David Kitt

The Nightsaver

2009 (Gold Spillin') | indie pop

David Kitt da Dublino è stato autore di uno dei più bei dischi di cantautorato pop degli ultimi anni, ovvero quel "The Big Romance" (2001) che fu effettivamente un grande romanzo sulla scrittura di mestiere, intrisa di colpi di classe a ripetizione.
Ora torna nel pieno del suo stile, ributtandosi nella mischia coi suoi oggetti sonori più che riconoscibili, con la sua voce semi-nasale che ricorda vagamente quella di James Taylor, con le partiture gioviali, con la semplicità compositiva di chi scompone in molecole gli articoli sofisticati. Le canzoni sono, al solito, di quel torrenziale breve, senza i piagnistei della folk song di routine, ma con la carica petulante di strumentazioni più moderne come la batteria elettronica o gli effetti del synth.

Il disco non è al livello magistrale dei suoi must, ma resta una forte iniezione di raffinatezza nel songwriting di quest'anno. Ci sono melodie da camera e da spazi aperti, congiunzioni tra perimetri diversi, scorribande senza possibilità d'esitazione. Sembra si tratti di un'unica apertura di bocca per tutta la durata dell'esibizione in studio, tanto è piacevolmente subdola l'intensità di strofe e ritornelli (o quel che resta del concetto).
David Kitt non conosce dei veri replicanti in giro: si propone quale sostenitore dell'austerity del pop barocco, perché è come se tutte le decorazioni apparissero più lineari, o come se  occorressero dei mezzi per poter leggere realmente tutto ciò che c'è dietro. Qualcuno l'ha paragonato a David Gray e alle sue code d'aragosta inzuppate di miele, ma immaginatene una versione più svampita, meno seriosa, decisamente più ricercata.

"The Nightsaver" ce lo sbatte in copertina con piumino nero e vecchio mc recorder posizionato a mo' di fotocamera, quasi a dare l'idea di immortalare, con mezzi di antica cuccagna, uno stile musicale poeticamente vintage. Alcune perle ci gettano in una convinzione: non ci devono per forza essere tiri strampalati di corda perché le note assumano una fisionomia stravagante, furba, borghese.
E allora su con le splendide esternazioni di "Move It On", "Don't Wake Me Up" e "Its Yours", con i colori accesi di "Use Your Eyes" e "Alone Like That", con la grande videata sulla vita ordinaria descritta in "Learning How To Say Goodbye", forse la vetta di questo elegante modo di leggere il qualunquismo.

Indubbiamente quel senso di continuità veloce trova riposo solo nella fase conclusiva di "No Truth in Your Eyes", la vera e propria area di sosta della sequenza di tracce, logicamente posizionata al termine del percorso.

(09/11/2009)

  • Tracklist
  1. Move It On
  2. Its Yours
  3. Beat a Retreat
  4. Learning How To Say Goodbye
  5. Alone Like That
  6. Use Your Eyes
  7. A Real Fire
  8. Nobody Leaves
  9. Don't Wake Me Up
  10. No Truth In Your Eyes
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