Arco

Yield

2010 (Pastel) | sadcore-pop

Tra i segreti meglio custoditi dell'understated pop dell'ultimo decennio, il trio degli Arco torna quasi a sorpresa a licenziare un disco, rompendo un silenzio di ben sei anni intercorso dal secondo album "Restraint". È già una gradita notizia che l'assenza dalle scene della band formata dai fratelli Chris e Nick Healey e dal batterista David Milligan non si sia nel frattempo trasformata da prolungata in definitiva, e altrettanto piacevole ritrovare nel nuovo "Yield" la pacatezza e la timida discrezione alle quali tutta la produzione degli Arco può dirsi improntata.
Anzi, il trascorrere del tempo e la trasformazione degli stessi canali di diffusione musicale sembra aver ulteriormente acuito la riservatezza della band, dal punto di vista del contenuto dei suoi dischi e ancor di più da quello delle relative modalità di produzione e distribuzione. Sei anni, in effetti, nell'era della rete possono rappresentare un significativo iato per artisti adusi a circuiti indipendenti votati a culti sotterranei (la loro etichetta inglese Dreamy e l'americana Pehr): a dimostrarlo sta infatti la modalità di distribuzione estremamente peculiare che contrassegna "Yield", album di fatto "dematerializzato", nel senso che la sua esistenza fisica sembra destinata a restare circoscritta alla pubblicazione da parte dell'etichetta sud-coreana Pastel, avvenuta qualche mese orsono, mentre ben più recente è quella di portata mondiale, che rende il lavoro disponibile nel solo formato digitale.

Diffusamente riportati gli inediti aspetti formali sottostanti a questo terzo album degli Arco, non resta che addentrarsi nel suo contenuto, che rispecchia fedelmente le atmosfere narcolettiche e le melodie impalpabili caratteristiche della lunga ma parsimoniosa produzione del trio inglese.
Riprendendo il discorso laddove era stato interrotto, "Yield" offre dieci nuove miniature di uno slow-core dal morbido cuore pop, che vive di bozzetti impressionistici costruiti su chitarre pizzicate in punta di dita, percussioni flebili e liriche poco più che sussurrate dalla voce gentile di Chris Healey.
Quello che traspira dalle dieci miniature è un piglio evidentemente riconducibile a declinazioni tutte britanniche e intrise di sensibilità melodica e cadenze slow-core/sad-core, che affondano le proprie radici non tanto negli antesignani Low quanto piuttosto nell'endemica malinconia di Dakota Suite, senza tralasciare declinazioni - in chiave ancor più rallentata e dimessa - della confortevole follia dei Pale Saints, ai quali a tratti rimandano i timbri di brani trasognati che solo in rare eccezioni (quale il breve spasmo elettrico finale di "Eyes To See") assumono concretezza tangibile.

Nell'agilità dei suoi appena trentatre minuti, "Yield" passa in rassegna contemplazioni estatiche, sguardi in lontananza, desemantizzazioni delle parole e quel ricorrente senso di isolamento e fatalismo ("too many questions why, too much to change and not enough to be changed by" canta Chrish Healey sul lento piano di "Stars"), in fondo rassicurante per un mondo e una forma d'arte che si svolgono deliberatamente ai margini, riemergendo di tanto in tanto sotto le spoglie di imperturbabili canzoni in penombra. Così, accenni più marcati si affacciano su un tessuto sonnolento ("Out Of Myself") e saturazioni acustiche disegnano trame introverse su echi irreali di sospensioni temporali ("Eyes To See") tratteggiate e quasi incomplete in un'indolenza che più a semplice modalità espressiva si atteggia a vera e propria filosofia di vita.
Non a caso, il nichilismo emotivo dei testi degli Arco giunge persino ad anestetizzare la peculiarità del sentimento ("falling in love's like falling asleep", recita "Weatherman"), per poi trovare parziale soddisfazione nelle "better ways to be unhappy" cantate in "Undone".

Musica per cuori sensibili, smarriti in un inverno perenne, lambiti dal carezzevole abbandono di dieci canzoni ovattate ma niente affatto asettiche: un'ennesima miniatura da custodire gelosamente per i pochi che già abbiano apprezzato la grazia immateriale degli Arco, una raccolta di messaggi alieni per chi dovesse imbattersi per caso in questi messaggi in bottiglia, giusto in tempo prima che tornino a essere riabbracciati dal silenzio e dall'isolamento. Sarebbe un vero peccato non cogliere al volo l'occasione e lasciare la cerchia degli estimatori degli Arco ancora limitata, per qualche strano motivo, alla sola penisola di Corea...

(05/08/2010)

  • Tracklist
  1. Dry
  2. Eyes To See
  3. Stars
  4. Weatherman
  5. Restless
  6. Show
  7. Out Of Myself
  8. Michael
  9. Undone
  10. Down
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