Laurie Anderson

Laurie Anderson

Il linguaggio un virus

di Claudio Fabretti

Cantante, performer e autrice di suggestivi show multimediali, Laurie Anderson ha imposto una figura di artista a tutto tondo con pochi pari, che ridefinisce del tutto il ruolo femminile nell'ambito musicale. Oltre ai dischi, la sua carriera è stata caratterizzata da una infinità di progetti comprendenti spoken poetry, performance, installazioni, collaborazioni a balletti, opere teatrali e musiche per film

Troppo spesso si è abusato dell'espressione "artista multimediale", ma se c'è qualcuno che può fregiarsi realmente di questo titolo è proprio Laura Phillips (Laurie) Anderson. Nel corso della sua carriera ha svolto innumerevoli ruoli: artista visiva, compositrice, poeta, fotografa, regista, ventriloqua, maga dell'elettronica, corista, strumentista. Ed è sempre riuscita a coniugare la sperimentazione sull'elettronica con un linguaggio accessibile al grande pubblico.
Nella sua figura si uniscono due filoni di tangenza tra arte e musica. Da un lato c'è l'influenza della performance art (dall'antesignano John Cage fino al gruppo Fluxus), con la commistione tra il corpo dell'artista, protagonista dell'azione che costituisce l'opera, e il medium tecnologico rappresentato dal video, che ne preserva la memoria. Dall'altra c'è l'avanguardia elettronica che, con Varèse e Stockhausen, è entrata a far parte anche dei libri d'arte contemporanea. Si aggiunga una propensione tutta newyorkese per la poesia urbana, che la porterà a collaborare con figure come William Borroughs e Robert Wilson e sarà anche parte del rapporto artistico e sentimentale con Lou Reed.
Ciò che distingue Anderson da tanti musicisti prestati all'arte è il fatto che per lei i due aspetti sono inscindibili e vivono uno in virtù dell'altro.

Formatasi in una delle tante scuole d'avanguardia newyorkese degli anni 70, Laurie Anderson inizia la sua carriera di artista "globale" con performance bizzarre, che rielaborano in modo originale le forme della musica minimale. Nascono così progetti audaci come "Automotive" (concerto per automobili del 1972), "Duets on Ice" (messo in scena a New York nel 1974), "Songs and Stories for the Insomniac" (presentato all'Artist Space di New York e al Museum of Contemporary Art di Chicago nel 1975) e "The Hand Phone Table" (installazione sonora e visiva, realizzata presso il Projects Gallery di New York nel 1978).

In quegli anni, Anderson avvicina alcuni musicisti d'avanguardia che si riveleranno poi decisivi per la sua maturazione artistica, da Philip Glass a Brian Eno, da John Cage al suo attuale marito Lou Reed. Ma se la musica resta il suo punto di partenza, le sue frontiere sono sempre aperte. Così l'artista newyorkese riesce perfino a fare da spalla al comico Andy Kaufman in diversi "Comedy club" a Coney Island.

La sua prima opera importante in ambito musicale arriva nel 1980, con United States. Vero caposaldo dell'arte performativa contemporanea, si tratta di un progetto monumentale (quasi cinque ore di musica) in cui la Anderson si sbizzarrisce allestendo un'ideale opera teatrale d'avanguardia che pesca dal genio di John Cage e di Meredith Monk (si ascolti "Walk The Dog") arricchendo però la forma con una più spiccata coscienza politica, filtrata in sketch ora pungenti, ora umoristici ora desolanti. Quella di Laurie Anderson è una visione quasi huxleyana della realtà occidentale, fatta di robot antropomorfizzati e uomini-automi, alienazione e inquietudine latenti. In poche parole, l'arte di Laurie Anderson ha già trovato la sua espressione più matura e compiuta.

