Patrick Wolf

The Bachelor

2009 (Bloody Chamber Music) | pop orchestrale, folk

Due anni fa Patrick Wolf consegnava a una major il suo disco più leggero e accessibile, "The Magic Position", un coloratissimo carosello pop che svoltava verso suoni più luccicanti e lontani dall'estetica indie-bohemien dei primi due lavori. Lo stardom musicale era a un tiro di sasso, ma Wolf, spiazzando tutti ancora una volta, ha preferito riscrivere tutto daccapo.

Al solito, sul disco in uscita si era detto di tutto e di più, a causa di una serie infinita di anticipazioni, interviste e smentite da parte del diretto interessato, fino alla conferma delle voci di corridoio su un presunto ritorno su lidi indipendenti, con tanto di collaborazione con Alec Empire in veste di co-produttore assieme a Wolf stesso. Come coniugare il romanticismo dell'enfant prodige inglese con il battito ossessivo dell'ex-bombarolo degli Atari Teenage Riot? Il singolo interamente elettronico "Vulture" ce ne dà una dimostrazione, sbattendo il crooning perverso di Patrick (e che perversione il video, al limite del sadomaso!) tra voci rallentate e synth spaziali che sembrano venire dritti dall'Ebm dei VNV Nation.

Un album di industrial elettronico? No, o meglio, non solo! La sirena dell'incipit "Kriegsspiel" fa credere che incomba chissà quale bombardamento sonoro sulla scia del singolo, invece ecco riaffiorare violino e chitarra acustica in "Hard Times", una ballata folk che più barocca non si può (almeno fino al tornado di chitarra elettrica nel finale), dondolata da un ritornello irresistibile. Il disco si riallaccia infatti al folk melodrammatico di "Wind In The Wires", impreziosendolo di arrangiamenti ricchissimi (cori, archi, flauti, pianoforte, elettronica) fino a raggiungere livelli di magniloquenza e di complessità compositiva immani, anche grazie alla maturazione di Patrick come cantante.

Ma qui a essere superiori non sono solamente i singoli brani ma l'interazione tra di essi, che crea un'alchimia che va ben oltre la somma dei singoli pezzi della scaletta. Parlando delle canzoni, invece, possiamo dire di essere di fronte a quattordici vette, piene di versi di una bellezza cristallina che pennellano affreschi di altri tempi, avvolti da un'ammaliante oscurità. E Mr. Wolf, mettendo tutto sé stesso nel cantato - mai così enfatico - riesce nell'impresa di costellare ogni pezzo di sbalzi d'umore, impennate, rabbiosi salti nel vuoto, piroette vocali, quando non interi cambi di scena. La varietà è la chiave di volta del disco, che scivola con strabiliante leggerezza dall'elettronica sinistra di "Oblivion" ai minuziosi puzzle di strumentazione acustica e freddi beat electro che rendono grandiosa "Count The Casualty" (ovvero lo stile di Patrick Wolf allo stato più puro), rimandando ai migliori episodi dell'esordio solista.

Ma ecco che la parte centrale offre una triade di episodi che fa gridare al miracolo: "The Bachelor", "Damaris" e"Thickets". Un violino celtico apre idealmente le danze della prima, accompagnando uno splendido duetto tra la voce giovane e potentissima di Patrick e quella roca di Eliza Carthy, che insieme evocano la profonda malinconia di una fiaba medievale che racconta di sposalizi e solitudine. "Damaris" è un'altro esempio di epica contemporanea, fusione impeccabile di battito elettronico e sovrarrangiamento di cori paradisiaci e archi in continuo saliscendi, come tratteggiassero chissà quali architetture nel cielo; più dimessa e fiabesca "Thickets", gentilmente scossa dal moto ondoso di violino, flauto e un da un dolcissimo arpeggio che dona colore alle ombre del cantato, plasmando istanti di pura poesia.

Ma non c'è spazio per fermarsi, perché non appena lo scorrere delle note sembra rallentare e assumere connotati liturgici ("Who Will?"), ecco che minacciose nel cielo si spiegano le ali dell'avvoltoio ("Vulture"), ricordandoci la duplice natura del disco: da un lato l'antichità romantica, epica e idealizzata; dall'altro il futuro crudo, freddo, con manifestazioni sonore ai limiti dell'estetica cyberpunk. Come la quiete dopo la tempesta, "Blackdown" dipinge un affresco nostalgico e romantico in un giro di piano che sorregge dolcemente un canto puro che si avvita su se stesso, per poi scoppiare in un finale celtico in odor d'Irlanda. Mentre "The Sun Is Often Out" e "Theseus" scrivono due manuali di folk orchestrale grazie ad arrangiamenti da brividi, "Battle" smorza il tono romantico con un boato industrial-metal che ci rimanda a gruppi quali Skinny Puppy e KMFDM - ecco dove stava lo zampino di Alec Empire!
Per finire, la chiusura di "The Messenger", affidata a un bozzetto folk lussureggiante spezzato da battiti elettronici, che si fa splendidamente solenne negli ultimi secondi, come se ci fosse ancora bisogno di convincere della grandezza monumentale dell'operazione.

Non ci è ancora dato sapere cosa combinerà il giovane songwriter in futuro (nel 2010 è prevista l'uscita di "The Conqueror", il seguito di "The Bachelor", che inizialmente doveva uscire ad esso accorpato, come secondo cd di un doppio album), fatto sta che "The Bachelor" suona come l'opera migliore di un genio della musica pop contemporanea, capace ancora una volta di superarsi come compositore, autore di testi e strumentista. È forte la sensazione di trovarsi di fronte a una personalità unica nell'attuale  panorama musicale, una sorta di Todd Rundgren del ventunesimo secolo che compone, suona e arrangia ogni melodia della sua musica, e che con quest'ultima fatica ha riscritto le regole del cantautorato contemporaneo.

(15/05/2009)

  • Tracklist
  1. Kriegsspiel
  2. Hard Times
  3. Oblivion
  4. The Bachelor
  5. Damaris
  6. Thickets
  7. Count The Casualty
  8. Who Will?
  9. Vulture
  10. Blackdown
  11. The Sun Is Often Out
  12. Theseus
  13. Battle
  14. The Messenger
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