Daughn Gibson

All Hell

2012 (White Denim) | alt-country

Le polverose sonorità hard-boogie-soul dissotterrate da assoli stoner e feedback energici hanno tracciato il solco dei Pearls And Brass, la metal band della Pennsylvania che insieme ai Pontiak è riuscita a ripristinare la creatività all’interno di sonorità classic-rock che sembravano esangui.
Spinto da curiosità felina, ho sbirciato tra le note dell’album solista del batterista Josh Martin, già autore di muri sonori rocciosi degni dei vecchi Cream, per scoprire una contaminazione sonora inattesa e stimolante.

Svincolato dai cliché del gruppo madre, in "All Hell" il camionista-musicista offre uno spettro sonoro più cupo e ossessivo costruito su loop, groove ritmici e misteriose incursioni elettroniche. La vita on the road di Daughn Gibson (moniker usato da Josh per questa prova solista) raccoglie tutte le nuove sensazioni di un'America in movimento: come novello Johnny Cash rivolge le sue ballad country non più ai carcerati ma alle loro vittime, nella ipnotica “The Day You Were Born”, che sfiora le allucinazioni dei Magnetic Fields tra tastiere e suggestioni gothic.
La voce quasi baritonale spesso rimanda tra l'altro a Scott Walker, e lo shuffle-beat sperimentale e quasi criptico di “In The Beginning” è come una premonizione sanguinolenta che induce timore e fascino; è una sensazione ricorrente che “Tiffany Lou” raccorda con la realtà di una ragazza ossessionata dal ricordo dell’arresto del padre.

Daughn Gibson racconta senza le leziosità del cinema americano una realtà popolata da fantasmi e incubi: la dolcezza di “A Young Girl’s World” viene turbata da una voce narrante, come a impedire che il racconto nostalgico di un uomo affascinato dalla bellezza femminile si trasformi in un momento di dolce intimità. C’è infatti amarezza e malinconia dietro ogni sguardo e ogni parola che scorta le sempre tetre costruzioni liriche.
Ed è per questo, che il distendersi del piano all’interno del languido chamber-pop (alla maniera del primo Walker) in “Rain On The Highway”, turba più dei loop vocali che accompagnano l’incedere del brano, e in converso i ritmi pressanti di “Looking Back On ’99” attenuano il pathos inquieto che permea tutto l’album. L’eleganza di “Ray” è altresì pari alla sua profondità: violoncello ed electronic-drums si fondono come il dolce e il salato, aprendo le porte a un'esplorazione culturale che trascina vecchie storie da saloon nelle tormentate strade dell’America moderna.

Non è un caso che le note dell’iniziale “Bad Guys” siano le più familiari per chi ancora associa le chitarre alla vita da nomade e alla musica country-blues: pian piano Daughn Gibson distrugge i luoghi comuni e le convenzioni citando Lee Hazlewood, Hank Williams e Conway Twitty, sporcandoli di fumo e seduzione tecnologica, piuttosto che di polvere e scampoli di jeans. Il cerchio si chiude infine con il rap-post-apocalittico di “All Hell”, in cui ogni via di fuga sembra definitivamente chiusa, mentre la voce racconta il tormento di una diagnosi mortale che neppure il conforto religioso riesce a rabbonire.
E col cantato che scava ancora più nel pro-fondo, che come un giravite arrugginito estrae dal corpo le ultime tracce di sangue per regalarle ai nuovi sciamani, Daughn Gibson ci annuncia che la memoria ci sta ingannando ed è tempo di raccontare la nuova way of life americana, di cui “All Hell” potrebbe essere la nuova Bibbia.

(13/12/2012)



  • Tracklist
  1. Bad Guys
  2. In the Beginning
  3. Tiffany Lou
  4. A Young Girl's World
  5. Rain on a Highway
  6. Lookin' Back on '99
  7. Ray
  8. The Day You Were Born
  9. Dandelions
  10. All Hell
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