana dall'esibizionismo che quasi non si presta attenzione alle sue architetture.

Ma forse è proprio questo il più grande punto di forza di "Dreamland": con la scusa del gioco di genere (ma quale genere, di preciso?), è autorizzato a vestirsi di tutti cliché del caso senza suscitare le ire dei talebani del nuovo.

(21/02/2008)

  • Tracklist
  1. Gyp The Blood
  2. The Ghost Of Emma Jean
  3. Hypnogogia
  4. Delirium Tremens
  5. Lucid State
  6. Death Fugue
  7. The Good Witch
  8. Dark Eyes
  9. Slavochka
  10. The Gem Saloon
  11. El Torero
  12. The Rough Riders
  13. Coney Island Creepshow
  14. Hell Gate
  15. Meet Me Tonight In Dreamland
  16. March Of The Freaks
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