Ramones

Ramones

Alle radici del punk

di Francesco Paolo Ferrotti

Il loro motto era "Gabba Gabba Hey!". Il loro credo, il disimpegno. Ma con le loro canzoni nevrotiche e irriverenti, di pochi minuti e semplici accordi, i Ramones hanno aperto la strada alla generazione punk, rivelandosi una delle band più influenti della storia del rock. Ecco la loro storia e un'intervista a tutto campo a Marky Ramone

I Ramones sono stati uno tra i gruppi più rivoluzionari della storia del rock. Sebbene la loro carriera non possa essere del tutto identificata con l'evoluzione del fenomeno "punk", di esso sono riconosciuti come i primi e maggiori responsabili. L'avventura musicale della band newyorkese cominciò nel marzo 1974 quando, per la prima volta, i Ramones si esibirono dal vivo per pochi sventurati ascoltatori. Il nome della band era tratto da uno pseudonimo di Paul McCartney e ogni componente lo aveva sostituito al proprio vero cognome. La primissima formazione era composta di tre soli membri: inizialmente, Jeffrey Hyman, in arte Joey "Ramone", era, oltre che cantante, preposto alla batteria; alla chitarra e al basso militavano gli altri due "falsi fratelli" Johnny e Dee Dee "Ramone".

Qualche mese più tardi, la formazione ridefiniva l'organico con l'approdo di Tommy "Ramone" alla batteria e, il 16 agosto 1974, i Ramones debuttavano al CBGB's, inaugurato l'anno precedente: presto si collocavano, insieme a Television, Patti Smith, Blondie, e in seguito Talking Heads e altri, tra i gloriosi alfieri di quel piccolo e inizialmente anonimo locale della Grande Mela che presto sarebbe diventato il celebre e pittoresco tempio della new wave, frequentato anche da intellettuali ed esponenti di spicco dell'undergound newyorkese quali Lou Reed, John Cale e Andy Warhol.

Erano così, per la band, gli inizi di una lunga carriera che, durata più di venti anni e travagliata da alcuni cambiamenti d'organico, si è definitivamente conclusa nel 1996, un anno dopo l'uscita di Adios Amigos, ultimo dei ben quindici album registrati in studio dai Ramones. In questo lungo arco di tempo, la band non ha mai modificato, ma semmai affinato, la fortunata ricetta che, sin dall'inizio, ne ha determinato il duraturo successo: brani veloci, semplici e orecchiabili, a metà strada tra frizzante rock'n'roll, garage e surf-rock; con l'aggiunta di alcune ballate “pop” e di qualche gustosa cover, riscoperta e brillantemente rielaborata in chiave moderna.

Ad ascoltarli a distanza di trent’anni, i loro dischi mantengono intatta, come pochi altri, la freschezza originaria e sono ancora di grande attualità. Oggi i Ramones sono tra le rock-band più tributate di tutti i tempi, fino alla recente, seppur un po' deludente, compilation-tributo We're a Happy Familiy (2003), che ha visto la partecipazione di artisti di fama internazionale quali, tra gli altri, Eddie Vedder, Tom Waits, U2, Metallica, Red Hot Chili Peppers. Inoltre, è davvero grande il numero di band attuali, più o meno note, che in giro per il mondo si ispirano ai Ramones o che si divertono, ed è forse il termine più appropriato, ad eseguire cover del quartetto. Gruppi come Screeching Weasel e Queers sono giunti fino al punto di "coverizzare" un intero album del gruppo (rispettivamente, “Ramones” e “Rocket To Russia”).

Al nostro orecchio ormai assuefatto ai numerosi emuli, forse sfugge la novità che dovette rappresentare la musica dei Ramones alla metà degli anni 70: i quattro newyorkesi diedero vita a qualcosa di davvero rivoluzionario, un rock'n'roll minimalista che, dopo essere stato assunto e rielaborato dal punk e da certa new wave, avrebbe determinato profonde conseguenze: nella loro brillante essenzialità, infatti, le loro canzoni diventarono presto un prezioso prototipo cui si è fatto ricorso per intraprendere tante nuove strade nel rock; lezioni imprescindibili, e presto inconsapevolmente implicite, per quasi chiunque sia giunto dopo di loro.

Quello dei Ramones fu un consapevole tentativo di recuperare le radici profonde di una tradizione rock che, alla metà degli anni 70, sembrava aver perso parte della vitalità originaria dei 50 e dei primi 60; ma, lungi dell'essere un ritorno al passato, questo tentativo non poteva che comportare anche un rinnovamento profondo delle strutture attuali. Il rigetto del passato, la volontà di dar vita a qualcosa di nuovo, prese la forma di una totale messa in discussione dei valori più condivisi del rock mainstream, a cominciare dalla stessa icona della "rockstar": i Ramones introdussero un "anti-look" che, esagerando fumettisticamente la quotidianità, diventò a sua volta un originale look, composto da giubbotti di pelle, t-shirts aderenti, jeans strappati e scarpe da tennis, che sembrava, nel suo aspetto caricaturale, burlarsi di tutto e di tutti. Ma la dissacrazione fu maggiore dal punto di vista strettamente musicale; con le parole di Tommy: "Abbiamo trasportato il suono del rock in un mondo psicotico e lo abbiamo concentrato in una sottile linea di energia. In un'epoca di rock progressivo, con le sue complessità e i suoi contrappunti, noi avevamo una prospettiva di non-musicalità e di intelligenza che prendeva il sopravvento sull'abilità musicale". Si apriva la strada per la “democratizzazione” del rock: dopo i Ramones, chiunque poteva farlo.

