Low Anthem

Smart Flesh

2011 (Nonesuch) | alt-folk

Avviso ai lettori: questa non è una recensione, ma un atto d'amore.
Sono spiacente ma non scriverò qualcosa di obiettivo su questo album, non si può chiedere a nessuno di parlar male della donna amata.
"Smart Flesh" suona dolcemente nel mio lettore, scandisce il flusso del tempo senza invecchiare, anzi raccontando dell'inesorabilità del divenire che corrode passioni ambizioni e desideri, ma il tutto viene delicatamente svolto senza che il tempo scorra.
Come in una dimensione atemporale, i Low Anthem raccontano una nuova fase dell'evoluzione, non più quella biologica di Darwin ma quella dell'uomo profano, un racconto intimo che accoglie toni più dimessi e sognanti.
 
È scomparsa la tentazione blues-rock di alcuni episodi di "Oh My God Charlie Darwin", il blues resta solo nella sofferenza che accompagna l'iniziale "Ghost Woman Blues" - un brano del 1929 di George Carter reso magico dalla forza evocativa di woodwind e piano - e nella intensa "I'll Take Out Your Ashes", ballata spettrale e visionaria, che racconta il rito della cremazione e l'avidità della morte che asciuga passato e presente in un cerimoniale plumbeo e doloroso.
Il nuovo musicista Matt Davidson amplia il fronte sonoro, ancor più essenziale nonostante una maggior varietà strumentale, ed ecco frammenti sonori che decantano con levità le atmosfere elegiache di "Wire", appena turbate da un clarinetto dolente e suggestivo, che sembra evocato dagli inferi per incantare senza sedurre.
Ma tutto l'album è contaminato da un leggero brusio sotterraneo, un loop ambientale che evoca stanze chiuse e fumose, profondità e caverne dove spettri svolazzano rievocando il tempo che fu, svolgendo poetiche già esautorate con nuove vibrazioni. Non è strano veder sorridere il fantasma di Leonard Cohen in "Burn" o scorgere in "Boeing 737" tentazioni indie che infiammano temporaneamente le tessiture del sound, concentrando un'urgenza frutto di disperazione e rabbia, un vero grido epocale.
 
Si fanno amare queste canzoni apparentemente inerti (la già citata "I'll Take Out Your Ashes"), col loro bisbigliar piano che evoca un passato luminoso cavandone la luce e riponendola in piccoli spazi oscuri (la title track "Smart Flesh"), tanto quanto il temporaneo sbando stilistico di "Hey, All You Hippies!", dove i Low Anthem tentano di corrompere un'audience giovanile con maliziosi trucchi di apparente semplicità, che nascondono amarezza e ironia.
Qui si celebra il potere della morte sulla vita apparente, si decanta la poesia dell'intervallo di tempo tra la nascita e il sonno eterno. La dolente liturgia cantilenante di "Matter Of Time" è uno di quei rari esempi di corrosione emotiva che sposa generazioni e suggestioni prive dimensioni fisiche, mentre l'armonica suona senza chieder lacrime o sorrisi.

Ci si può smarrire tra le sonorità metafisiche di "Smart Flesh": i microfoni sparsi tra le ceneri e la terra della fattoria di Rhode Island, dove l'album è stato registrato, catturano strani riverberi, echi sonori granulosi che privano il valzer di "Apothecary Love" di retorica (quasi alla maniera della mitica Band di Robbie Robertson) e tinteggiano con clarinetto e pianoforte le sparute note dell'incantevole "Golden Cattle", nella quale per un attimo la vita vince sulla morte celebrandone i fasti.
Le voci si snodano con toni ora cupi ora più corali, come nella languida "Love And Altar", scavando più emozioni di quante ne possa contenere un cuore impavido e puro. Sono sfumature infinite di un unico colore che sottolinea ogni attimo di questo incantevole e perfetto album di canzoni, un canovaccio di umanità abbozzata che si libra in un poetico abbraccio tra il passato e il futuro. Non indugiate, perché ogni ulteriore istante tra queste mie ultime parole e l'ascolto del nuovo progetto dei Low Anthem sarebbe soltanto tempo sprecato.

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(26/02/2011)



  • Tracklist

1. Ghost Woman Blues
2. Apothecary Love
3. Boeing 737
4. Love And Altar
5. Matter Of Time
6. Wire
7. Burn
8. Hey, All You Hippies!
9. I'll Take Out Your Ashes
10. Golden Cattle
11. Smart Flesh

Bonus cd (limited edition)

1. Maybe So 
2. Vines 
3. Dreams Can Chase You Down

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