OndaRock



  1. Greed
  2. Moonbike
  3. Safety In Numbers
  4. Yellowbrite Smile
  5. Spidersong
  6. Little Black Box
  7. Easy Chair
  8. Anonymous
  9. 6/8 Dream
  10. We All Are Dancing



YOAV

A Foolproof Escape Plan
(You Are Here) 2010
laptop-acoustic-pop
Un suono acustico con un melange elettronico che sfiora il mondo della laptop music, un pugno di buone canzoni e una discreta architettura timbrica: questo è il risultato di “A Foolproof Escape  Plan”, secondo album dell’israeliano-romeno Yoav.
Dopo un esordio ricco di spunti originali, che soffriva di un budget limitato che non sminuiva l’originalità e prometteva interessanti sviluppi, Yoav mette a fuoco la sua tecnica di maltrattamento chitarristico estraendo una serie di suoni singolari che il nuovo produttore Joey Waronker (Radiohead) calibra con bravura, ottenendo un suono epico, oscuro e raffinato.

Ritmi etnici sgretolati da electronic treatments, scaltrezze acustiche e melodie contagiose per un album variegato e stimolante, che tradisce però una mancanza di organicità che renda il tutto qualcosa di più di una serie di buone canzoni con arrangiamenti stranianti.
Ricchi di virtuosismi e suggestioni i tre brani iniziali; i ritmi sono elaborati con interessanti soluzioni elettroniche che riecheggiano i primi Depeche Mode, nella funesta e malinconica “Safety In Numbers”, e rielaborano il periodo vissuto dall’autore in Sud Africa con suoni neo-tribali in “Moonbike”, senza ignorare l’attitudine dell’indie-pop e al multilinguismo stilistico, combinando folk, pop, elettronica, hip-hop, blues e ritmi pakistani con sorprendente nonchalance in “Greed”.

“A Foolproof Escape Plan” pur sgusciando dalle ovvietà dell’esordio non sfugge però del tutto alla noia, e brani come “Easy Chair”, “Anonymous” e “6/8 Dream” proseguono sull’asse sonoro Depeche Mode, Radiohead, Peter Gabriel, David Gray senza sollevare il tasso emotivo.
Restano scampoli di originalità in “Spidersong” - un oscuro melange elettronico - e in “Little Black Box”, che rinnova il fascino del rock-industrial con virtuosismi armonici e ritmici.

Yoav sembra più affascinato dalla musica, piuttosto che veramente consapevole del suo status artistico, per cui il risultato dell'album è quello di una discontinuità che accoglie spunti interessanti e li confonde in un mare di ovvietà. Spetta alla conclusiva “We All Are Dancing” sfidare i limiti del pop con un incipit travolgente, le originali sonorità della chitarra acustica, la voce indolente e un flessuoso ritmo in quattro quarti, che evocano calure estive e passionalità notturne con una intensità altrove assente.
“A Foolproof Escape  Plan” è, in definitiva, un album a tratti interessante, spesso derivativo ma amabile se gustato a piccole dosi.  

(17/11/2010)