Copernicus

disappearance

2009 (Moonjune/ Nevermore) | avantgarde

Copernicus e Joseph Smalkowski sono Copernicus. O Joseph Malkowski. L'uno è l'Apollo e l'altro e il Dioniso di un banchetto nietzschiano al quale siede un solo uomo con due voci, due vite distinte e una miriade di interpretazioni del reale, del fisico e della scienza invisibile.
"Il novantasei percento della materia dell'Universo non può essere pecepita dall'umanità". Forse. Eppure è il quattro per cento che studiamo e ci sfugge, che vediamo ma non conosciamo, che ci permette di porci domande senza mai giungere a conclusioni definitive che releghino l'ambiguità nel passato.

La filosofia di "disappearance" è un rivolo di disillusione in una montagna di certezze che si sgretolano allo scivolare di una poesia improvvisata, eclatante nei modi e intimamente distruttiva nei contenuti, che seguono i ritmi di un suono riconducile grosso modo al progressive, al folk, ai postulati storici di un blues originario, scarno, quasi irriconoscibile.
L'irlandese Pierce Turner (identità - questa - una e unica) è il principale rigagnolo musicale su cui franano le parole di Copernicus (o Smalkowski o viceversa) sulla grandezza dei neutrini, sulla temperatura dei plasma di quark e gluoni, sull'ineluttabile cecità umana, sulle illusioni uccise dalle particelle subatomiche e su una futura New Orleans nuclearizzata.
Il rantolo ora pacato, ora sgraziato, convulso della voce narrante rompe le metriche e le imbriglia nella rauche sillabe di un cantastorie cresciuto in una New York vibrante ma sepolta dalle mode dei tempi, dall'illusione sonica dei primi anni 80, spentasi sotto gli occhi di una deriva tardo-elettronica che sommerse il sottobosco attivo da cui "disappearances" riesce a emergere quasi in incognito.

"Bow your head to the bottom quark/ Bow your head to the electron neutrino" non sono solo parole, ma la coscienza attiva di un mondo sfumato in cui Copernicus/Smalkowski respinge l'immaginazione per consegnarsi alla logica scientifica sotto la spinta ritmica di un hammond, un piano acustico o le flebili percussioni di un nutrito ensemble che accompagna le frequenze scoscese di un viaggio inesorabile verso il basso e la fine.
Se viaggio deve essere, che lo sia con direzione ignota; una scomparsa ("disappearance") dell'Universo e della sua massa in un solo battito di ciglia.
"Your mind will lead the way/ Move on/ Move on/ Walk out of your body/ Love the muon neutrino/ Love the proton/ Who do you love the more?/ The proton?/ Or the neutron?".
In quest'album di buono c'è il pessimismo reale. Di cattivo c'è la reale coscienza di un buon pessimismo auto-distruttivo e brani egregiamente nichilisti e orgogliosamente sconclusionati.

(09/07/2009)

  • Tracklist
  1. 12 subatomic particles
  2. The Quark Gluon Plasma
  3. The Blind Zombies
  4. Humanity created the illusion of itself
  5. Atomic New Orleans
  6. Poor Homo Sapiens
  7. Revolution
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