Un disco molto poco convenzionale il debut album degli Hot Head Show, giunti finora agli onori delle cronache per essere diventati i pupilli di Les Claypool. Il sound del gruppo è un articolato e travolgente funk metropolitano, fortemente debitore proprio dei Primus e dei primi Red Hot Chili Peppers, con l'aggiunta di molteplici e spesso imprevedibili contaminazioni.
Si parte con "Bummer" che frulla hard-funk ed ottoni tex-mex, poi si riavvolge il nastro per essere risucchiati nel vortice di "Playload", che suona come se James Brown fosse nato nel secondo millennio. C'è molta carne al fuoco in questo "The Lemon Lp", come il blues di "Donkey", le folli giravolte gitane di "Whiskey Pocket", i siparietti cabarettistici di "Hotel Room", le cadenze in levare che si trasformano in ska-punk di "Ritalin".
"Chopstickabean; Bambini" è un altro ska impazzito che pare assurdamente partorito da un impossibile incrocio fra Bad Manners e Mink DeVille, che si perde poi in digressioni cosmiche e sregolatezze hardcore. Le chitarre puntano dritte verso il crossover, il basso la fa spesso da padrone, il frontman è Jordan Copeland, il figlio di Stewart Copeland. Per una volta buon sangue non mente.
(12/08/2011)


