Beastie Boys

Hot Sauce Committee Part 2

2011 (Capitol) | hip-hop, rap, crossover

Annunciato da quasi due anni attraverso la pubblicazione dei singoli "Too Many Rappers" (che si guadagnò una candidatura ai Grammy come miglior performance di un gruppo rap nel 2009) e "Lee Majors Come Again" e pluri-rinviato a causa di problemi personali (il decorso, fortunatamente positivo, del linfoma alla ghiandola salivare che ha colpito Adam Yauch/Mca) e produttivi (l'abbondanza di materiale che ha convinto i Beastie a programmare, in corsa, un doppio album e quindi a tornare in studio per registrare nuovi brani a tale scopo), il tanto atteso come-backdel leggendario gruppo newyorkese è giunto infine a compimento. Cominciando dalla seconda parte, che esce dunque nella data inizialmente fissata, ma contiene praticamente le stesse canzoni accreditate, a suo tempo, alla prima. Non è dato sapere se la bizzarra trovata sia dettata da ragioni promozionali o se sia una specie di gag demenziale a cui il terzetto non ha saputo rinunciare.

Al capovolgimento eponimo, se non altro, ne corrisponde anche uno sul piano musicale e temporale. Con "Hot Sauce Committee Pt. 2", infatti, tornano all'antico, bypassando di netto l'ultimo decennio (peraltro avaro di pubblicazioni: un solo disco più uno interamente strumentale), e riallacciandosi concretamente al sound che li consacrò negli anni 90. La maestria nell'interpolare parti strumentali e raccordi elettronici e sampleristici si conferma il maggior punto di forza del loro hip-hop, la chiave di volta per radicare il crossover fra i vari generi. La produzione, grazie all'immancabile e sempre prezioso contributo del tastierista/arrangiatore Money Mark Nishita e del dj Mix Master Mike, è densa, stratificata, ricca di accostamenti e dissonanze, in contrasto con la stilizzazione spartana e oldschool di "To The 5 Boroughs", mentre la scrittura è orientata all'autocitazione e alla rivisitazione delle fasi musicali più significative della loro carriera.

Si va dagli anthem rap-rock come la groovy e festosa "Make Some Noise", la tagliente e fuzzy "Too Many Rappers" (in una veste nuova rispetto al singolo originariamente pubblicato), il rap-core di "Say It" che rimanda allo schema classico di "Gratitude" o "Sabotage", al funky-dub psichedelico e avvolgente figlio di "Paul's Boutique" ("Nonstop Disco Powerpack", "Funky Donkey", "Crazy Ass Shit"), all'electro più algida e robotica di "Hello Nasty" (le venature funk e gotiche di "Long Burn The Fire", il simil-glitch di "Tadlock's Glasses", "Ok" che sta al crocevia con "Ill Communication"). Un percorso archetipale attraverso l'amalgama che negli anni ha costituito l'immaginario collettivo del beastie-sound, condensato in un formato rap dall'impianto tradizionale, tirato ed estroverso quanto basta. Non mancano divagazioni più pop, come il reggae rilassato e insinuante di "Don't Play No Game That I Can't Win" (cantata da Santigold) o il divertito ripescaggio dai loro esordi hardcore di "Lee Majors Come Again", che cita sia "Sabotage" che i Bad Brains.

"Hot Sauce Committee Pt. 2" è, nel suo genere, un album discretamente riuscito. Una sorpresa, immaginiamo, gradita soprattutto a coloro che avevano amato la band negli anni 90 e che hanno accolto con una certa freddezza le ultime due prove. I Beastie Boys del 2011 non sono, né potrebbero essere, un gruppo nelle corde di chi è a caccia spasmodica di novità. Dopo trent'anni di onorata carriera, d'altronde, sarebbe ingeneroso chiedergli qualcosa di più che mantenere i loro standard dignitosamente alti.

(10/05/2011)

  • Tracklist
  1. Make Some Noise
  2. Nonstop Disco Powerpack
  3. Ok
  4. Too Many Rappers
  5. Say It
  6. The Bill Harper Collection
  7. Don't Play No Game That I Can't Win
  8. Long Burn The Fire
  9. Funky Donkey
  10. The Larry Routine
  11. Tadlock's Glasses
  12. Lee Majors Come Again
  13. Multilateral Nuclear Disarmament
  14. Here's A Little Something For Ya
  15. Crazy Ass Shit
  16. The Lisa Lisa Full Force Routine
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