Soundgarden

Soundgarden

Nel giardino del grunge

di Paolo Avico e Claudio Lancia

Fra i pionieri del grunge, i Soundgarden di Chris Cornell sono stati gli ultimi fra i gruppi di Seattle ad avere la consacrazione definitiva agli occhi del grande pubblico con l'album "Superunknown" e il singolo "Black Hole sun". Ma la loro storia comincia molto prima

A Seattle esisteva, agli inizi degli anni 80, un gruppo di nome Shemps dove militavano Chris Cornell alla batteria e voce, Hiro Yamamoto al basso e Matt Dentino alla chitarra. La band eseguiva principalmente cover (di artisti rigorosamente morti, per una particolare fissazione di Dentino) e annoverava un unico brano originale: "Marilyn Monroe", scritta (guarda caso) proprio dal chitarrista. Il gruppo in questione, dopo pochi concerti e alcuni avvicendamenti nella line up, si sciolse e dalle sue ceneri nacque una nuova formazione, sempre con Chris Cornell alla batteria e voce e Hiro Yamamoto al basso, ma con un avvicendamento: la sostituzione del chitarrista Dentino con Kim Thayil, il quale per un periodo aveva militato proprio negli Shemps come bassista al posto di Yamamoto.
Nacquero così i Soundgarden, mutuando il nome da una scultura di Duoglas Hollis ("A Sound Garden" per l'appunto) situata in un parco di Seattle e composta da una serie di strutture metalliche simili ad antenne radiofoniche che, con il vento, si muovono emettendo suoni e rumori particolari, a seconda dell'intensità del soffio (un'opera "sublime e squallida allo stesso tempo", a detta di Kim Thayil).

Nel giro di poco tempo i Soundgarden completarono la stesura di una quindicina di brani e iniziarono a esibirsi per i locali della città, facendosi notare dal pubblico (e non solo), fino ad arrivare ad aprire (assieme ai Melvins) un concerto degli Hüsker Dü. Nel frattempo Chris Cornell, d'accordo con i compagni, decise di abbandonare il ruolo di batterista per dedicarsi esclusivamente alla voce, anche per sfruttare al massimo le indubbie qualità di frontman. Al suo posto, ai tamburi, dopo una breve parentesi di Scott Sundquist, venne ingaggiato Matt Cameron, ex batterista degli Skin Yard.
Correva l'anno 1986, e all'epoca la band, dopo aver inserito tre brani in "Deep Six", una compilation che aveva l'intento di fare una panoramica sulla nuova scena musicale di Seattle (oltre ai Soundgarden, erano presenti fra gli altri, Green River, Skin Yard e Melvins), girava i locali suonando con altri gruppi sconosciuti (fra i quali i Faith No More di Mike Patton), quando venne contattata dall'etichetta indipendente Sst e dalla neonata Sub Pop, con le quali incise rispettivamente il primo singolo e il primo Ep, Fopp, lavori all'epoca bistrattati dalla critica, che, nel migliore dei casi, reputò i quattro musicisti epigoni dei Led Zeppelin. Nonostante ciò i Soundgarden acquisirono gradualmente una certa notorietà, tant'è che si presentarono alla loro porta alcune major (Geffen, Warner Bros, e A&M), ma gli stessi preferirono proseguire la propria strada con la Sub Pop, pubblicando nel 1988 l'Ep Screaming Life.

