Blondie

Blondie

Il punk in discoteca

di Claudio Fabretti

I Blondie della ex-coniglietta di Playboy Debbie Harry sono uno dei frutti della new wave newyorkese di metà anni 70. Ma la loro peculiarità è stata quella di riuscire a combinare la ruvidezza del punk con la nuova febbre della disco-music che, di lì a poco, avrebbe contagiato il mondo. Un modello che si è rivelato molto influente sulle generazioni successive
I Blondie incarnano il lato più "edonista" della rivoluzione new wave newyorkese della metà degli anni Settanta. Una scena rigogliosa, che gravitava attorno al mitico Cbgb's e che metteva insieme nomi come Talking Heads, Television, Ramones e Patti Smith. Rispetto ai loro compagni d'avventura, però, i Blondie rivelarono una peculiare propensione alla contaminazione tra il rock urbano e forme avanzate di black music. Forse inconsapevolmente, così, diedero vita a un genere tra i più fortunati dei 70: quel "disco-punk" che getterà la sua ombra anche sul decennio successivo, influenzando intere generazioni di gruppi synth-pop e non solo.

Raffinati, graffianti, moderni, i Blondie sono essenzialmente sinonimo della biondissima vocalist Debbie Harry, una delle icone femminili più forti degli anni Settanta, nonché, con ogni probabilità, la più bella cantante rock di sempre. Eppure la carriera di Deborah Harry da Miami non si presentava certo così folgorante. Reduce da una mediocre carriera di cantante rock alla fine degli anni '60 (è la voce dei Wind In The Willows e poi dei First Crow On The Moon, gruppo-spalla dei Velvet Underground durante un'esibizione a New York), lavorò prima come commessa e poi come manicure, prima che la rivista Playboy mettesse gli occhi (e gli obiettivi) sul suo conturbante fisico. Anche da coniglietta, tuttavia, la platinata Debbie non era riuscita ad andare oltre un lavoretto da cameriera al Max's. Eppure fu proprio passando tra i tavoli del locale che riuscì ad ottenere le conoscenze giuste per realizzare il suo sogno di sempre: sfondare nel mondo del rock.

Blondie - Debbie HarryNel 1973 Debbie Harry debutta in un gruppo guidato da Fred Smith e Chris Stein. Quest'ultimo, suo compagno anche nella vita, nel 1975 mette su una band specificamente per lei, i Blondie, nei quali entreranno in seguito anche il batterista Clement Burke, il bassista Gary Valentine e il fondamentale tastierista James Destri. Sebbene sia proprio la bionda vocalist ad incarnare il gruppo, il nome Blondie ha un'altra origine: deriva infatti dalla striscia di fumetti "Blondie e Dagoberto".

Grazie alla sensualità di questa "Marilyn Monroe del punk" e all'immediatezza del loro sound, i Blondie si fanno largo nella scena underground newyorkese. Ma a lasciare il segno comincia ad essere anche la loro musica. I primi singoli ("X Offender" e il lento "In The Flesh") danno una prima idea di quella che sarà la ricetta di Blondie, l'album d'esordio, all'insegna di un originale punk-pop che riusciva a combinare la disco-music alla Moroder con la ruvidezza punk dei Ramones, le atmosfere da musical di Broadway e le asperità del garage-rock. Tra i brani, oltre ai due singoli citati, svetta anche "Rip Her To Shreds" - quasi un manifesto di questo nuovo stile.

Dopo il meno avvincente Plastic Letters (1977), con il singolo "Denis" (che raggiunge il numero 2 delle classifiche inglesi), "Kidnapper" e "Presence Dear", i Blondie tornano al successo l'anno successivo grazie al capolavoro Parallel Lines, prodotto da Mike Chapman e forte di un singolo da knock-out immediato come "Heart Of Glass" (disco-music d'alta classe unita ai vocalizzi sensuali della Harry e a esuberanti tastiere proto-synth-pop). Ma anche canzoni trascinanti come "Hanging On The Telephone" e "Sunday Girl" tengono alta l'immagine da vamp della vocalist di Miami. Lo stesso anno viene aggiunto in formazione il bassista Nigel Harrison, e Frank Infante diventa il secondo chitarrista.

