Nonostante la solidarietà per la sfortunata genesi di questo disco (perduto e registrato due volte per contrattempi informatici), spiace decretare l’assoluta normalità della proposta della band in questione. Saldamente posato su stereotipi post-rock di chiara estrazione classica (Mogwai, Explosions In The Sky), il vago balzellare fra tentazioni al limite dello stoner strumentale e alcuni frangenti più rilassati non riesce a sollevare le sorti di un’opera nata vecchia.
Ad eccezione della sinuosa title track, il resto giace in un mare di confusione e indecisione, coperto da distorsioni nemmeno troppo violente che paiono nascondere un vuoto d’ispirazione comunque evidente.
Fare post-rock nel 2008 non è semplice, e se non si riesce ad aggiungere qualcosa di personale (vedi i bravi This Will Destroy You), il risultato è quantomeno discutibile.
27/04/2008
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese