C’era una volta il caro vecchio amato punk, fatto di one-two-three-four–one-two-three-four, pochi accordi in croce, un paio di slogan sbattuti in faccia al mondo, due o tre minuti tirati al massimo, e il pogo era servito.
Se siete rimasti affezionati a tutto questo e continuate a ritenere che Ramones e Sex Pistols siano i più grandi gruppi rock mai apparsi sul globo, ebbene gli Hanson Brothers sono esattamente ciò che fa al caso vostro.
Vengono dallo sterminato Canada, imbastiscono le proprie tracce di racconti su biker, birre, ragazze e partite di hockey, sono in sella da oltre vent’anni, e ci regalano un live che raccoglie le loro prodezze più interessanti, registrato al Coaldale Motor Inn di Alberta, dove in meno di un’ora mettono in fila 27 tracce.
La dimensione live, spontanea e intensa, mette ancora più in risalto tutto lo humor e l’istrionismo di questi buontemponi, i quali hanno inserito nel disco brevi estratti da una folle intervista radiofonica.
Il cd è in realtà un dual disc, con su un lato il reportage audio dello spettacolo e sull’altro un simpatico Dvd attraverso il quale Johnny Hanson ci spiega per filo e per segno come produrre in casa dell’ottima birra: molto più esplicativo di qualsiasi altra guida introduttiva possiate già avere sull’argomento.
Se siete interessati a brevi cenni biografici sulla band, sappiate che le origini risalgono al 1989, quando i fratelli Robbie e Tommy Wright (già nei NoMeansNo) diedero il via a un progetto parallelo che inizialmente prevedeva esclusivamente cover dei Ramones per poi deviare gradualmente verso produzioni autografe.
Ma veniamo al menù di questo "It’s A Living": dalle prime note di “Total Goombah” sino al tripudio finale di “Sudden Death” ci troviamo davanti a una formidabile sequenza di tiratissimi brani fun punk-rock figli di quello spirito che esplose nella seconda metà degli anni 70, producendo i migliori frutti intorno al 1977.
Qualche piccola deriva surf (“Danielle”) e l’immancabile dedica a Joey Ramone (“Joey Had To Go”) non potevano mancare in un disco del genere, capace di affiancare momenti più duri e ai limiti del metal (“Four Heads One Brain”, “No More Headcheese”) ad altri decisamente più fruibili (“Stick Boy”, il potenziale hit single “Sabrina”).
Suonano bene, gli Hanson Brothers, e si rendono decisamente credibili, pur realizzando un prodotto assolutamente derivativo.
E in effetti l’unico appunto che potremmo muovere a questi attempati signori canadesi (e già, i NoMeansNo sono in attività dal 1979, fatevi due conticini…) risiede nel fatto che non fanno assolutamente nulla per cercare di personalizzare il proprio suono, rischiando così di essere una band buona soltanto per gli inguaribili nostalgici dell’epopea punk.
Noi premiamo comunque l’attitudine e la forza dimostrata in un live che si beve tutto d’un fiato.
02/02/2009