L'instancabile e inesauribile Maurice De Jong è ancora tra noi, questa volta con un lavoro a quattro mani e un moniker nuovo di zecca.
Spalleggiato dal poeta Matt Finney, l'artista olandese si getta a capofitto in un territorio di confine, tra beat martellanti e atmosfere thrilling (l'iniziale "Ascension", non distante, comunque, da alcuni momenti dell'altro progetto dell'olandese, Cloak of Altering), in una zona liminare dove la dark-ambient rappresenta solo una scusa per rilasciare temibili soundtrack dell'oltretomba che assomigliano a disperate preghiere sull'orlo del baratro ("Slow Prayer") e l'infatuazione per la dubstep segna il passo per nuove possibili trasfigurazioni dell'ignoto ("Weightless Falling", con echi Scorn).
Un'operazione interessante ma ancora in fase di definizione, in cui l'elettronica si tinge di oscurità, decantando le lodi dell'invisibile.
18/01/2012
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese