Paolo Benvegnù -

Paolo Benvegnù - Storia di un poeta fragile

Ripercorriamo la storia e le opere del compianto cantautore milanese, dagli Scisma a "È inutile parlare d’amore"

di Valerio D'Onofrio

Il musicista milanese Paolo Benvegnù inizia la sua carriera con gli Scisma, band alt-rock che ha segnato gli anni 90 italiani. Dopo aver incarnato parte dello spirito alternative del nostro paese, nel 2004 esordisce come solista, dando il via a una carriera ricchissima di soddisfazioni. Nei venti anni di carriera solista Paolo Benvegnù ha rappresentato perfettamente il moderno cantautore che non ha certezze da cantare o verità da urlare, ma è segnato dalla propria fragilità di fronte a un mondo troppo complesso per poter essere compreso davvero. Nei suoi album Benvegnù ha immaginato innumerevoli luoghi visti allo stesso tempo sia come gabbie sia come approdi per sfuggire alla difficoltà dell’esistenza, luoghi di riflessione dove non si può che constatare continuamente la propria incapacità di spiegare il mondo circostante, ponendosi di fatto in totale opposizione al mondo attuale, dove è abitudine urlare false verità con insopportabile arroganza.

Un percorso nella fragilità

Benvegnù ha costruito, disco dopo disco, una geografia immaginaria della solitudine, che va dalla città al mare, poi all’hotel e infine allo spazio. Se ci si fa caso, il suo percorso è in sintesi un progressivo allontanamento dal mondo. Il mare di cemento in cui la nostra società è immersa, sia esso quello di un palazzo in città o di un grigio hotel, rappresenta comunque la sua visione più profetica e attuale.

La discografia

Piccoli fragilissimi film (2004), l’esordio che già contiene pienamente la filosofia di Benvegnù, è quindi la storia di chi “scava a mani nude sulla terra” o di chi “nuota in un mare congelato”. “Il mare verticale” è già un suo manifesto (“Io lascio che le cose passino e mi sfiorino perché non sono in grado di comprenderle”), segno della fragilità dell’uomo solo in un caos incomprensibile. I temi della vita che sfugge senza che nulla resti nella memoria (“Il sentimento delle cose”) e dei giorni che passano uno dopo l’altro senza vera felicità (“Brucio”) sono centrali nella poetica di Benvegnù. La musica ha ormai poco del rock degli anni 90 comunemente inteso, ma si riconosce per una produzione attentissima al dettaglio che ricorda i Talk Talk più minimali.

Le labbra (2008), dopo ben quattro anni, è un lavoro di transizione, più ottimista e meno intimista, con ritmi mediamente più frenetici. L’amore diventa un tema portante, l’unico appiglio rimasto a cui, forse, restare saldi. A volte Benvegnù riprende le sue esperienze degli anni 90 (“La schiena”), altre volte si perde in amori impossibili segnati dall’assenza e dall’incomunicabilità (“La distanza”), con ritmi bizzarri che potrebbero ricordare i Radiohead, come in “Amore santo e blasfemo” e soprattutto “La peste”, divisa in due parti, tra un inizio tipico di Benvegnù e una conclusione in un alienante free-jazz. L’anno dopo il nuovo Ep, 500 (2009), crea un nuovo punto di congiunzione con il suo futuro prossimo, preannunciato dalla fragilità di “Superstiti”.

Hermann (2011) apre un ciclo nuovo che sfocerà negli album successivi. Sono tanti i brani per sola voce e chitarra con sottofondi di archi, alternati a una produzione pop alternativa. La metafora della vita come viaggio in un mare di cemento diventa sempre più strutturata (“Achab in New York”, “Il pianeta perfetto”, “Il mare è bellissimo”). A volte la fragilità lascia spazio alla rabbia, ma è solo un urlo nel deserto (“Date fuoco”).

Earth Hotel (2014) è giustamente uno dei suoi lavori più celebrati. Il sound ha ormai raggiunto la massima solidità, in pieno post-rock tra Talk Talk e Bark Psychosis. Il mondo visto come un immenso hotel di cemento, dove migliaia di storie diverse si intersecano, è già una metafora che racchiude tutte le idee precedenti. Brani come “Nello spazio profondo” o “Una nuova innocenza” ne sono una perfetta sintesi.