Si trattava, tuttavia, non tanto dell'irrisione della tecnica musicale (cosa che fecero invece i Sex Pistols), ma piuttosto del deliberato rifiuto di un certo tecnicismo che, nei primi anni 70, diventava fine a se stesso a discapito di quello che a volte non riesce con esso a conciliarsi: la ribelle spontaneità giovanile, l'immediatezza comunicativa, la volontà di divertire e divertirsi.
Le prime canzoni dei quattro erano caratterizzate da pochi accordi inquadrati in un "muro" di chitarra distorta, una sezione ritmica pulsante, pochissimi “abbellimenti”, e dalla voce avvolgente, davvero molto particolare, di Joey Ramone. Il tutto era dai tratti squisitamente low-fi e ridotto alla media di due minuti per traccia: nessuna ridondanza, energia allo stato puro. 
I testi delle canzoni, ai limiti del delirio verbale, mostravano il totale disimpegno come l'impegno costante della band nel rifiuto di quella serietà che si addice a un "vero" musicista: in una surreale atmosfera da cartoon, i Ramones cantavano di nevrosi giovanili e insanità mentali, del sole californiano, di mazze da baseball e sciocchi amori adolescenziali. Il loro grido di battaglia era il demenziale “Hey, Ho, Let’s Go!”. Il loro slogan era l’ancor più demenziale "Gabba Gabba Hey!". La parola d'ordine era una sola: "Fun". Nonostante tutto.

Sono queste le premesse alla base di Ramones, lo storico album d’esordio uscito nell’aprile 1976, e contenente pietre miliari come "Blitzkrieg Bop", "Beat On The brat", "53rd & 3rd", "I Wanna Be Your Boyfriend" e “Judy Is a Punk”: in appena mezz'ora di durata, è un esordio fenomenale, che lascia senza parole pubblico e critica del tempo. Sembra di trovarsi davanti ad una sorta di "anno zero" del rock, tale è la brillante essenzialità e l'irriverente semplicità del progetto: il pubblico dell'epoca, disorientato, si divide e i quattro sono visti come dei geni o come dei buffoni o, in alcuni casi, come entrambe le cose insieme.
Quello dei Ramones è un rock scarnificato e ridotto all'essenziale, ritmo pulsante e coinvolgente che non lascia più tempo per pensare, per riflettere, per godere della stessa musica; sono le canzoni di una quotidianità impazzita, di una società che va sempre di fretta e in cui anche la musica non può essere più quella di una volta, ma è profondamente immersa e partecipe di quella vita metropolitana caotica e frammentata che essa rispecchia e, con sguardo divertito, esorcizza.

Dopo Leave Home (1977), buon secondo album di transizione in cui spicca la dirompente "Oh Oh I Love Her So", Rocket To Russia (1977) completava una sorta di trilogia e rappresentava il magistrale consolidamento del loro sound: ciò che nell'album d'esordio poteva ancora sembrare quasi una burla, o una sorta di bizzarro esperimento, nell'anno "ufficiale" di nascita del punk diventava il verbo di un'autentica rivoluzione musicale, ormai matura in tutta la sua irriverente “immaturità”.

Il biennio '76-'77 è il periodo in cui i Ramones vengono associati all'esplosione su larga scala del fenomeno "punk" ed esaltati come suoi maggiori precursori, in particolare dopo il concerto al Roundhouse di Londra il 4 luglio 1976, il loro primo fuori dagli States, in cui i quattro entusiasmano il pubblico londinese. Furono infatti i Ramones a portare a Londra quella ventata di novità grazie alla quale l'underground di New York Dolls e Richard Hell, importato da Malcolm McLaren, e il pub-rock londinese, entrambi fenomeni nuovi ma non radicalmente innovativi, davano vita a qualcosa di veramente diverso dal passato: nasceva il movimento punk, grande sintesi di elementi in conflitto. Senza i Ramones, infatti, esso non sarebbe quello che conosciamo: non avrebbe assunto il suo aspetto più scanzonato e beffardo; non avrebbe aspirato ad un sound davvero rivoluzionario, ma sarebbe rimasto legato alle sonorità glam di gruppi come i New York Dolls.

In realtà però, al "punk" per come si sviluppò una volta approdato in Inghiliterra, i Ramones non appartennero mai del tutto e, in parte, quel movimento fu addirittura un freno alla loro carriera: in loro non c'era spazio alcuno per l'inquietudine autodistruttiva dei Sex Pistols, per l'impegno sociale dei Clash o l'atmosfera alienata e decadente di Siouxsie e dei Damned (caratteristiche poi confluite nel punk-hardcore di gruppi come Dead Kennedys). Allo slogan del "no feelings", sancito dal titolo di un pezzo dei Sex Pistols, i Ramones contrapponevano sin dall'inizio "I wanna be your boyfriend", in cui si canta di una "sweet little girl"; al nichilismo e all’impegno sociale i Ramones sostituivano la strafottenza e il disimpegno, all'angoscia esistenziale una sorta di energia positiva che la loro musica sembrava emanare, nonostante la dissacrazione che proponeva.

Pur essendo i Ramones a buon diritto associati alla generazione “punk”, dunque, i quattro andrebbero considerati come un fenomeno non del tutto coincidente con quel movimento ma, piuttosto, come un fenomeno parallelo e, per molti versi, anche a sé stante: in primo luogo, per il semplice motivo che i Ramones non soltanto cominciarono ad esibirsi ben due anni prima dell’affermazione del “punk”, ma anche che, a differenza della quasi totalità dei gruppi del ’77, continuarono una lunga carriera dopo l’esaurimento di quello stesso movimento, e lo fecero senza nemmeno modificare troppo la propria fortunata ricetta iniziale. In secondo luogo, i quattro newyorkesi affondavano parte delle proprie radici anche in momenti musicali del passato e in tematiche che il punk trascurò, quando non vi si oppose decisamente: le love-songs per esempio, in particolare quelle canzoni strappalacrime adolescenziali che conquistavano i teens americani tra la fine degli anni 50 e i primi 60, e che avevano trovato in Phil Spector il più geniale artefice.

