Siamo dinanzi a un affresco vivace la cui estetica punta dritto a infantilismi folcloristici d’ogni sorta. Assistiamo a una brillante commedia il cui copione è costantemente triturato da burle acustiche, lanciate sul palcoscenico senza badare al suggeritore di turno, o a una tarantella moderna la cui ritmica assume andature birichine, collodiane. Imbattersi in dischi come “Astra & Knyst” equivale a farsi sedurre senza volere. Difatti, il paradosso immediato è che più ci si avvicina e più ci si rende conto di aver completamente fallito, immersi inconsciamente in un immaginario strumentale fuori dal coro, fuori dal tempo.
Ciò che traspare, fin dai primi rintocchi analogici, è un'attitudine virtuosa a intrecciare tele elettroniche di fattura volutamente grezza. Matrioske che danzano felici in qualche piazzale moscovita (“Kinak“, “Kreds“) o mere girandole di introiezioni elettriche di stampo circense (“Tonkmaskine”). Non vi sono pause. La corda gira, gira e conduce i sensi lontano da ogni forma di percezione visiva concreta, intuibile. L’ incanto è dover seguire questa scia di rumorini impazziti e lasciarsi cullare da tutta una serie incontrollata di tastierine psicotiche, che improvvisano ora inediti valzer (“Kakla“), ora coreografie naif apparentemente prive di uno schema precostituito (“Klap Dingdot”).
Banjo mandati in orbita con percussioni metalliche di contorno (“Astra”), organi elettronici che rimbalzano come palline nel flipper (“Krat”), nenie folk-troniche che richiamano i maestri del genere (“Pistol”), fra cui il giapponese Lullatone: non c'è limite alla fantasia, anche quando si spinge sull'acceleratore della sperimentazione (i loop arditi di “Tromle” e “Papirmekanik”, le chincaglierie stentoree nella conclusiva “Knyst”), mentre l'introduzione di suoni propriamente elettrici scuote il tono generalmente ovattato (la chitarra elettrica sclerotica in “Tonkmaskine”).
Siamo di fronte a un prodotto che affronta il tema della fusione fra strumenti acustici ed elettronici con ironia, inventiva e sfrontatezza. Fra umori infantili, sensazioni mitteleuropee e tentazioni avant, “Astra & Knyst” si merita un giudizio decisamente positivo, con la speranza che in futuro il suo autore sappia arricchire ulteriormente il suo teatrino sfavillante.
(08/03/2010)
(08/03/2010)