Sono gli anni del Cbgb, e leggenda vuole che Patti Smith fosse gelosissima di Debbie Harry - capace di rubarle la scena con i suoi look ad effetto e le sue moine sensuali. Cantando con un costume strappato e tacchi alti, l'ex coniglietta riesce a creare un personaggio "vamp" con la giusta dose di autoironia. I Blondie, inoltre, appaiono nel filmato-documentario "Blank Generation" eseguendo "He Left Me", suonano in Europa insieme ai Television e girano l'America facendo da spalla a Iggy Pop. La loro carriera è ormai tutta in discesa e i due hit del 1979, "Dreaming" e "Atomic" - esempi scintillanti di "taglia e cuci" in studio conditi di echi psichedelici, vocalizzi fatati e arrangiamenti beffardamente retrò - sbancano le classifiche. I due brani trascinano al successo anche l'album Eat To The Beat (1979), in cui tuttavia la ricetta della band comincia a mostrare la corda, come conferma anche il successivo Autoamerican dove svetta, però, la conturbante disco-music dal finale rappato di "Rapture".

Collezionati due dischi di platino, prima dell'inevitabile tramonto, i Blondie riescono ancora a cesellare un gioiello di disco-punk come "Call Me", all'insegna di una trascinante dance atmosferica. Il brano, composto insieme al padre della disco-music Giorgio Moroder, farà la fortuna del film "American Gigolò" (con Richard Gere). Poi, sarà solo declino. Debbie Harry incide l'insignificante album solista Koo Koo, mentre Hunter (1982) pone fine mestamente all'epopea Blondie.

Blondie - Debbie HarryDopo l'infarto del marito Chris Stein, Debbie Harry si ritira per un po' dalle scene per intraprendere un'improbabile carriera di attricetta per film di serie B, eccezion fatta per la prestigiosa presenza in "Videodrome" di David Cronenberg.
Il suo ritorno, tristemente appesantito dalla vecchiaia, con album mediocri come Rockbird del 1986 (forte però della languida "Free To Fall"), Def Dumb & Blonde (1989) con il singolo "I Want That Man" e Debravation (1993), non fanno che accrescere il rimpianto per la freschezza dei Blondie che furono.

Purtroppo, però, la sindrome da "reunion" colpisce anche loro, e così nel '98 ritroviamo i Blondie in tour per celebrare il loro ritorno sulle scene seguito da un album, No Exit, pubblicato nel 1999 e rapidamente dimenticato da tutti - se si eccettua l'exploit del singolo "Maria".

I Blondie hanno il merito di aver gettato un ponte tra l'esuberanza della black music e l'irruenza punk, la sensualità del funk e l'umore fatale e distaccato di certa new wave. Dopo di loro, la musica da discoteca non sarà più la stessa; ma anche in ambito rock è facile rintracciare loro emuli più o meno confessi, dai Garbage di Shirley Manson ai newyorkesi Strokes. Dal 1976 hanno venduto 40 milioni di album.

Da segnalare, poi, che la Chrysalis ha ristampato la prima mezza dozzina di dischi del gruppo, arricchiti da una manciata di inediti (fra cui spicca una cover dal vivo della bowiana "Heroes") e che presto la vita di Debbie Harry finirà sul grande schermo: in pole position per interpretarla, l'ex "ragazzina dannata" di Hollywood, Drew Barrymore.

The Curse Of Blondie (2003) rimette le lancette dell'orologio artistico della band una quindicina di anni indietro, periodo sfolgorante del terzo Parallel Lines. Torna alla corte della Harry lo storico tastierista/autore James Destri, presente sin dagli albori (1976) nella storia dei Blondie che furono. Non c'è Robert Fripp a collaborare come accadeva in quell'apice caratterizzato da irresistibili linee parallele, ma queste 14 tracce risplendono di luce propria, mai banali, mai dannatamente retrò, ammantate da un tocco di modernità che non ci saremmo certo aspettati. Ecco allora irrompere il funky-rap di "Shakedown", apripista per il singolo "Good Boys" techno-dance rock all'ennesima potenza, a testimonianza di come l'universo Blondie sia da sempre contraddistinto dalle più disparate influenze. Ottimo davvero poi il tiro di "Golden Rod", ben bilanciato dalla dolcezza di una Deborah Harry che sa ancora adulare come in "Rules For Living". Riaffiorano prepotenti allora flashback di un periodo irripetibile, le sottili cravatte di pelle, le pose irriverenti ed equivoche, la plastica come vessillo.
Il resto dell'album si mantiene su ottimi livelli, un classico lavoro à-la Blondie che farà ricordare certamente ai più giovani avventori musicali, dove si sono nutrite le vamp girl degli ultimi anni come Shirley Manson, Gwen Stefani e sorridente compagnia.