Ascrivere i Ramones al “punk” in modo acritico e scontato, finisce non soltanto per limitarne l'importanza storica, ma sopratutto per penalizzarli musicalmente, facendo apparire come mancanti rispetto al "punk maturo" (quello cioè di Sex Pistols, Clash, Damned, Heartbreakers, Avengers, etc) quelli che in realtà sono piuttosto alcuni aspetti peculiari e distintivi della formazione rispetto ad esso. Rivendicare, come si è appena fatto, la peculiarità e l'autonomia dell'approccio musicale dei Ramones, è un modo per attribuire il giusto peso ad una formazione che ha avuto, innanzitutto, il grande merito di aver riportato in vita, alla metà degli anni 70, l'energia originaria e dirompente del rock'n'roll: non in qualità di revival del passato, bensì in una forma dalla portata talmente innovativa da rendere i quattro paragonabili a dei novelli Chuck Berry dell'era punk.

La "Maybellene" degli anni 70 si chiama "Sheena Is a Punk Rocker": un brano energico, divertente, frizzante, funambolico, e che davvero elegge i Ramones quali più genuini rock&rollers di quegli anni. "Sheena" resta il brano più meritatamente celebre di Rocket To Russia ed è anche uno dei più rappresentativi e acclamati dell'intera lunga carriera della formazione.
Ma nell'album non mancano certo altre tracce memorabili: a cominciare dalla potente opening-track, la trascinante e demenziale "Cretin Hop", e la seguente "Rockaway Beach", forte di chiare ascendenze di matrice surf-rock.
Una novità è costituita dalla presenza di "Here Today, Gone Tomorrow": si tratta di un brano più soft, con un testo più riflessivo che introduce anche una vena malinconica la quale, spesso associata al tema dell' "amore perduto", non mancherà in seguito nella musica dei Ramones.
Infine, con la cover di "Surfin' Bird" dei Trashmen siamo di fronte non solo ad un omaggio al surf-rock, ma anche ad un saggio esemplare della sua rilettura in chiave moderna: il surf, genere proliferato nei primi anni 60 anche in una dimensione garage, incontra adesso il garage di una generazione successiva, quella dei Ramones. Questa è una lezione che non mancherà di fare alcuni illustri proseliti.

Nonostante i Ramones non abbiano mai scalato le classifiche, la rapida ascesa della band newyorkese è stata fondata soprattutto sui dirompenti e numerosissimi live (oltre 2200 concerti) che ne hanno scandito la carriera: come pochi altri, i Ramones furono infatti un gruppo che visse del contatto diretto con il proprio pubblico, sempre più numeroso e fedele. Ne è testimone It's Alive, uno straordinario live album uscito nel 1979 (ma registrato a Londra, 31 dicembre 1977) che, sintetizzando la prima fase della band, mostra come la loro vitalità fosse ancora tutt'altro che sopita.

Con il quarto album, Road To Ruin (1978), che vede l'arrivo alla batteria dell'ex-Voidoids Marc Bell, ribattezzato subito Marky Ramone, il gruppo avverte una certa maturazione: mediante alcuni pezzi più lenti e curati, ma non per questo meno immediati, vengono maggiormente esaltate le mai rinnegate inclinazioni “pop” della band, sollevando tuttavia le critiche di alcuni fans. Oggi il risultato appare comunque convincente e brani come “Don’t Come Close”, “Questioningly” e la cover di “Needles And Pins” arricchiscono il repertorio del gruppo di nuove sfumature. Nello stesso 1978, i Ramones cominciano le riprese per un film che ha come protagonisti se stessi; la pellicola, intitolata Rock 'n' Roll High School, esce l'anno seguente insieme alla colonna sonora.

I due album che seguono, End Of The Century (1980), impreziosito dalla produzione di Phil Spector, e Pleasant Dreams (1981), confermano il parziale mutamento di prospettiva in direzione “pop”: "Do You Remember Rock 'n' roll Radio?" dal primo, "We Want The Airwaves", The KKK Took My Baby Away” e la dolce e struggente "7-11" dal secondo, sono comunque tra gli episodi più riusciti dell'intera carriera della band. Alla produzione più spiccatamente “pop” dei Ramones è dedicata un’appendice finale.

Nel corso degli anni '80, la formazione alterna momenti in cui accusa (anche all’interno dello stesso album) ripetitività e mancanza di inventiva, ad improvvisi e brillanti lampi compositivi: tra questi ultimi, su tutti "Daytime Dilemma", "Howling At The Moon" e "Chasing The Night" in Too Tough To Die (1984); "She Belongs To Me", “My Brain Is Hanging Uspide Down” e sopratutto "Something To Believe In" in Animal Boy (1986); “I Wanna Live” e la preziosa ballata “Bye Bye Baby” in Halfway To Sanity (1987).
Nel 1989 è la volta di Brain Drain, decimo album, in cui spicca la presenza di "Merry Christmas (I Don't Want To Fight Tonight)" e di "Pet Semetary", brano principale della colonna sonora dell'omonimo film ispirato al romanzo di Stephen King, da sempre grande fan della band newyorkese.

Il lavoro successivo, Mondo Bizarro (1992), nonostante lamenti la dipartita del bassista Dee Dee in favore del giovane C.J. Ramone, è in qualche modo una rivelazione inattesa per una formazione con ormai parecchi anni alle spalle: i Ramones appaiono quasi ringiovaniti, sembrano aver recuperato la propria forma migliore e aver trovato un buon equilibrio, nonostante i recenti contrasti interni. Il disco ospita, insieme ad altri episodi significativi, la splendida "Poison Heart", scritta dal dimissionario Dee Dee e con pieno diritto di entrare tra i vertici della formazione.
Degno di nota è anche il successivo Acid Eaters (1993), cover-album del repertorio anni 60 (da Bob Dylan a Eric Burdon, dai Jefferson Airplane ai Creedence, dagli Stones agli Who, fino all'immancabile Brian Wilson).

