Provenienti da Chicago, i Chandeliers propongono in “Dirty Moves” la loro strampalata idea di weird disco-rock.
Un album gustoso e mai scontato, anche se non di rado auto-indulgente e fuori fuoco. Ma c’è tanta di quella roba mescolata in queste tracce che un ascolto, comunque la pensiate, lo merita. Nemmeno quaranta minuti e si passa dall’electro-rock tribale e storto di “Analog Cabin” agli Excepter obesi di “3rd World”, dalla dance-music spastica di “Rubber Room” al tropicalismo tascabile di “Dragon Contest”, dalle bollicine new-age di “Telekinesis” al funk androide di “Pharoah’s Fury” e “Ravecrunk”.
Un piccolo, glorioso pot-pourri di scarti musicali che si ascolta con gusto, quasi si assaporasse una pietanza esotica piena di ingredienti misteriosi e ricca di colori (un po' come la lisergica copertina, insomma). Insieme ai brani veri e propri (si fa per dire!), ecco tutta una serie di piccoli ponti, anch'essi strumentali, che ingoiano elettronica vintage, detriti analogico/digitali, orchestrazioni degradate, techno anthem miniaturizzati, interrogazioni galattiche, ipotesi di world music in disfacimento, psichedelia lo-fi e computer music teletrasportata nel tempo.
Chris Kalis, Dan Jugle, Harry Brenner e Scott McGaughey appartengono a quella schiera di musicisti perennemente curiosi di sperimentare nuove (con-)fusioni stilistico-sonore. Ci riescono solo in parte, perché ancora troppo dispersivo risulta il loro lavoro. Intanto, comunque, una roba come gli Spring Heel Jack pre-svolta jazz & liofilizzati di “Taste of Cherry” o l’afro-tronica di “Yaqona” indicano la strada per un party veramente curioso.
04/03/2010