A cinque anni di distanza dall'ingresso alla Rock'n'Roll Hall Of Fame esce Panic Of Girls (2011), il secondo album nella storia del gruppo registrato fuori Manhattan - dopo "Autoamerican". Sembra proprio che Debbie, Chris e Clem (il tastierista James Destri questa volta non c'è) abbiano guardato proprio al loro disco del 1980 vista la varietà di stili che contraddistinguono le undici canzoni: un vero caleidoscopio di suggestioni, fragranze e colori che comprende un simpatico recupero reggae ("Girlie Girlie" di Sophia George, che raggiunse il primo posto in Giamaica nel 1985) e una torch song cantata in francese, "Le Bleu", che richiama le atmosfere di Serge Gainsbourg. In cabina di regia ci sono Jeff Saltzmann, già conosciuto per il suo lavoro con i Killers degli esordi, e Kato Khandwala (che contribuisce anche alla stesura del primo singolo "Mother" e di "The End, The End"). Destri è qui sostituito dal più giovane collaboratore Matt Katz-Bohen, compositore dell'ottima "What I Heard" che forma una tripletta killer con "D-Day" e "Mother" (quasi una riedizione di "Maria" con sapienti tocchi di synth analogico). La voce della Harry risente inevitabilmente del tempo che passa, ma la classe non è acqua e non mancano le buone intuizioni: non solo è stata in grado di prendersi una rivincita ("Words In My Mouth" fu rifiutata da Shirley Manson) ma in alcune canzoni si diverte da matti - senza mai prendersi eccessivamente sul serio.
"Sunday Smile" è stata presa in prestito dai Beirut (con tanto di Zach Condon alla tromba), band di cui Debbie e Chris Stein sono grandi estimatori. "Love Doesn't Frighten Me" è troppo sui generis, e la frizzante "Wipe Off My Sweat" ci propone una Deborah lanciata in un improbabile testo "spanglish" al limite della parodia. "China Shoes" è l'ultimo giro di giostra, almeno nell'edizione "standard" del disco che è disponibile nei negozi italiani - alcune edizioni speciali includono brani extra, come "End Of The World" (strano che sia stato lasciato fuori, visto che include la frase che dà il titolo all'album), "Mirame" e "Horizontal Twist".

C'era una volta una band che aveva scalato il mondo...

Contributi di Emanuele Tamagnini ("Musicboom") e Alessandro Liccardo ("Panic Of Girls").


Blondie

Il punk in discoteca

di Claudio Fabretti

I Blondie della ex-coniglietta di Playboy Debbie Harry sono uno dei frutti della new wave newyorkese di metà anni 70. Ma la loro peculiarità è stata quella di riuscire a combinare la ruvidezza del punk con la nuova febbre della disco-music che, di lì a poco, avrebbe contagiato il mondo. Un modello che si è rivelato molto influente sulle generazioni successive
Blondie
Discografia
 BLONDIE  
   
Blondie (Private Stock 1976)

8

 Plastic Letters (Chrysalis 1977)

7

Parallel Lines (Chrysalis 1978)

9

 Eat To The Beat (Chrysalis, 1979)

6,5

 Autoamerican (Chrysalis 1980)

5

 The Best of Blondie (Chrysalis, 1981)

 

 The Hunter (Chrysalis 1982)

4

 Once More into the Bleach (Chrysalis 1988)

 

 Blonde & Beyond (Alliance 1993)

 

 The Remix Project (Capitol 1995)

 

 Picture This Live (Capitol 1997)

 

 Dallas 1980 (1999) 

 

No Exit (Beyond, 1999)

5

 Livid (live, Bmg, 2000)

5

Greatest Hits (antologia, Capitol, 2002)

 

 The Curse Of Blondie (Epic, 2003)

6,5

 Panic Of Girls (Eleven Seven, 2011)

6

   
 DEBBIE HARRY  
   
 KooKoo (Razor & Tie, 1981) 
 Rockbird (Geffen, 1986)

6,5

 One More Into The Beach (Chrysalis, 1988) 
 Def, Dumb And Blonde (Sire, 1989) 
 Debravation (Sire, 1993) 
 Necessary Evil (Eleven Seven Music, 2007) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Blondie su OndaRock
Recensioni

BLONDIE

Panic Of Girls

(2011 - Eleven Seven)
Cinque anni dopo l'ingresso nella Rock'n'Roll Hall Of Fame la band statunitense fa l'ennesimo comeback ..

BLONDIE

Parallel Lines

(1978 - Chrysalis)
Punk, pop & disco-music: la rivoluzione a linee parallele di Debbie Harry e compagni

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.