Benvegnù ha trovato la ricetta perfetta per comunicare col proprio pubblico ed è quindi più facile, da questo momento in poi, comprendere album come H3+ (2017), quasi un trip interstellare dove l’albergo di Earth Hotel diventa un’astronave solitaria in fuga nello spazio, forse l’unico luogo dove potersi salvare. Nei dieci brani risaltano soprattutto la poesia di “Victor Neuer”, i bozzetti pianistici di “Olovisione in parte terza”, l’oscuro blues di “Boxes” e il magnifico sound di “Slow Parsec Slow”, con il sax di Steven Brown dei Tuxedomoon.

Dell’odio dell’innocenza (2020) mostra un deciso pessimismo verso gli uomini e le società che essi creano ovunque, con le medesime caratteristiche. Se la produzione è simile a quella dei lavori precedenti, adesso le parole si fanno pietre (“Pietre”, “Nelle stelle”). Concetti come “il silenzio è la verità”, “il mondo che vedete non esiste”, “non c’è niente da salvare” sono mattoni che formano un muro che ormai separa Benvegnù da una società falsa, fatta di “manifesti elettorali”. Il trittico “Infinito”, luogo dove evadere dalla realtà, rappresenta uno dei suoi vertici musicali e poetici.

Nel 2021 e 2022 pubblica due raccolte di brani rivisitati, Delle inutili premonizioni – Vol. 1 (2021) e Delle inutili premonizioni – Vol. 2 (2022). Il secondo volume, in particolare, costituito da reinterpretazioni di brani new wave di Joy Division, New Order, Roxy Music, Tears For Fears e The Psychedelic Furs, sottolinea le sue origini e fa emergere le radici della sua estetica. L’ultimo Ep della sua carriera è Solo fiori (2023), cinque brani che confermano la sua poetica cristallina e danno anche immagini poco lusinghiere dell’Italia contemporanea, da cui Benvegnù sembra allontanarsi sempre di più (“Italia pornografica”).

È inutile parlare d’amore (2024) in un certo senso chiude un cerchio, forse diffidando persino dell’amore che un tempo avrebbe potuto rappresentare un approdo, o forse sottolineando quanto l’amore, essendo apparentemente non utile (non crea profitto, unico parametro di giudizio riconosciuto oggi), svincolato dal concetto di utilità di una società ossessionata dal guadagno, sia proprio per questo davvero libero e non corrotto dall’avidità. Con la partecipazione di Brunori Sas (“L’oceano”) e Neri Marcorè (“27/12”), È inutile parlare d’amore (vincitore della Targa Tenco 2024) è un album in cui sembra che Benvegnù cerchi di aprirsi a un pubblico diverso, ma i suoi testi ermetici e la sua coerenza musicale rendono questa missione ardua.

Pochi mesi dopo, con Piccoli fragilissimi film – Reloaded (2024), da una parte torna alle sue origini, dall’altra riceve un omaggio da parte di gran parte della musica italiana (Dente, Piero Pelù, Irene Grandi, Motta, Paolo Fresu, Giovanni Truppi, ecc.), che fa preannunciare una possibile nuova fase della sua carriera artistica.

Un triste addio

Il 31 dicembre 2024 la notizia della morte improvvisa di Paolo Benvegnù sconvolge gli appassionati di musica italiana. Ci lascia a soli 59 anni, avendo ottenuto meno riconoscimenti di quelli che avrebbe meritato. Proprio la sera prima era stato ospite di Stefano Bollani nella trasmissione di Rai 3 “Via dei Matti nº0”.

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Discografia

PAOLO BENVEGNU'
Suggestionabili (singolo, Stout, 2004)
Piccoli Fragilissimi Film (Stout, 2005)
Cerchi nell'acqua (Ep, Stout, 2005)
14-19 (Ep, La Pioggia, 2007)
Le Labbra (La Pioggia, 2008)
500 (Ep, La Pioggia, 2009)
Dissolution (live, La Pioggia, 2010)
Hermann (La Pioggia, 2011)
Earth Hotel (Woodworm, 2014)
H3+ (Woodworm, 2017)
Dell'odio dell'innocenza (Black Candy, 2020)
Delle inutili premonizioni, Vol. 1 (live acustico, Blackcandy, 2021)
Delle inutili premonizioni, Vol. 2 (Officine della cultura, 2022)
È inutile parlare d'amore (Woodworm/Universal Music, 2024)
Piccoli Fragilissimi Film - Reloaded (Woodworm, 2024)
SCISMA
Pezzettini di carta (1994)
Bombardano Cortina (autoprodotto/Emi, 1995)
Rosemary Plexiglas (Emi, 1997)
Vive Le Roi (Ep, Emi, 1999)
Armstrong (Emi, 1999)
Mr. Newman (Woodworm, 2015)
Pietra miliare
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