Nello stesso anno fu pronto anche il primo album, Ultramega Ok, per la Sst. La critica iniziò ad accorgersi di loro, pur continuando a essere accostati (in particolare per il modo di cantare di Cornell, "shouter" d'altri tempi) ai Led Zeppelin e venendo frettolosamente etichettati come band del giro metal/hard rock. Sicuramente il primo lavoro dei Soundgarden (ma anche il successivo Louder than love dell'anno successivo, in seguito al quale Yamamoto abbandonò la band, rimpiazzato prima da Jason Everman e poi da Ben Shepherd) è un album ancora acerbo, senz'altro influenzato da una certa pesantezza riconducibile agli stilemi del metal, anche a causa delle pressioni della casa discografica - a onor del vero - intenzionata a lanciare i Soundgarden come nuova band heavy-metal, sulla scia del grande successo riscosso dai Metallica.
Non c'è dubbio però che, a un ascolto più attento, si possa notare qualcosa di diverso, come se il gruppo avesse usato la forma (quindi anche la maggior tecnica) del metal per esprimere stati d'animo vicini allo spirito punk, anche in virtù delle tematiche trattate nei testi, lontane da quelle stereotipate della maggior parte dei gruppi heavy americani dell'epoca. Inoltre, a una più attenta analisi, non può sfuggire l'influenza più "scura" di alcuni gruppi new wave e dark che i membri della band non hanno mai nascosto (Pere Ubu, Bauhaus, Wire, Joy Division, Killing Joke), oltre agli evidentissimi richiami a Black Sabbath e Led Zeppelin.
Il modo di cantare di Chris Cornell, per molti versi accostabile a quello di Robert Plant o Ian Gillan (dei quali, in ogni caso, il frontman dei Soundgarden è ben lungi dall'essere un clone), ha avuto il pregio di reintrodurre nel rock uno stile che si era perso negli anni 80 o che, quanto meno, era divenuto demodé, come nel caso di alcuni gruppi power o epic metal del periodo in questione. La voce di Cornell, con il supporto musicale dei Soundgarden, rinnova questo stile canoro senza incappare nell'inconveniente di risultare stantia. In definitiva, il sound della band, pur non apparendo fortemente innovativo, è accattivante proprio perché riesce a esprimere la summa delle svariate ed eclettiche influenze musicali dei quattro elementi del gruppo, racchiudendo il tutto in una scorza punk-metal.

Il salto di qualità arriva nel 1991 con Badmotorfinger, pubblicato dopo una breve pausa durante la quale Cornell e Cameron hanno dato vita al progetto "Temple Of The Dog", in memoria dello scomparso Andy Wood (cantante dei Mother Love Bone e carissimo amico di Chris), insieme con Eddie Vedder, Jeff Ament, Mike McCready e Stone Gossard dei Pearl Jam (al tempo ancora sconosciuti) e collaborano sia in qualità di comparse sia come autori della colonna sonora (insieme ad altre band come Pearl Jam, Alice in Chains, Mudhoney, Screaming Trees, Smashing Pumpkins) al film "Singles, l'amore è un gioco" di Cameron Crowe, un'istantanea sulla scena grunge.
Temple Of The Dog è un album che resterà per sempre un vero e proprio culto, e che vede la presentazione ufficiale al mondo della voce di Eddie Vedder, impegnato in un epocale duetto con Cornell sulle note di "Hunger Strike".
 
Se fino a quel momento il gruppo era rimasto, per così dire, a "metà strada", nel limbo, partorendo lavori con spunti interessanti ma immaturi, con Badmotorfinger si colgono i frutti di tutto il lavoro precedente: ogni intuizione assume una forma precisa, dallo stile compositivo, al sound, fino all'uso della voce. E' l'ultimo disco decisamente heavy dei Soundgarden, e rimane uno dei migliori album hard rock degli anni 90, oltre che una tappa fondamentale nella carriera della band di Seattle.
A parte alcuni "trucchetti" (come il feedback creato soffiando sulle corde in "Slaves & Bulldozers" o il campionamento di un bambolotto parlante guasto all'inizio dell'epocale "Jesus Christ Pose") e le interessanti sperimentazioni con l'accordatura delle chitarre, brani come "Rusty Cage", "Outshined" e i già citati hanno una freschezza che non era rintracciabile nei lavori precedenti, pur essendo il sound sempre "borderline" con un certo tipo di metal, condito, peraltro, con un pizzico di psichedelia. In coincidenza con l'uscita del disco citato, arriva anche la notizia del tour di spalla ai Guns'n'Roses, il trampolino che li lancia definitivamente nel "grande giro" del rock 'n roll. 

Il 1994 è l'anno cruciale: esce Superunknown. Uno di quei rari casi nella storia del rock in cui l'apice del successo, l'ammorbidimento del suono in senso commerciale e la qualità artistica vengono a sovrapporsi l'un l'altro. Superunknown è, infatti, un album di ottime canzoni, che, con la loro nuova forma più accessibile consente ai Soundgarden di scollarsi definitivamente di dosso l'etichetta (riduttiva) di band heavy metal. Non tragga in inganno la nuova via percorsa dalla band: continuano a essere presenti sperimentazioni sulle accordature, tempi dispari, richiami alla musica indiana e accenni di psichedelia, solo che il tutto è più ovattato, meno strillato, più dosato e, fondamentalmente, contenuto nei migliori episodi a livello compositivo dell'intera storia del gruppo.
Persino la voce di Cornell pare più morbida, portata con meno insistenza all'estremo delle proprie capacità. Tra i brani da menzionare, oltre alla celeberrima "Black Hole Sun", che finirà persino in heavy rotation su MTV, è obbligo evidenziare "Spoonman", nella quale i Soundgarden suonano con Artist The Spoonman, un artista di strada noto per le sue esibizioni musicali create percuotendo i cucchiai, "Mailman", lenta, pesante e ipnotica, ma anche "4th Of july", "Let Me Drown", "Feel On Black Days", "My Waves", "Like Suicide" e la title-track. Dopo il già discreto successo ottenuto con Badmotorfinger, Superunknown catapulta i Soundgarden ai vertici del rock business, dove Nirvana e Pearl Jam erano giunti già da qualche tempo.

Nel 1996 è la volta di Down On The Upside, album molto atteso ma non accolto nei migliore dei modi. E' la logica prosecuzione di Superunknown, eppure da molti viene visto come il definitivo rammollimento e la ulteriore commercializzazione del suono Soundgarden: un giudizio quanto meno affrettato e un po' ingeneroso.
Certamente è il disco dove minore è stata la voglia di rinnovamento all'interno della band, ma, ciononostante, sono presenti alcune ottime composizioni (su tutte "Pretty Noose", "Ty Cobb", dove spuntano addirittura influenze country con tanto di mandolino, e la malinconica "Boot Camp", uno dei brani più scuri e depressi della loro discografia). Il disco scorre piacevolmente all'ascolto, basta non voler cercare l'esperimento a tutti i costi.

L'anno seguente, attraverso un comunicato stampa, i membri della band annunciano lo scioglimento del gruppo, dopo oltre dieci anni di attività. I Soundgarden, insieme agli Alice In Chains, hanno rappresentato una delle mille facce (la più prossima al metal) di quello che i media hanno chiamato grunge. Un fenomeno legato a una scena musicale nata a Seattle (città che sino ad allora era stata ai margini del mondo del rock, salvo aver dato i natali a Jimi Hendrix) verso la seconda metà degli anni 80, ma che non può essere definito come espressione di una forma musicale ben determinata, tante ne sono state le manifestazioni stilistiche e le influenze (dal punk, al metal, all'hard rock, passando, seppur in dosi minori, per new wave, country e folk). Il grunge, infatti, sembra trovare un leit motiv più nella circoscrizione geografica e nel malessere generazionale che nei canoni stilistici della musica che ne è stata l'espressione.
Anche se alcuni gruppi della scena di Seattle hanno proseguito il loro percorso (vedi Pearl Jam, Mudhoney e Melvins), si può affermare che lo scioglimento dei Soundgarden coincise con la chiusura di un ciclo, o, per dirla con parole più dirette, con la fine del grunge.

Nel 2002 Chris Cornell ha preso parte al progetto Audioslave, assieme a tre membri dei Rage Against The Machine, con i quali realizzerà tre album e un live fra il 2002 e il 2006.

