Richard Hell & The Voidoids

Blank Generation

1977 (Sire) | new wave

Richard Meyers è un adolescente fuori dalla norma. Incendia un campo in Alabama insieme al compare Tom Miller, e solo per vederlo bruciare, riferirà dopo essere stato arrestato; legge e scrive poesie. La vita di provincia è noiosa: Meyers, istrionico e passionale, e Miller, più timido e compassato, si ritrovano qualche anno dopo a New York per coronare il loro sogno di poesia e rock'n'roll. L'uno si fa chiamare Hell, a rimembranza di quell'episodio di pazzia giovanile, l'altro invece è meglio conosciuto come "Verlaine" , a rinverdire l'immaginario romantico della poesia decadente francese (Verlaine appunto, Rimbaud e Baudelaire ovviamente).

New York è il centro del mondo, Patti Smith inizia a poetare in musica, in versi dotti e passionali allo stesso tempo, nasce un movimento, un sentire comune che prende le mosse dalla poesia romantico/esistenzialista, dallo spleen maledetto dei grandi sciamani del rock, da Jim Morrison e Janis Joplin a Lou Reed. Se i Ramones avevano creato un suono, Hell, Smith e Verlaine fornirono un significato, un orizzonte culturale, uno spessore che eluse al nascente movimento l'etichetta di pallida escrescenza rivoluzionaria post-puberale. Il punk era nato nella sua forma compiuta, come sintesi etica/estetica di sound veloce e furioso e di liriche volte rappresentare un mondo interiore. D'accordo l'esperienza nei Neon Boys e poi nei Television con Tom Verlanie, influente incontrovertibilmente, d'accordo la breve parentesi con Johnny Thunders, ma è "Blahk Generation" il banco di prova di Hell, il momento della rivelazione: semplice agitatore, pseudo-poeta dall'ego più grande del proprio talento o sincero veicolo dell'humus generazionale settantasettino? Sicuramente Hell ha incarnato la seconda opzione, creando con "Blank Generation" la pietra angolare di un movimento che di lì a poco avrebbe inciso sulle coscienze sociali e politiche di mezzo mondo.

E poi il punk inglese, Malcolm McLaren, i Sex Pistols, che spazzeranno via ogni pretesa di intellettualismo e ricerca interiore, il loro "no future" deflagrante risuona più forte di qualunque slogan coniato nel mondo del rock e non solo, i Clash e la loro spinta innovativa nel presentare il punk come veicolo di protesta sociale, e ancora gruppuscoli minori che imbracciano una chitarra e fanno baccano per esprimere un ideale vago e confuso, spesso per cercare di sfruttare l'ondata. E Richard Hell? Assiste al fiorire di quanto aveva seminato, non raccoglie che le briciole del banchetto sotto forma di riconoscimenti e (auto)dichiarazioni di paternità del movimento.

Ma siamo qui per parlare del disco, e parliamone allora. "Blank Generation" è rock'n'roll ruspante come sapevano farlo i Ramones, con intrecci chitarristici ben in vista (merito di Robert Quine e Ivan Julian) e una ritmica precisa e incalzante (Marc Bell). Quindi, il canto di Hell, a volte disperato, a volte nervoso, a volte semplicemente annoiato, e i testi romantici e decadenti; il tutto si condensa in un alternarsi di anthem dinamitardi ("Love Comes In Spurts", "Liars Beware", "Down At The Rock'n'roll Club", "Blank Generation") e pezzi più rilassati come "Betrayal Take Two", "The Plan".

"Blank Generation", dicevamo, vero e proprio brano-manifesto di una generazione, drumming incessante, chitarre dissonanti e il fantasma di Iggy Pop a guidare il canto sguaiato di Hell, vera sintesi di passione nichilista. "I belong to the blank generation/ And I can take or leave each time/ I belong to the__________blank generation/ But I can take or leave each time" canta Hell. Una sequela di versi incisivi e visionari che testimoniano l'angoscia esistenziale dei punk, il viscerale odio verso il sé fatto altro dall'oggettivante e stritolante incombenza dei dettami del buon vivere borghese. Proclama la sua appartenenza alla "blank generation", la generazione senza una strada precisa da imboccare, senza un obiettivo da perseguire. Hell non fa altro che dare vigore, ma anche un nuovo orizzonte, al significato originario del rock'n'roll, e cioè quello di essere veicolo di destabilizzazione sociale, di promozione di rivoluzioni culturali.

Così come avevano fatto Bob Dylan e Joan Baez prima di lui, Hell urla il suo malessere, ma, a differenza di Dylan e Baez, non accusa, non delinea soluzioni, perché non ha un orizzonte politico, un ideale da seguire: si limita a estrinsecare il suo disagio interiore (che è poi quello della sua generazione), incurante che ci sia o meno qualcuno ad ascoltarlo. I Sex Pistols rappresenteranno l'estremizzazione di questo concetto. Ogni canzone interpretata da Hell va a innescare un processo di autocapitolazione emotiva e di catarsi. Dal punto di vista squisitamente musicale, grande merito delle sonorità di "Blank Generation" va anche alle chitarre di Robert Quine e Ivan Julian, come nella dilatata "Another World", mantrico reticolo di sonorità psichedeliche, una sorta di "Grateful Dead dell'evo punk", o come in "I'm Your Man", romantica filastrocca dai profumi velvettiani.

"Blank Generation" è l'intenzione prima di tutto, l'intenzione di suonare il vecchio rock'n'roll con un linguaggio nuovo e con dei codici di codifica che fino ad allora erano sconosciuti.
Ma i Settanta terminano, il decennio ha svoltato, il rock si risveglia, succube di suoni sintetici, la cultura di massa è in preda all'etica machistico/edonistica, agli yuppie rampanti accecati dall'ideale materialistico di scalata al successo, di cocaina che scorre a fiumi come strumento di demarcazione sociale, come vezzo di giovanotti cresciuti prematuramente. C'è meno spazio per le rivoluzioni, ogni pretesa intellettuale è relegata in second'ordine, il "vero rock" si costruisce sottoterra. Il mondo non ha più bisogno di Hell, che si ritira quasi del tutto dalle scene (ancora qualcosa negli anni Ottanta e Novanta), a ricordare in privato quegli odori di spirito adolescenziale, preferendo una dignitosa penombra a un parodistico trascinarsi. Rispetto e ammirazione.

(30/10/2006)

  • Tracklist
  1. Love Comes in Spurts
  2. Liars Beware
  3. New Pleasure
  4. Betrayal Takes Two
  5. Down at the Rock and Roll Club (Version)
  6. Who Says?
  7. Blank Generation
  8. Walking on the Water
  9. Plan
  10. Another World
  11. I'm Your Man
  12. All the Way


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