Da Rocket To Russia in poi, nei dischi dei Ramones si apriva, di solito, un piccolo spazio per uno o due pezzi più pacati e intimisti in cui l'euforia sembra stemperarsi in una tenue malinconia dal sapore dolce-amaro, e in cui si accenna alla giovinezza che si allontana, al tempo che fugge e che porta con sé il ricordo di amori perduti. Allo stesso modo dei personaggi dei fumetti, che mai mutano, sembrava che Joey e compagni volessero rimanere sempre uguali, e la loro musica, rimasta fedele alle origini, era forse anche un modo di esorcizzare quel trascorrere che pur affiorava timidamente in alcune loro canzoni: ma se i quattro si burlavano persino del tempo, quest'ultimo, si sa, non risparmia nessuno. Adios Amigos (1995), l'album che annuncia lo scioglimento del gruppo, si apre con una cover il cui titolo non potrebbe essere più appropriato: "I Don't Wanna Grow Up" è l'ultima protesta del bambino interiore che non si rassegna, proprio no, a dover crescere ed affrontare la vita in modo serio e responsabile; è una rivendicazione della volontà di divertirsi senza pensieri, di giocare con la musica, di essere giovani… ancora un'ultima volta. Quell’ultima volta è il 6 agosto 1996, a Los Angeles: l’ultimo live dei Ramones, cui prendono parte anche Eddie Vedder, Chris Cornell, Tim Armstrong e altri, pone fine ad una lunga carriera di successi, delusioni commerciali e grande passione. Il live è testimoniato in We’re Outta Here! (1997).

Gli anni che seguono, purtroppo, sono forieri di eventi luttuosi che privano i fans di ogni speranza di rivedere il gruppo riformato: il 15 aprile 2001, dopo una lunga battaglia contro un tumore al sistema linfatico, si spegne Joey Ramone, l’eterno teenager.
Magro e altissimo, dal fascino androgino, Joey nascondeva dietro quelle sue inseparabili lenti colorate una forma di daltonismo. La sua non era mai stata una vita facile, eppure era diventato il leader di una band che esprimeva un vitalismo mai riscontrato nella musica rock. Forse è per questo motivo che la musica dei Ramones contiene qualcosa di "terapeutico": per Joey era stato anche un modo per affrontare la vita... e la morte. Fino all'ultimo, il cantante dei Ramones non si smentisce e lascia come vero e proprio testamento spirituale un album da solista, Don’t Worry About Me: a cominciare dalla toccante e ormai arcinota cover di “What a Wonderful World”, passando per "I Got Knocked Down (But I'll Get Up)" e l'emblematica title-track, il suo è un addio coraggioso e denso di amore per la vita, lontano anni luce da certi stereotipi “decadenti” del rock’n’roll.
Esattamente al contrario, Dee Dee: autore di molti brani del gruppo e dalla personalità eccentrica, era uno che di quegli stereotipi aveva fatto uno stile di vita; nel giugno 2002, viene trovato morto per un’overdose di eroina così come, negli anni 70, era toccato al suo amico e collega bassista Sid Vicious. Appena pochi mesi prima della scomparsa di Dee Dee, i Ramones erano stati insigniti dell’ingresso nella Rock’n’roll Hall Of Fame.
Infine, Johnny: era sempre stato il vero “duro” del gruppo (ex-marine e di convinta fede repubblicana) e, grazie alla sua determinazione e alla sua metodicità, era stato colui che aveva permesso alla formazione di sopravvivere per tanti anni. Insieme a Joey, era stato l’unico membro sempre stabile. Nel 1984, Johnny aveva rischiato la vita in un incidente: a questo episodio si riferiva il titolo di un album del gruppo uscito quell'anno, “Too Tough To Die”. Ma nemmeno Johnny era davvero “troppo duro per morire”: vent'anni dopo, il 15 settembre 2004, un tumore porta via anche il granitico chitarrista inventore del “wall of sound” del punk.

Marky, unico membro ancora in attività, mantiene viva la tradizione del gruppo e, nel 2004, ha curato l’uscita di Raw: un Dvd contenente parecchio materiale inedito, tra cui un intero concerto dei Ramones in Italia, nel 1980.

E' recentissima l'uscita di It's Alive 1974-1996, un doppio Dvd che testimonia la lunga carriera concertistica della formazione. 

(ultimo aggiornamento: 10/10/2007)

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All’ombra del punk: il teen-pop nostalgico dei Ramones.

Passandone in rassegna la discografia, ci si accorge facilmente che in ogni album dei Ramones trovano sempre spazio uno o due brani più "soft", che si distinguono dagli altri e che sarebbe improprio etichettare come "punk". Nonostante si tratti in genere di ottime tracce, piccoli gioielli "pop", spesso questa produzione è stata sottovalutata, ed è rimasta all'ombra delle canzoni “punk” che resero celebri i Ramones. In realtà, però, i nostri non furono soltanto un gruppo punk-rock come altri, e la loro capacità di scrivere anche brani lenti, in alcuni casi persino introspettivi, ne è una prova evidente. Spesso, c'è chi ritiene a torto che quella "pop" sia stata soltanto una sorta di deriva post-77: è vero che a partire dal 1978 (e fino al 1981) questa inclinazione fu esaltata maggiormente, ma bisogna ricordarsi che il pop era già una colonna portante dell'album d'esordio della formazione, con quella "I Wanna Be Your Boyfriend" senza la quale a "Ramones" mancherebbe di qualcosa non sarebbe lo stesso album che conosciamo.

I Ramones diedero vita ad un'avanguardia rock che, se da un lato intendeva recuperare la dirompente fisicità del rock'n'roll originario, dall'altro lato non trascurava anche gli aspetti più "sentimentali" di quella musica, espressione delle inquietudini borghesi degli adolescenti americani durante gli anni 50 e i primi 60. Del resto, non era stato già Elvis Presley, sin dalla seconda metà degli anni 50, a conciliare l'irruenza del rock'n'roll con le effusioni delle sue interpretazioni più melodiche?
Per trovare però gli antenati più diretti delle canzoni di cui stiamo parlando, dobbiamo giungere ai primi anni 60: prima che la beatlemania approdasse negli States, due geniali artefici di musica pop furono Phil Spector, con i suoi gruppi femminili, e Brian Wilson, con i suoi celebri Beach Boys. Sarebbero non poche le analogie da riscontrare tra la musica dei Beach Boys e quella dei Ramones, a cominciare dal fatto che molte canzoni di questi ultimi denunciano un'evidente matrice "surf" (nel loro repertorio troviamo anche due cover di brani scritti da Brian Wilson: "Surf City" e "Surfin' Safari"). Con Phil Spector, invece, ci fu anche una diretta esperienza comune: com'è noto, alla fine degli anni 70 il famoso produttore - inventore del "wall of sound" e artefice di quelle preziose canzoni che definiva "piccole sinfonie per adolescenti" - fu alle prese con un album dei Ramones, "End Of The Century" (1980). Fu, in assoluto, l'album più venduto della loro carriera.

