Quello del sestetto bolognese Animal Farm Project è un crossover tanto cristallino quanto ancora in larga parte velleitario. Se la produzione e la resa strumentale risultano, infatti, apprezzabili, scrittura e arrangiamenti lasciano ancora intravedere una certa macchinosità, soprattutto quando i cambi di registro si fanno più spericolati e arditi.
Per qualcuno, comunque, “Complicated Lines” potrebbe risultare piacevole e, a suo modo, intrigante - certo mai davvero pretenzioso, almeno non volutamente. Rimandati più che realmente bocciati, dunque, ne apprezziamo il coraggio e qualche discreta freccia al loro arco.
Tralasciando lo scontato pop-rock con virate psichedeliche delle due parti di “Animal Farm Song Part”, il punk-wave di “Fuck”, la schizofrenica “Boiling” e una “I Look At Yourself” il cui riff chitarristico strizza l'occhio alla classica “My Sharona” dei The Knack, qualcosa di relativamente più convincente propongono, invece, il post-punk bifronte di “I Take My Time”, il dream-pop potenziato di “Stay Steady”, l’hard-rock contaminato della title-track e le improvvise deflagrazioni di “The Sculpture”.
Ancora troppo poco, onestamente, per fare la voce grossa.
(07/07/2009)