Ma è nei due anni successivi, con il singolo "O Superman" e con l'album Big Science che Laurie Anderson si impone alla ribalta internazionale conquistando critica e pubblico. Merito del suo linguaggio universale, fatto di trovate spettacolari, come l'uso in scena di un violino digitale, e di una ricerca incessante sulla vocalità. La sua voce, infatti, si trasforma costantemente: filtrata dal vocoder, nascosta da mille effetti, inquietante, oppure semplice ed angelica, è il suo strumento musicale per eccellenza. Saggio supremo di quest'arte è "O Superman", il brano della consacrazione internazionale: il robotico loop vocale (Ah - Ah - Ah - Ah), corrispondente a due accordi, che sorregge l'intero pezzo costituendone insieme l'ossessione e il principale "gancio"melodico. L'uso inquietante della tecnologia fatto nelle performance, per esempio con l'utilizzo di voci di segreterie telefoniche ("Hi I'm not home right now..."), si ripercuote anche nell'uso straniante del filtro Vocoder sulla voce e in generale sul freddo recitativo che costituisce in buona parte il "cantato" della Anderson. Insieme sinistro e giocoso, freddo ed evocativo, il brano costituisce il modello per tutto il resto del disco, svelandone il lato ludico e ironico, sia quello inquietante, con un Paese visto come grande madre, insieme protettiva e soffocante, imperativa.
In modo simile, l'iniziale "From The Air" dimostra uno spiccato piglio rock pop col suo incastro di batteria e sax, ma provvede anche a una raggelante introduzione quando il recitativo diabolico della Anderson è sottolineato dal fatalismo dei synth. Il brano che dà titolo al disco è invece il più solenne ed elettronico, sorretto da synth e rade percussioni, con la voce che si fa salmodia medievaleggiante. Se "Sweaters"è uno scherzo di stranianti cornamuse, "Walking & Falling" rappresenta l'esempio di come la Anderson possa costruire una tensione drammatica soltanto con pochi suoni uniti al suo recitativo.
La marimba che introduce "Born, Never Asked" ricorda invece gli album coevi di quel Peter Gabriel col quale Anderson collaborerà in seguito (in "This Is The Picture (Excellent Birds)", su "So"). Seguono poi i vocalizzi demenziali di una "Example # 22", caratterizzata dalla strumentazione più ricca e bizzarra del disco (violino, flauto, sax tenore e baritono, clarinetti, accordion). Ugualmente giocosa "Let x =x", che introduce una nuova dissertazione sullo sfondo di solenni tastiere, marimba e hand clap, per poi deragliare nel caos con un trombone impazzito. L'ultimo brano "It Tango" continua il precedente costituendo una traccia sola con esso e ripropone lo schema del dialogo tra due personaggi (tutti rappresentati dall'artista, autodefinitasi una "indossatrice di voci"), che però sprofonda nel nonsense, fino all'incomunicabilità dell'enigma finale.

Big Science è il primo di sette album registrati per la Warner Bros, fra i quali Mister Heartbreak (forse il suo disco più "pop"), United States Live, Strange Angels e Home Of The Brave, colonna sonora del film omonimo, forte di un brano irresistibilmente "contagioso" come "Language Is A Virus".

Ma Laurie Anderson è soprattutto una performer nata. Nel 1986, presenta la sua performance "Natural History", da cui trarrà cinque anni dopo il libro "Empty Places". Seguono altri progetti, come "Stories from the Nerve Bible" (1993), "Bill and Laurie" e "About Five Rounds" (1996).

Nel 1995, la cantautrice di New York intraprende il lungo tour mondiale "The Nerve Bible", la sua prima grande performance multimediale in cinque anni. Contemporaneamente, esce l'album Bright Red, coprodotto con Brian Eno, e il suo primo cd-rom, Puppet Motel. "Quando feci il mio primo cd-rom - racconta - cominciai a pensare: 'Qui c'è un mezzo che comprende immagini, suono e elettronica, e li posso mescolare'. E' un tipo di realizzazione di arte digitale che corrisponde al modo di funzionare della mia mente, perché fa interagire tra di loro le cose. E' un mezzo circolare, e consiste in punti che si toccano lungo la via. Mi è sempre piaciuto il viaggio. E se è abbastanza interessante, non mi pongo limiti".

Negli anni, Laurie Anderson realizza anche diversi video e film, e compone colonne sonore per film di Wim Wenders e Jonathan Demme, per balletti di Trisha Brown, Molissa Fenley e altri. Scrive, inoltre, brani per la National Public Radio, la Bbc e l'Esposizione di Siviglia, nonché diversi pezzi da orchestra. Ma la sua carriera si può leggere anche come un percorso a ritroso: dall'uso della tecnologia alla riscoperta degli strumenti "tradizionali". E i testi scritti, come ad esempio il "Moby Dick" di Melville, nella sua concezione artistica possono diventare lo spunto per altre esplorazioni, per spettacoli multimediali come "Songs From Moby Dick", in cui l'artista newyorkese si è rivelata anche come pittrice.

Nel 2001 esce quindi Life On A String, inizialmente concepito come side-project da studio per il progetto teatrale "Songs and Stories of Moby Dick". "Sono veramente innamorata di Melville - ha raccontato la compositrice americana - ma quando lo spettacolo è finito non ne potevo più di quei vecchi marinai maleodoranti. Volevo tornare nel mio secolo e fare un disco che fosse l'esposizione delle mie esperienze e della mia vita". Ed è così che nascono le dodici tracce di questo album, con la coproduzione di Hal Willner, già al fianco di Marianne Faithfull e Lou Reed. Attorno a lui, una nutrita pattuglia di collaboratori: dalla chitarra di Bill Frisell ("Washington Street") all'orchestrazione di Van Dyke Parks ("Dark Angel"), passando attraverso le percussioni di Vinicius Cantuaria ("Life On A String") e il drumming di Joey Baron ("Slip Away").