Se ora vogliamo entrare più nello specifico della produzione pop dei Ramones, non possiamo che ricordare subito la mente che l'incarnava maggiormente: Jeffrey Hyman, in arte Joey Ramone. Sebbene non sempre la tendenza trovasse vita facile all'interno del gruppo, Joey cercò di riservare ad essa uno spazio in ogni lavoro discografico dei quattro: fu lui a scrivere la maggior parte di queste canzoni pop e, naturalmente, è sua quella voce senza la quale esse non sarebbero così particolari.

L'argomento ricorrente in questi brani è, come si può immaginare, d'amore. Tuttavia, non c'è mai il rischio di cadere nella stucchevole retorica dei sentimenti e il motivo è semplice: non si parla mai di amori maturi ed adulti, bensì di sentimenti adolescenziali, fragili, ingenui. Apparentemente, amori passeggeri di poco conto; eppure, si tratta proprio di quelli che, nella loro fugacità, permangono maggiormente nella memoria di ciascuno di noi come il ricordo di un tempo spensierato, come il simbolo di un'innocenza irrimediabilmente perduta e costantemente ricercata. Nella maggior parte dei casi, infatti, ci troviamo nella dimensione dei ricordi: i testi raccontano in genere di amori perduti, o forse mai realizzati… mai dimenticati, però, nonostante l'inesorabile trascorrere del tempo. Si potrebbe dire che il vero filo conduttore di queste canzoni sia proprio il rapporto con il tempo: è questo rapporto conflittuale, infatti, a conferire ad alcune ballate dei Ramones un sapore dolce-amaro, un delicato sottofondo malinconico. Quest'ultimo aspetto può per certi versi stupire: a prima vista, nel mondo dei Ramones non sembrerebbe esserci alcuno spazio per le ombre e per la malinconia. Eppure, così come l’euforia delle canzoni dei Beach Boys nascondeva la malinconia di “Pet Sounds”, allo stesso modo, sono proprio gli stessi aspetti "ludici" della loro musica a determinare, come rovescio della medaglia, l'amara consapevolezza che il gioco possa terminare, prima o poi; oppure che, magari, sia già terminato da parecchio tempo, ma che ci si voglia continuare ad illudere che così non sia. Ma per quanto, ancora? Il manifesto di questi conflitti interiori è, già dal titolo, quella "I Don't Want To Grow Up" che, posta in apertura dell'ultimo album, sancisce proprio l'imminente fine della carriera dei Ramones.

Quello che segue è un percorso cronologico - con particolare riferimento ai testi - attraverso le canzoni dei Ramones in cui sono maggiormente presenti le inclinazioni "pop" del gruppo e, nella maggior parte dei casi, le tematiche a cui si è accennato. L'autore di questi brani è, come detto, quasi sempre Joey Ramone.

I Wanna Be Your Boyfriend
(da "Ramones")
E' la quarta traccia del primo e storico album "Ramones", nonché la prima proto-ballata della formazione. Scarna ed essenziale, come la copertina dell'album; elementare e disarmante, come il concetto che è espresso:

Sweet little girl
I wanna be your boyfriend

Eppure, tra quei quattro accordi, è già contenuta in potenza un'anima "pop" che Joey e compagni sapranno esaltare sempre meglio negli album seguenti.

Here Today, Gone Tomorrow
(da "Rocket To Russia")
Sin dal titolo, si tratta della prima canzone dei Ramones a tinte malinconiche. E' una canzone d'amore, ma di cui ormai resta solo un amaro ricordo. Non è del tutto chiaro a cosa voglia alludere il testo: forse ad una morte prematura? Sebbene non sia ancora equilibrato il rapporto tra la musica e il testo, in questa canzone è presente qualche piccola novità: un diverso timbro chitarristico e quello che è il primo assolo nell'avventura discografica dei Ramones.

Ramona
(da "Rocket To Russia")
Fresca e cadenzata, "Ramona" è il prototipo ideale del brano pop-punk per i decenni a venire. D'altro canto, i caratteristici cori - presenti in molte altre canzoni dei Ramones - sono invece un retaggio dei gruppi vocali degli anni 50 e 60. I Ramones hanno avuto la grande capacità di rendere attuali elementi del passato per traghettarli, in forma rinnovata, alle generazioni future.

Questioningly
(da "Road To Ruin")
Il quarto album del gruppo contiene la prima ballata di alto livello, in cui la musica diventa (relativamente) più complessa e la durata è maggiore del solito. Questo però non comporta che le consuete doti di semplicità vengano meno o che siano rinnegate; al contrario, sono esaltate da una maggiore consapevolezza dei mezzi a disposizione, grazie anche all'approdo di Marky Ramone alla batteria. Caratteristiche di questa canzone sono il bel timbro acustico della chitarra, un diverso uso del basso, e il fatto che, per la prima volta, un accordo in tonalità minore entri pienamente a far parte di una canzone dei Ramones.
Sul versante delle parole, il testo è semplice e diretto, ma ben più sottile ed introspettivo di quanto non possa apparire a prima vista: il protagonista narra dell'incontro fortuito con una ragazza che, guardandolo negli occhi in modo interrogativo ("questioningly"), gli chiede se egli non sia per caso quel ragazzo con cui era stata insieme... "tanto tempo fa". Ma egli, sulle prime, sembra volersi mostrare distaccato:

Sì - dissi - sei una ragazza che un tempo potrei forse aver conosciuto
ma ora non ti amo più
per quale motivo vuoi parlare con me?

