Gli Aluk Todolo e la loro religious-psychedelic-trance sono di nuovo tra noi, due anni dopo la deludentissima prova di “Descension”.
Più ossessivo del suo predecessore, “Finsternis” conferma la pochezza di una formula che nel mix tra ritmiche circolari, distorsioni e feedback granulari vorrebbe inscenare una sorta di rituale ipnotico, finendo solo, invece, per mettere a dura prova la pazienza dell’ascoltatore.
Non c’è niente che possa rivelarsi con il tempo: tutto quello che si ascolta finisce per risolversi in un mero esercizio di stile. Sette minuti per “Premier Contact”, quasi undici per “Deuxiéme Contact” (più violento e oscuro, ma dall’incedere pressoché identico) e cinque per “Totalité” (pulsare marziale che fronteggia il gorgogliare amorfo di nubi tossiche).
Incredibilmente, la band francese prosegue nella sua minimalistica fiera dell’ovvio con un’austerità quasi cameristica, ma anche con un'ostinazione che sa di incapacità creativa. La cosa, in fondo, ci fa quasi tenerezza, anche quando è il black-metal a reggere le fila del discorso (“Troisiéme Contact”).
Senza battere ciglio, straconvinti di andare all’assalto di chissà quale guarnigione, gli Aluk Todolo mettono in fila trentotto minuti e rotti di musica ripetitiva e catatonica, anche epica, in fondo (“Quatriéme Contact”). Ma se qualcuno vi consiglia l’acquisto di questa roba, vuole davvero farvi buttare i soldi dalla finestra.
21/08/2009
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