OndaRock



  1. In It
  2. These A.M. Times
  3. About Her
  4. Little Black Bird
  5. Eggs
  6. Remember Home
  7. Bags & Boxes
  8. Until The Judgement’s Clear
  9. Time Moves On
  10. Along Too
  11. The Wander Song



DON BROWNRIGG

Wander Songs
(Weewerk) 2008
songwriter, country-folk

C’è un sottile confine tra i colori della natura, quando lo sguardo si posa sull’orizzonte. Forse questo è un fattore-chiave per riuscire a capire come certi paesaggi si imprimano nel cuore e forse è anche uno degli elementi da tenere presenti quando ci si avvicina per la prima volta all’ascolto di un album come “Wander Songs”.
Don Brownrigg è un cantautore canadese nato e cresciuto nella Codroy Valley, una piccola vallata che si apre tra le montagne del Newfoundland, affacciandosi sul golfo di St. Lawrence: qui l’infinità del cielo e la profonda quiete dell’oceano si perdono in scenari mozzafiato, oscillando all’unisono con il mutare delle stagioni. Trasferitosi in pianta stabile ad Halifax, nel giro di poco tempo Don Brownrigg ha conquistato la deliziosa cittadina canadese affiancando artisti e band locali in veste di chitarrista o di pianista. “Wander Songs”, il suo primo disco solista, riflette tanto nella grazia delle melodie quanto nella gentilezza dei testi il piacere insito nelle piccole cose e la capacità di immergersi nella natura dimenticandosi del tempo che passa.

“Wander Songs” è un percorso itinerante tra i boschi del folk e le praterie dell’alt-country, costellato da accurati accorgimenti strumentali in grado di irrobustire la delicata partitura chitarristica, dando così vita a canzoni nel contempo lievi e corpose. Il registro dell’album è piuttosto uniforme: pur spaziando tra intimi tracciati cantautorali e territori più “marcatamente” roots, Brownrigg si mantiene sempre su toni pacatamente distesi, quasi a voler estendere ai diversi ambiti musicali esplorati quella stessa filosofia del “take your time” imparata sul campo (anzi, sui campi, è proprio il caso di dirlo!) sin da quando era un bambino.

Una voce ombrosa che scivola vellutata su un picking sapiente e garbato: questo è il cuore della musica di Brownrigg, il punto di partenza sul quale poi si inseriscono i numerosi guest (quei medesimi artisti accompagnati dalla chitarra di Don nei concerti Halifax-iani) per definire insieme allo stesso Brownrigg le sfumature dei diversi brani attraverso raffinate entree strumentali. Banjo, mandolino, pianoforte, accordion, lap steel e un diafano tappeto ritmico conferiscono alternativamente ai brani i connotati della ballata tradizionale folk (“Remember Home”, “About Her”), della cavalcata nel southern-alt-country (“Little Black Bird”, “The Wander Song”), del country-folk più elegiaco (“These A.M. Times”, “Bags & Boxes”). E se questo non bastasse, il quadro viene completato da accorgimenti dal sapore country-roots quali il clapping o lo stomping (“In It”, “Until The Judgement’s Clear”) e da un sopraffino whistling di morriconiana memoria (“These A.M. Times”).

Le aggraziate incursioni vocali di Tanya Davis (“Times Move On”) e Jenn Grant (“Along Too”, “Eggs”, “The Wander Song”) si modellano perfettamente sui brani che le ospitano, e alternandosi alla voce calda di Don regalano all’atmosfera una sorta di “incantata sensualità”.
I testi sono tutti di Brownrigg, ad eccezione di “Times Moves On”, frutto della collaborazione con Tanya Davis, e di “Remember Home”, magnifica cover di un brano scritto da Donald e Peter Brownrigg (e il cognome non mente, essendo questi ultimi due zii di Don).
Le canzoni di Brownrigg parlano d’amore, di nostalgia per chi è partito, dell’attaccamento alle proprie origini e alla propria terra natia, del bisogno di guardare avanti lasciandosi il passato alle spalle.

“Wander Songs”, è un album romanticamente malinconico, un album fatto di saggezza e di ricordi, dove il tema della partenza e quello del viaggio ricorrono frequentemente come a svelare un senso di irrequietezza, il plausibile sintomo di una ricerca (interiore?) in divenire finalizzata a una qualche pacificata destinazione. Non è dunque un caso che la scelta del titolo dell’album sia ricaduta proprio sull’ultimo brano, una sognante canzone dedicata alle “wandering souls”, ovvero a tutte quelle anime che sono ancora in cerca della loro meta. Che si tratti di una destinazione reale o simbolica, poco importa. L’importante è riuscire a trovarla, avendo anche il coraggio di osare:
Don’t be afraid of the world if you ain’t out there in it”.

(17/11/2008)