Si ha però la sensazione che quella del protagonista sia solo una fragile difesa da qualcosa che, in quel momento, lo turba profondamente: come se d'improvviso realizzasse che il tempo è volato, diventando così un adulto senza rendersene conto. Ed ecco, allora sopraggiunge la nostalgia:

Avresti dovuto lasciarmi andare
i ricordi ci fanno piangere

Sembra che però, ormai, non sia rimasto più tempo se non per i dolci ricordi e gli amari rimpianti, unici compagni di solitudine:

Al mattino vado al lavoro in orario
il mio capo dice che faccio bene la mia parte

Quando torno a casa
una bottiglia di whiskey e un film in TV
i ricordi mi fanno piangere
e sono da solo, soltanto io
soltanto io, con i miei interrogativi


I Want You Around
(da "Rock'n'roll High School")
Fa parte della soundtrack del film interpretato dal gruppo nel 1979, ed è anche il primo brano dei Ramones prodotto da Phil Spector. Si tratta di un'altra gradevole ballata acustica, ma ben più spensierata rispetto alla precedente.

Do You Remember Rock'n'Roll Radio?
(da "End Of The Century")
In questa brillante opening-track, la produzione di Phil Spector è subito in primo piano: il suono è potente, debordante, espressivo. Il celebre "wall of sound" spectoriano incontrava il "wall of sound" dei Ramones: se in generale l'esito non è sempre stato del tutto convincente, questo è sicuramente uno dei momenti più validi dell'album e della carriera della formazione. I protagonisti di questa canzone sono ancora una volta i ricordi; in questo caso, però, non si rievoca una ragazza, ma piuttosto l'intera atmosfera di un periodo, con la sua musica e i suoi eroi: Ed Sullivan, Alan Freed, Jerry Lee Lewis, John Lennon, i T.Rex (una dimostrazione di come il rapporto con il passato, anche quello meno lontano, era vissuto dai Ramones in modo profondamente diverso rispetto ai punk inglesi). La parte centrale è la più significativa:

Ti ricordi quando eri disteso nel letto
con le copertine dei dischi che ti coprivano fin sopra la testa?
e la radio suonava
così nessuno poteva accorgersi
abbiamo bisogno di cambiamenti
e ne abbiamo bisogno in fretta
prima che il rock sia soltanto parte del passato
perchè poi a distanza di tempo mi sembra suonare tutto allo stesso modo

Probabilmente, nessuno può dire di aver contribuito più dei Ramones a non rendere il rock "parte del passato". Tuttavia, la nostalgia sembra essere sempre in agguato: forse la loro rivoluzione musicale è stata anche un modo per esorcizzare e scongiurare quella nostalgia canaglia che, nonostante tutto, come abbiamo visto spesso ritorna inesorabilmente.

Baby, I Love You
(da "End Of The Century")
E' la cover di uno storico hit delle Ronettes, firmato Phil Spector: più "pop" davvero non si può. A tal punto, che questa canzone fu motivo di dissensi non soltanto tra i fan, ma anche tra gli stessi componenti del gruppo: anche in seguito, Johnny la ritenne sempre eccessivamente "levigata" per i loro standards. Nonostante ciò, oggi la cover non suona affatto male, anzi è persino più riuscita del brano originale: in particolare, la prestazione vocale di Joey è forse la sua migliore di sempre, e fa rimpiangere che egli non abbia insistito con maggiore frequenza su questo registro melodico che sembrava essergli particolarmente congeniale.

The KKK Took My Baby Away
(da "Pleasant Dreams")
Incredibile come a volte la semplicità possa costituire un'inesauribile risorsa, senza risultare scontata: sono sufficienti quattro accordi e la magia dei Ramones prende subito forma. Il cambio di tonalità, poi, appare come un'inaspettata sorpresa. Il testo è "stupido" ed infantile, si direbbe quasi surreale, e il risultato è proprio per questo tanto più piacevole. "The KKK" è la canzone che esprime lo stile dei Ramones in modo più completo, perchè sembra quasi rappresentare una sintesi di tutto il loro repertorio: in essa è contenuto il rock'n'roll, il pop, il non-sense, e quello "strappalacrime" adolescenziale in cui Joey e compagni sono stati dei veri maestri. Davvero una canzone da manuale.

7-11
(da "Pleasant Dreams")
"7-11" è, a parere di chi scrive, il vertice assoluto nel repertorio pop dei Ramones. In questa canzone la musica, sin dai primi accordi, esprime un'atmosfera dolcemente malinconica ed inconsueta, quasi sognante. Il testo contiene una vera e propria storia, lunga ed articolata, e spesso i fan del gruppo si sono chiesti se essa sia vera o meno. Poco cambia, in realtà: questa canzone è davvero stupenda e toccante, a prescindere se la ragazza ricordata da Joey Ramone sia davvero esistita nella realtà o soltanto nella sua fantasia. Sì, perchè qui la fantasia è davvero debordante, e i Ramones riescono a creare un immaginario musicale che diventa quasi "visivo": l'atmosfera è quotidiana, adolescenziale, ma proprio per questo straordinariamente evocativa; per certi versi, può richiamare alla mente l'immaginario nostalgico di "American Graffiti": si parla di stazioni di servizio, di videogames da bar, di piste da ballo, e di ragazzi che ballano il "blitzkrieg bop". Naturalmente, non può mancare una ragazza:

La incontrai al 7-11
ora sono al settimo cielo
dimmi, dimmi, può essere vero?
non avrei mai pensato di incontrare una ragazza come te


Lei stava giocando a Space Invaders
così le dissi - possiamo vederci più tardi?
sì andammo a fare un piccolo giro
giù all' Holiday Inn