Largamente annunciata dalla pubblicazione di una buona antologia, Telephantasm (2010), e di un live d’annata (“Live On I-5”), la reunion frutta ai Soundgarden il primo album originale, il sesto in totale, dopo circa 16 anni. King Animal (2012), coerente con il classico sound del quartetto, tenta di riprendere (almeno idealmente) il discorso dal punto esatto in cui s’era interrotto nel 1997: un album piuttosto muscolare e compatto, grunge pesante anni 90 con accentuate (e adulte) inclinazioni bluesy e psichedeliche, a tratti quasi stoner, e qualche apertura melodica di taglio sixties. Sebbene non riesca, per sopraggiunti limiti d’età e d’ispirazione, a rinverdire i fasti del passato, ne ripropone quantomeno una versione onesta e dignitosa.
Cominciano forte, i Soundgarden, galvanizzati da un paio di anthem robusti ed efficaci come la sincopata “Been Away Too Long” e la tiratissima “Non-State Actor” (con Cornell che si lancia nei suoi ruggiti coraggiosi); mentre “By Crooked Steps” velocizza un riffone ribassato e sabbathiano su un portamento acido e bluesy, introducendo due fra i brani migliori del lotto: la bella chitarra orientaleggiante su ritmica spasmodica e scrosciante di “A Thousand Days Before” e l’heavy-blues rallentato di “Blood On The Valley”. Sulla stessa linea “Taree”, una traccia cattiva, rugginosa e senza fronzoli. Su un registro leggermente più melodico e sfumato d’influenze anni 60 spiccano invece l’acid-rock di “Bones Of Birds” e “Black Saturday” che parte acustica e stonesiana per sfociare in un crescendo incalzante su ritmi dispari.
Qui finiscono le note positive e sopraggiungono stanchezza e prolissità: la brulla e pasticciata “Attrition”, l’immancabile (e inutile) ballad cornelliana (“Halfway There”), brani che fanno fatica a ingranare (“Worse Dreams”) o girano a vuoto (“Eyelid’s Mouth”). Meglio, allora, la conclusiva “Rowing”, una sorta di dark-blues sbrecciato e un po’ doomy coi suoi tenebrosi call and response.

All'indomani dello scioglimento dei Soundgarden, e prima dell'avvio dell'esperienza Audioslave, Chris Cornell aveva anche intrapreso un'altalenante carriera solista, ben inaugurata dall'apprezzato Euphoria Morning, pubblicato nel 1999.
Archiviati gli Audioslave, Cornell tornerà qualche anno più tardi con l'elettroacustico Carry On (2007) al quale seguirà il passo falso dell'imbarazzante Scream (2009), prodotto da Timbaland.
Il live del 2011 Songbook ed il riuscito Higher Truth (2015, a reunion dei Soundgarden avvenuta) riporteranno Chris nei giusti binari, anche grazie a fortunatissimi tour solisti nei quali ripresenta in chiave acustica estratti da tutte le proprie reincarnazioni.

Nel frattempo è il momento di grandi celebrazioni per i Temple Of The Dog: il disco viene ristampato con la presenza di inediti, ed un giro di concerti in America riporta il supergruppo al centro dell'attenzione, facendo sperare persino nella realizzazione di un nuovo album.
Ma mentre i fan in trepidazione attendono almeno l'annuncio di un tour europeo, la mattina del 18 maggio 2017 giunge improvvisa la notizia della scomparsa di Chris Cornell, la sera dopo il suo ultimo concerto tenuto con i Soundgarden al Fox Theatre di Detroit. Si chiude così definitivamente una delle favole più belle e avvincenti del rock, non solo della scena grunge di Seattle, lasciando milioni di estimatori nell'incredulità.

Contributi di Simone Coacci ("King Animal")

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Fra i pionieri del grunge, i Soundgarden di Chris Cornell sono stati gli ultimi fra i gruppi di Seattle ad avere la consacrazione definitiva agli occhi del grande pubblico con l'album "Superunknown" e il singolo "Black Hole sun". Ma la loro storia comincia molto prima
Soundgarden
Discografia
 SOUNDGARDEN: 
 Ultramega Ok (sst, 1988)

 

 Louder Than Love (A&M, 1989)

 

 Screaming Life/Fopp (Sub Pop, 1990)

 

Badmotorfinger (A&M, 1991)

 

Superunknown (A&M, 1994)

 

 Down On The Upside (A&M, 1996)

 

 A-Sides (A&M, 1997)

 

 Telephantasm (antologia, A&M, 2010) 
 Live On I-5 (live, Universal, 2011) 
 King Animal (Seven Four/ Republic, 2012) 
   
   
 CHRIS CORNELL: 
 Euphoria Morning (Interscope, 1999) 
 Carry On (Interscope, 2007) 
 Scream (Interscope, 2009) 
 Songbook (live, Universal, 2011) 
 Higher Truth (Universal, 2015) 
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Recensioni

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(2012 - Seven Four/ Republic)
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(2010 - A & M)
Una ricca antologia per gli alfieri del grunge: operazione commerciale, ma ben realizzata

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(1994 - A&M)
Travolgente e ambizioso, lirico e intenso, duro e psichedelico: il sound di Cornell e compagni

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