PIT ER PAT - The Flexible Entertainer

2010 (Thrill jockey)
electro-pop

"Musica pop senza le canzoni", per riallacciarci a una vecchia discussione del nostro forum.

In effetti, quello di “High Time”, precedente lavoro dei Pit Er Pat, sembrava proprio un pop privo della sua ragion d’essere. Un pop minimale, deliziosamente sperimentale e imbastito con piccoli tocchi, sovente sfuggenti. In qualche modo, un sound interessante, ma senza esagerare. Aspettavo, dunque, al varco la band di Chicago, ridotta nel frattempo a duo (Fay Davis-Jeffers, tastiere e voce; Butchy Fuego, batteria, voce) dopo la dipartita del bassista Rob Doran.

Ebbene, “The Flexible Entertainer” mostra un cambio di rotta inaspettato, con l’elettronica che si prende una gran bella fetta di spazio. In luogo, dunque, di un lavorio sottile di sfumature e piccole strutture in divenire, una sorta di electro-pop piuttosto banale, nonostante le solite eccentriche fibrillazioni sparse. “Water” mette subito in chiaro le cose con una cibernetica collisione di hip-hop e dubstep; “Nightroom” è drum’n’bass levigato da sordide pulsioni di frontiera; “Godspot” richiama alla memoria il synth-pop dall’animo torbido di Fever Ray, ma i ricami spigolosi della chitarra donano un senso di ispido ardore, lo stesso che, poco dopo, sarà facile intuire nel rituale tribale in formato tascabile di “Summer Rose”.

Passano i minuti e la sensazione che tutto sia poco appariscente, privo di spessore e di una direzione precisa diventa sempre più forte. Cambiare le carte in tavola, insomma, non sempre – pensiamo anche al caso recentissimo degli Yeasayer – fa guadagnare in termini di qualità.

Da apprezzare, sicuramente, la voglia del duo di mettersi in gioco, di apportare una ventata d’aria fresca nel tunnel privatissimo della propria visione musicale, eppure non si può fare a meno di rilevare quanto questo disco sia deludente.

Le stesse fattezze mediorientali di “Emperor Of Charms” (in un tripudio percussivo a mo’ di girotondo), i tropicalismi sintetici di “Chavez Ravine” e la melodica solitaria che intona il suo lamento oltre la barriera del dub in “Specimen” aggiungono poco o niente a un nugolo di non-canzoni che scivolano via senza lasciare molti segni.

07/02/2010

Tracklist

  1. 1. Intro
  2. 2. Water
  3. 3. Nightroom
  4. 4. Godspot
  5. 5. Summer Rose
  6. 6. Emperor of Charms
  7. 7. Chavez Ravine
  8. 8. Specimen

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