Ma l'ingresso del ritornello, risolvendo l'ambiguità iniziale tra passato e presente, introduce i primi segni di turbamento: ciò che si narra appartiene ad un passato ormai irrecuperabile; nel presente, sopravvive solo una dimensione sospesa tra il sogno ed il ricordo. Il riff che accompagna il ritornello è un piccolo gioiello chitarristico, ed è il leitmotiv che caratterizza questa canzone:

Eravamo giovani ed innamorati
eravamo giovani ed innamorati
e tu sei l'unica ragazza che ho sempre nei miei pensieri


Segue un'altra rievocazione di un momento felice, ma a cui adesso viene subito contrapposta l'amara consapevolezza del presente:

Andammo giù al mercatino dei dischi
e lì i ragazzi stavamo ballando il 'blitzkrieg bop'
bob-shoo-wop shoo-wop shoo-wop
bob-shoo-wop shoo-wop shoo-wop

Cosa è accaduto alla radio?
dove sono finite tutte le canzoni allegre e
lo svago estivo con le canzoni dei Beach Boys?
ma sappiamo tutti cosa andò storto


Ed ecco un altro ricordo, ultimo fugace momento di felicità prima che l'evento più tragico ritorni alla coscienza del protagonista:

E così andammo giù a ballare
e tra noi diventò un vero romanzo
e dopo una sola notte,
non avevo mai pensato che le cose sarebbero potute andare così bene
oh-no-no-no-no-no-no-no-no

La baciai e l'abbracciai
e le dissi "a presto"
ma l'ultima cosa che seppi di lei è che non ce l'aveva fatta
un'auto in arrivo perse il controllo
devastò la mia bimba e devastò la mia anima

Ora tutto ciò che mi resta è tristezza e dolore
sono qui fuori sotto la pioggia
il frastuono, i vetri infranti, le sirene e l'angoscia
mi fanno perdere la testa


Nella chiusura si assiste ad una ripresa reiterata del ritornello che, con l'ingresso di una voce di controcanto, suscita una sensazione di triste dolcezza: è il finale più struggente mai realizzato dai Ramones in quella che è una canzone straordinaria, davvero da recuperare.
Da notare che anche questa canzone discende dai primi anni 60, e dai gruppi femminili; tuttavia, qui il modello di riferimento non è tanto Phil Spector ma le Shangri-Las, in particolare il loro hit del 1964, “Leader Of The Pack”: anche lì si narrava di una tragica morte sulla strada, tematica che nel rock aveva precedenti fin dagli anni 50 e che affondava le proprie radici mitiche nella morte di James Dean. I Ramones introducono però una novità significativa: qui a morire sull’asfalto non è un giovane spericolato, ma piuttosto una ragazza innocente.

My-My Kind Of A Girl
(da "Subterranean Jungle")
E' uno degli episodi più validi di un album che, nella discografia della band, è piuttosto in ombra rispetto ad altri. Nel brano, invece, di ombre davvero non ce ne sono: cosa rara, un amore tra adolescenti sembra sbocciare e realizzarsi al presente. Ma è davvero la realtà o forse soltanto un sogno...?

She Belongs To Me
(da "Animal Boy")
Nel testo, si parla di una ragazza che il protagonista si contende con un altro. I cori e le chitarre acustiche la rendono una ballata riuscita e musicalmente accurata, questa volta grazie all'opera di Dee Dee.

Bye Bye Baby
(da "Halfway To Sanity")
Come suggerisce già il titolo, è il momento d'addio ad una ragazza: siamo di fronte ad una delle più belle pagine scritte da Joey Ramone. Senza che per questo vengano meno meriti ai Ramones, non si può far a meno di constatare come questo brano denunci ancora l'influenza di Phil Spector, lucidamente rielaborata nello stile dei quattro: pur essendo trascorsi alcuni anni dalla collaborazione con il produttore, forse questa è in assoluto la canzone più genuinamente "spectoriana" dei Ramones. A conferma di ciò, esiste anche una più recente versione di "Bye Bye Baby" in cui Joey duetta proprio insieme a Ronnie Spector (ex-moglie di Phil, nonché storica leader delle Ronettes). Quest'ultima versione si trova in "She Talks To Rainbows", un mini-album della stessa Ronnie Spector che si rivela come un omaggio a Joey, dato che prende il titolo proprio da un'altra canzone dei Ramones (di cui è presente anche la cover). Nel disco trova spazio anche una cover di "Don't Worry Baby" dei Beach Boys: un capolavoro wilsoniano che, ai tempi, era stato concepito come omaggio e seguito ideale della celebre "Be My Baby" delle Ronettes. In questo modo, attraverso Ronnie, vengono determinati riferimenti citazionisti intrecciati e reciproci omaggi tra Phil Spector, Brian Wilson e Joey Ramone. Una dimostrazione di come quest'ultimo non solo possa trovarsi a proprio agio tra grandi maestri degli anni 60, ma di come sia stato capace di renderne attuale la lezione nell'era del punk. Si può persino azzardare che "Bye Bye Baby" giunga a completare una sorta di trilogia ideale dell'adolescenza, a cui mancava ancora il momento finale: se "Be My Baby" (Ronettes) era stata la celebrazione della spensieratezza pre-adolescenziale, e se "Don't Worry Baby" (Beach Boys) quella dell'inquieta adolescenza, ora "Bye Bye Baby" sembra rappresentare il momento conclusivo, quello che sancisce la fine delle illusioni giovanili e l'approdo all'età adulta:

Well I guess it's over and it's done
We had some good times-we had fun
We drove each other crazy
I'll always love you

Bye bye baby
Babe bye bye
Bye bye baby
Don't you cry


Merry Christmas (I Don't Want To Fight Tonight)
(da "Brain Drain")
Anche in questa canzone, Joey Ramone strizza l'occhio a Phil Spector e Brian Wilson: entrambi questi ultimi, infatti, nei primi anni 60 erano stati i pionieri del sodalizio tra il rock'n'roll ed i canti di natale. Questa "Merry Christmas" discende direttamente da quei precedenti e può ricordare per certi versi il singolo natalizio dei Beach Boys, "Little Saint Nick": non mancano nemmeno i classici "campanelli" che evocano l'atmosfera del Natale. Sebbene nel relativo clip emergano aspetti più ironici, nella canzone non c'è la minima traccia di irriverenza. Ne esiste anche un'altra versione del 2001, che costituisce il primo lavoro di Joey Ramone da solista: il suono è acustico e maggiormente curato, i tempi più dilatati, e infine si accentua quella vaga componente di malinconia che riusciva appena a non trapelare nella versione precedente. Chi considera i Ramones soltanto un gruppo "punk", e chi considera Joey solo un cantante "punk", dovrebbe fare i conti con brani del genere, che con il punk "duro e puro" sembrano aver davvero ben poco a che spartire.