Sono in particolare le percussioni al centro delle più recenti ricerche di Laurie Anderson: "In questo momento, sento forte il bisogno di fisicità nella musica - ha spiegato -. Di suonare qualcosa che non si limiti al 'digitare'. Basta il suono delle mani sul legno, a volte. Parallelamente sto perfezionando uno strumento particolare, il talking stick, una sorta di turntable che riesce a modulare la voce secondo linee melodiche che si possono ascoltare solo da un preciso punto. E' come un percorso obbligato: spostandosi, infatti, si perde la frequenza della melodia, e si riescono a sentire solo rumori". 

Passano nove anni di silenzio discografico, finché 2010 è la volta di Homeland, che segna dopo svariati anni il ritorno alla forma-canzone.
L'occhio di Laurie Anderson focalizza nuovamente sul marciume socio-politico dell'Occidente, sposando questa volta gli attacchi contro il sistema finanziario e culturale promosso dalla sua tanto amata e detestata America con canzoni urgenti e immediate, che non dimenticano però le radici arty della loro forgiatrice. Sono prevalentemente ballate minimaliste per voce e violino, venate di inquietudine e malinconia con la "folla solitaria" di Manhattan a sfilare sullo sfondo. Dalla splendida apertura di "Transitory Life" alla mesta "Strange Perfume" (con un cameo di Antony Hegarty), dall'antemica marcia techno di "Only An Expert" (amara invettiva contro bancheri e speculatori) alla ballad elettronica "Bodies In Motion", fino ad intravedere finalmente la luce nelle astrazioni bucoliche dei tre pezzi finali, ideale uscita d'emergenza dall'incubo americano.

Una delle ultime performance dell'artista è forse anche la più singolare: indossare la divisa di cassiera e servire i clienti di un McDonald's newyorkese, "per vivere dentro la globalizzazione e provare cosa significa far parte di questo processo massificato". E sul rapporto tra musicisti e macchine, offre un'inquietante teoria: "Noi musicisti che abbiamo sviluppato le possibilità dei progressi tecnologici, in qualche modo, siamo cyborg. A volte, quando si lavora con le macchine, ci si identifica a tal punto che si comincia a parlare con loro. Se si pensa a David Bowie, il modo in cui parla è come una macchina. Lo stesso con David Byrne".
Nel 2003 è diventata la prima artista ufficiale della Nasa.

L’irruzione di Laurie Anderson nel contesto rock ha spazzato via i facili velleitarismi dei "dandy elettronici" degli anni Ottanta e imposto una figura di artista a tutto tondo con pochi pari, che ridefinisce del tutto il ruolo femminile nell'ambito musicale. Non a caso, a confrontarsi con lei sono stati i più grossi nomi dell'intellighenzia rock, soprattutto Brian Eno, sicuramente la figura a lei più affine, col quale ha realizzato "Bright Red" nel 1994.
A parte i dischi la sua carriera è stata caratterizzata da un'infinità di progetti comprendenti spoken poetry, performance, installazioni, collaborazioni a balletti, opere teatrali e musiche per film, mentre il periodo delle sue prime opere, fino a "United States" è stato raccontato nel volume “Stories from the Nerve Bible. A Twenty- year retrospective”.
Eclettica, curiosa, intraprendente, Laurie Anderson non smetterà mai di ricercare forme espressive nuove perché, come recitava in una canzone di quasi vent'anni fa, "il linguaggio è un virus proveniente dallo spazio profondo".

Contributi di Roberto Rizzo ("United States" e "Homeland").

Laurie Anderson

Il linguaggio un virus

di Claudio Fabretti

Cantante, performer e autrice di suggestivi show multimediali, Laurie Anderson ha imposto una figura di artista a tutto tondo con pochi pari, che ridefinisce del tutto il ruolo femminile nell'ambito musicale. Oltre ai dischi, la sua carriera è stata caratterizzata da una infinità di progetti comprendenti spoken poetry, performance, installazioni, collaborazioni a balletti, opere teatrali ..
Laurie Anderson
Discografia
United States (Warner Bros., 1980)

7

Big Science (Warner Bros., 1982)

8

 Mr. Heartbreak (Warner Bros., 1984)

6,5

 United States Live I-IV (Warner Bros., 1984) 
Home Of The Brave (Warner Bros., 1986)

7

 Strange Angels (Warner Bros., 1989) 
 Bright Red (Warner Bros., 1994)

6

 The Ugly One With The Jewels And Other Stories (Warner Bros., 1995) 
 In Our Sleep EP (Warner Bros., 1995) 
Talk Normal: The Anthology (Warner Bros., 2000) 
 Life On A String (Nonesuch, 2001)

6

 Live At Town Hall NYC (live, Nonesuch, 2002) 
 Homeland (Nonesuch, 2010) 
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