Hercules And Love Affair

Hercules And Love Affair

2008 (Dfa) | disco-pop

Innanzitutto un po’ di coordinate, tanto per capire da che parti stiamo. Andrew Butler, unico titolare dell’intestazione Hercules And Love Affair, nasce a Denver dove, fin da giovane, fa il dj nei warehouse party e nei leather bar. Ora, cosa siano i warehouse party lo sappiamo più o meno tutti. Un leather bar, invece, è uno di quei posti dove si riunisce una particolare categoria estetica del popolo gay, quella degli appassionati di uniformi di cuoio nero e borchie (trovate degli splendidi esempi fra gli amici del nostro nella sua pagina su MySpace).

E poi Antony Hegarty (sì, proprio quell’Antony), che presta voce e liriche alla maggior parte delle tracce. Questo merita un discorso a parte. Antony, invitato a cantare pressoché da chiunque, come ospite è spesso finito per essere fuori luogo, troppo invadente e personale su pezzi non suoi. Qui, invece, offre probabilmente i suoi migliori featuring di sempre. E si propone definitivamente come icona e centro di tantissima queer-culture, a suo agio anche su brani dance, interprete intelligente che stavolta non cade in eccessivi sbrodolamenti, qua e là addirittura asciutto. Un indizio di questa particolare sensibilità per certi versi inedita lo aveva dato quella splendida cover di “Crazy In Love” di Beyoncé che aveva portato recentemente in tour con i Johnsons.

A questo punto abbiamo capito che musica fa Andrew Butler. La sua è una rielaborazione della musica da ballo più soulful, quella storicamente più legata alle comunità gay di tutto il mondo, New York e Chicago in testa. La house dei primordi, quindi.
“Time Will” riprende la linea di basso di “Your Love” di Frankie Knuckles alzandola di tonalità, utilizzando quel processo di furto/citazione affettuosa tipico del genere. E “You Belong” è una delle cose più simili alla vecchia house di Chicago che sia mai stata tirata fuori da un produttore estraneo alla scena per geografia e tempo.
Ovviamente non potevano mancare momenti di tripudio disco. “Hercules Theme” è un omaggio chiaro fin dal titolo, che richiama quello che viene ritenuto il primo pezzo disco della storia, il celeberrimo “Love’s Theme” della Love Unlimited Orchestra (1973). Il suo incedere è pura disco, così come i fiati e il delizioso coretto. Altrettanto “discheggiante” l’ottima chiusura, la giocosa “True False/Fake Real”.
E ancora momenti di pop più o meno deviante come “This Is My Love”, che per melodia e arrangiamenti vocali, se non addirittura per l'interpretazione di Butler, sembra gli Of Montreal. O “Athene”, semplicemente scintillante.

Centro concettuale è, manco a dirlo, il singolone: “Blind” riassume tutto. Non stupisce che sia subito piaciuta al team Dfa: l’andamento è funkeggiante, e il pezzo è pervaso da quello spirito sublime che abitava le grandi tracce house di un tempo. Affinità elettive che hanno portato Tim Goldsworthy a volersi occupare della produzione insieme a Butler.
E su “Blind” il cerchio che si chiude. Frankie Knuckles la remixa. Il brano, purtroppo, si trova solo sul singolo, ma avete il dovere morale di procurarvelo. Antony. Una bomba come “Blind”. Frankie Knuckles. Lo ripeto, va’: Frankie Knuckles. Devo aggiungere altro? Se quest’anno dovete ascoltare solo un pezzo, fate che sia questo. “Blind” esce dal trattamento come un potenziale classico di Chicago dimenticato nei cassetti per venti anni. Sarà quel pianoforte, sarà il feeling di costante elevazione, sarà che la forza emotiva di questa traccia non si può spiegare a parole.

Da tutto questo, e dalla sedimentazione che avrà nei giorni che seguiranno i primi ascolti, emerge il maggior punto di forza dell’album. Visto nel suo insieme questo esordio appare come un’opera realmente finita. Un lavoro compiuto come pochi. Un immaginario rievocato, riassunto e aggiornato nello spazio di neanche cinquanta minuti. Un puzzle in cui i tasselli concorrono a formare una figura chiarissima. I fili rossi, tirati tutti insieme, partono da diverse sfaccettature di oltre tre decenni di cultura gay (musicale e non) ma conducono a un unico stile, a un’unica sintesi: una mirabile metabolizzazione, un’elaborazione preziosa, anche per quanto sentita da chi le ha dato vita.

(19/03/2008)

  • Tracklist
  1. Time Will
  2. Hercules Theme
  3. You Belong
  4. Athene
  5. Blind
  6. Iris
  7. Easy
  8. This Is My Love
  9. Raise Me Up
  10. True False/Fake Real
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