I Won't Let It Happen
(da "Mondo Bizarro")
Da un punto di vista strettamente musicale, è una delle canzoni più esemplari dei Ramones: quella chitarra così soffice, basso e batteria perfettamente cadenzati, la voce di Joey così avvolgente... chi lo direbbe che questi Ramones hanno già quasi due decenni alle spalle?

She Talks To Rainbows
(da "Adios Amigos!")
Se l'avventura musicale dei Ramones era cominciata celebrando una "sweet little girl", adesso, due decenni più tardi, termina con una "little lost girl". Un segno dei tempi? Di sicuro, ci troviamo di fronte alla canzone con più ombre nell'intero repertorio della formazione, ma anche ad uno dei vertici della loro discografia. Diversamente dal solito, però, questa non è una ballata semi-acustica. Il testo racconta di una ragazza solitaria, immersa in un proprio mondo incantato, ma con cui il protagonista non riesce, suo malgrado, a comunicare. Ancora una volta, purtroppo una delle ultime, la voce di Joey è profonda ed emozionante, e si rivela come il vero "strumento musicale" che nelle canzoni dei Ramones ha sempre fatto la differenza.

Life's a Gas
(da "Adios Amigos!")
Benché non sia propriamente una canzone lenta, piace poter concludere questo percorso con una traccia che si sarebbe potuta trovar bene nel più recente album solista di Joey, "Don't Worry About Me": in appena poche battute di testo, infatti, ne riassume in modo egregio la filosofia di vita e può essere già letta come un precoce testamento spirituale. Ma è un addio carico di vitalità, vibrante di emozioni semplici ed immediate: non è allora soltanto una canzone magnifica, ma anche una lezione di vita. E' su queste note che continueremo a ricordare Joey Ramone, l'eterno teenager che ha fatto tanto divertire ma che tuttavia, in un brano come questo, non può che farci scappare un'ultima lacrima:

So don't be sad cause I'll be there
Don't be sad at all...

Ramones

Alle radici del punk

di Francesco Paolo Ferrotti

Il loro motto era "Gabba Gabba Hey!". Il loro credo, il disimpegno. Ma con le loro canzoni nevrotiche e irriverenti, di pochi minuti e semplici accordi, i Ramones hanno aperto la strada alla generazione punk, rivelandosi una delle band più influenti della storia del rock. Ecco la loro storia e un'intervista a tutto campo a Marky Ramone ..
Ramones
Discografia
 RAMONES

 

  

 

Ramones (Sire, 1976)

7,5

 Leave Home (Sire, 1977)

6,5

Rocket To Russia (Sire, 1977)

8

Road To Ruin (Sire, 1978)

7

It's Alive (Sire, 1979)

8

 Rock 'n' Roll High School (Sire, 1979)

6

 End Of The Century (Sire, 1980)

7

Pleasant Dreams (Sire, 1981)

7,5

 Subterranean Jungle (Sire, 1983)

5

 Too Tough To Die (Sire, 1984)

6

 Animal Boy (Sire, 1986)

6,5

 Halfway To Sanity (Sire, 1987)

6,5

 Ramones Mania - antologia (Sire, 1988)

 

 Brain Drain (Sire, 1989)

5

 All The Stuff (And More) - vol.1 (Sire, 1990)

 

 All The Stuff (And More) - vol.2 (Sire, 1991)

 

 Loco Live (Chrysalis, 1992)

5

 Mondo Bizarro (Radioactive, 1992)

6,5

 Acid Eaters (Radioactive, 1993)

6

 Adios Amigos (Radioactive, 1995)

6

 Greatest Hits Live (Radioactive, 1996)

 

 We're Outta Here! - Live (Radioactive, 1997)

 

 Ramones Mania 2 - antologia (Radioactive, 1999)

 

 

Hey- Ho Let's Go! : The Anthology (Rhino, 1999)

 

 The Chrysalis Years Anthology (EMI, 2002)  
 Best of The Chrysalis Years (EMI, 2002)

 

 Loud, Fast, Ramones: Their Toughest Hits (Rhino, 2002) 
 Raw - DVD (2004) 
 Weird Tales Of The Ramones - antologia (Rhino, 2005) 
 

 

 
 JOEY RAMONE

 

  

 

Don't Worry About Me (Sanctuary, 2002)

7

 Christmas Spirit... In My House (Sanctuary, 2002) 
   
 DEE DEE RAMONE 
   
 Standing In The Spotlight (Sire, 1989) 
 What About Me (1993) 
 I Hate Freaks Like You (1994) 
 Zonked (1997) 
 Ain't Fun (1997) 
 Hop Around (2000) 
 Greatest & Latest (Eagle, 2000) 
 Bikini Bandits (2003) 
 Too Tough To Die Live (2003) 
   
 MARKY RAMONE  
   
 Marky Ramone & The Intruders (1996) 
 The Answer To Your Problems (1999) 
 No If's, And's Or But's! (2001) 
 Alive (2002) 
 Legends Bleed (2002) 
 

Start Of The Century (2006)

 
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Recensioni

RAMONES

Rocket To Russia

(1977 - Sire)
L'album più punk dei Ramones, per una collezione di canzoni iperveloci ed esplosive

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